Quarant’anni fa la scomparsa di Papa Paolo VI

6 agosto 1978 – Alle 21.40 nella residenza pontificia di Castel Gandolfo muore Giovanni Battista Montini dopo 15 anni di pontificato. Il 19 ottobre 2014 Papa Francesco proclama Paolo VI beato durante il Sinodo sulla famiglia. Domenica 14 ottobre 2018 sarà proclamato santo durante il Sinodo sui giovani

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Papa Paolo VI con l'Arcivescovo di Torino cardinale Michele Pellegrino

«Chiudo gli occhi su questa stupenda e drammatica scena temporale e terrena, su questa Terra dolorosa, drammatica, magnifica». Alle 21,40 di domenica 6 agosto 1978 nella residenza pontificia di Castel Gandolfo muore Giovanni Battista Montini a 80 anni, 10 mesi e 12 giorni, Paolo VI governa la Chiesa 15 anni, 1 mese e 16 giorni di pontificato. Quindici anni dopo, l’11 maggio 1993 si apre a Roma il processo diocesano con rogatorie a Brescia e Milano e si conclude il 18 marzo 1999. Il 19 ottobre 2014 Papa Francesco lo proclama beato in piazza san Pietro a conclusione del Sinodo straordinario sulla famiglia. Domenica 14 ottobre 2018 lo proclama santo durante il Sinodo sui giovani

L’ultimo anno è straziante. Si offre ai terroristi di Rote Armee Fraktion (Frazione dell’Armata Rossa, Raf) in cambio degli ostaggi di un aereo tedesco dirottato. Alle Brigate Rosse chiede «in ginocchio la liberazione senza condizioni dell’amico carissimo e giusto» Aldo Moro. Esprime una dolente riprovazione per la legge 194 che autorizza l’aborto in Italia.

Il 29 giugno 1978, festa dei Santi Pietro e Paolo, Montini presiede l’ultima sua celebrazione pubblica per il 15° di elezione al pontificato e pronuncia un discorso che ha il tono solenne e accorato di un testamento: «Noi gettiamo uno sguardo complessivo sul periodo nel quale il Signore ci ha affidato la sua Chiesa. E benché ci consideriamo l’ultimo e indegno successore di Pietro, ci sentiamo a questa soglia estrema confortati e sorretti dalla coscienza di aver instancabilmente ripetuto, davanti alla Chiesa e al mondo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Anche noi, come Paolo, possiamo dire: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”. Davanti ai pericoli ci sentiamo spinti ad andare a Cristo unica salvezza e gridargli: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Solo Lui è la verità, solo Lui è la nostra forza e salvezza. Da Lui confortati, proseguiremo il cammino».

A metà luglio va a Castel Galdolfo con il cuore gonfio di amarezza. Il 15 agosto dell’anno prima, 1977, nella chiesa Madonna del Lago, celebra la Messa dell’Assunta: «Chissà se io ancora, vecchio come sono, potrò celebrare nuovamente questa festa. Che Dio voglia! Ma io vedo approssimarsi le soglie dell’Aldilà. Perciò prendo occasione di questo incontro felicissimo per salutarvi tutti, per benedirvi».

Tiene le udienze del mercoledì e l’Angelus domenicale. La morte lo coglie rapida e improvvisa mentre sussurra «Padre nostro, Padre nostro» .

Guida salda e saggia in un’epoca tempestosa, come dimostra il «Testamento spirituale» che risale al 30 giugno 1965, tre anni dopo l’elezione e 13 anni prima della morte, che si apre con l’invito: «Abbia la Chiesa ascolto a qualche nostra parola, che per lei pronunciamo con gravità e con amore. Niente monumento per me. Ho sempre amato la Chiesa, per essa sono vissuto».

Il suo scritto «Spiritus veritatis» è un «vademecum» spirituale che il 34enne prete bresciano scrive per sé, fissando alcuni propositi. La prima parte «La direttiva morale», parte dall’assunto: «Voglio che la mia vita sia una testimonianza alla verità». La seconda, «La direttiva intellettuale», ha il duplice scopo di «alimentare la personale perfezione e contribuire all’incremento della buona cultura». La terza, «La direttiva spirituale», esige «intensità e unità spirituali intimamente cristiane, superiori alla maniera di chi semplicemente si dice credente e praticante». La quarta, «La direttiva sociale», non è meno esigente: «Docile all’invito della verità da conquistare devo esserlo anche all’invito della verità da propagare. Non mi basti essere un fedele; mi sia doveroso essere un apostolo». emerge un Montini «segreto» che, con lo sguardo del contemplativo, non si accontenta di mezze misure e di traguardi intermedi. Il suo obiettivo è la santità, il cammino per raggiungerla è l’ardua vita quotidiana.

Il suo magistero che comprende 7 encicliche e 5 esortazioni apostoliche, le omelie alle celebrazioni, le catechesi alle udienze generali, i pensieri all’Angelus, i discorsi a gruppi e personalità, le allocuzioni nei viaggi italiani e internazionali, i messaggi per le «Giornate» e gli interventi vari. Paolo VI è un mago della sintesi, per esempio nei titoli delle Giornate mondiali per le comunicazioni sociali, per la pace e per le vocazioni, da lui inventate. Azzecca frasi felicissime:: «Lo sviluppo nuovo nome della pace; La Chiesa esperta in umanità; La civiltà dell’amore». E poi il celebre discorso all’assemblea dell’Onu a New York il 4 ottobre 1965: «Noi esperti in umanità; non l’uno sopra l’altro; non gli uni contro gli altri ma gli uni con gli altri; jamais la guerre, jamais la guerre, mai più la guerra, mai più la guerra». Coinvolge l’assorta assemblea con quella voce roca e dal timbro inconfondibile.

Si meraviglia della folla che va ad ascoltarlo e ha coscienza che la gente aspetta qualcosa. Dice all’udienza generale del 6 luglio 1977: «Voi ci chiedete una parola orientatrice che consoli, rinfranchi, diriga i vostri spiriti e illumini il cammino della vostra vita. Voi siete avidi di avere da noi un indirizzo spirituale per la guida della vostra esistenza, per la sicurezza della vostra navigazione nel mare tempestoso della quotidiana esperienza e nella direzione generale del vostro cammino vitale». E l’8 ottobre 1970 aggiunge: «Noi abbiamo sempre una parola, seppure modesta, da dire».

Negli anni confusi della contestazione orienta le intelligenze e i cuori.

«A chi parliamo?» si domanda il 21 gennaio 1969: «La parola dovrebbe essere proporzionata al genere delle persone che ascoltano. Come trovare un elemento uniforme che renda facile il nostro discorso? Voi non siete venuti qui con la pretesa di ascoltare una conferenza o una lezione. Vi accontentate di una semplice parola. Se è così, come crediamo, la nostra parola trova subito il suo stile e il suo tema». Il 20 agosto 1969: «Voi siete qui per un segreto desiderio, quasi per un bisogno, una speranza di avere da noi una parola di luce spirituale». All’udienza del 14 gennaio 1976 inventa la definizione «La civiltà dell’amore» in contrapposizione con le frasi fatte: «Società dei consumi, civiltà delle immagini, civiltà dell’automobile, lotta di classe, lotta dura senza paura».

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