Quegli attentati che indussero Giovanni Paolo II a visitare Torino

11 dicembre 1979 – Negli ultimi mesi degli anni Settanta l’ondata di attentati che si abbatte su Torino e il Piemonte induce Giovanni Paolo II a visitare per la prima volta da Papa il capoluogo piemontese domenica 13 aprile 1980

357
Papa Giovanni Paolo II a Torino il 13 aprile 1980. Sulla papamobile il cardinale Ballestrero, allora Arcivescovo di Torino

Negli anni Settanta un’ondata di attentati si abbatte su Torino e il Piemonte e inducono Giovanni Paolo II a visitare per la prima volta il capoluogo domenica 13 aprile 1980.

Quarant’anni fa, l’11 dicembre 1979 un commando di terroristi di Prima Linea assalta la Scuola di Amministrazione Aziendale-Saa (post-laurea) di via Ventimiglia 115 e ferisce una decina di studenti e professori. Lo sgomento è enorme. Il cardinale arcivescovo Anastasio Alberto Ballestrero, assente per impegni, invia il vicario generale mons. Valentino Scarasso a visitare i feriti negli ospedali. Mercoledì 12 all’udienza generale a Roma Giovanni Paolo II parla di «sconcertante episodio di autentica efferatezza, che suscita profonda costernazione e viva deplorazione» e condanna ’azione criminale e dissennata».

TERRORISTI SCATENATI CONTRO LA FIAT – Il 14 dicembre 1979 feriscono un caposquadra a Mirafori; tentano una rapina al Lingotto; rapinano Rivalta; feriscono un sorvegliante all’Iveco. Il 15 Papa Wojtyła riceve Ballestrero: il suo segretario padre Giuseppe Caviglia ricorda: «Davanti al Papa scoppiò a piangere e lo pregò di fare una visita a Torino». Il 17 l’arcivescovo, accompagnato dal vicario generale mons. Franco Peradotto, visita i feriti alle Molinette e al Cto e porta la benedizione del Papa. Il 18 il Consiglio episcopale discute del terrorismo. Viene organizzato un incontro in piazza San Carlo promosso da Azione cattolica, Acli, Amici dei lebbrosi, Caritas, Centro accoglienza stranieri, Centro turistico giovanile, Comunione e liberazione, San Vincenzo. Due grandi striscioni «No alla violenza, no al terrorismo, no all’odio. Sì alla pace» e «Svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai». Parlano una ragazza disoccupata, un padre di famiglia sfrattato, un sacerdote missionario in America Latina, un profugo eritreo, un ex drogato.

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO EPISCOPALE – Mons. Peradotto si chiede: «Come rispondere da cristiani al terrorismo? Cosa possono fare i cristiani? Come possono essere aiutati dalla Chiesa a prendere coscienza e a cercare una via d’uscita? Il Papa ha chiesto più volte al cardinale: “Che pensate di fare come Chiesa?”. Ha ben presente lo smarrimento della popolazione e teme che manchi il coraggio per reagire. Per questo invita a dare coraggio alla gente, a illuminare le coscienze, ad aiutare tutti. Non cerchiamo gesti clamorosi ma interventi pastorali». Un’ora prima della Messa natalizia di mezzanotte a Ballestrero giunge il messaggio del Papa che ripete l’invito di San Paolo: «Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male con il bene» (Romani 12,21). Peradotto presenta l’iniziativa «Cristiani in tempi di emergenza»: «Non bisogna provocare con ingiustizie e mancanza di solidarietà le “ire” dei poveri. Si riconosca che le tribolazioni sono collegate non solo all’ingiustizia ma anche all’esasperazione dei diritti senza richiamo ai doveri. C’è una diffusa permissività morale e una connivenza che accetta tutto; c’è un incontrollato discorso sulla violenza; c’è un corporativismo rivendicativo che esalta i propri interessi a scapito del bene comune. Serve un severo esame di coscienza: quali incoerenze morali nella vita privata, professionale, pubblica hanno deteriorato la situazione, scoraggiato e messo in crisi gli onesti? I cristiani rifiutano egoismo e corporativismo? Quanto è condiviso l’impegno di chi tenta di costruire una società a misura d’uomo». L’8 marzo 1980 Ballestrero annuncia: «Il Papa verrà tra noi domenica 13 aprile. Incontrerà immigrati di ogni parte d’Italia. Prepariamo la visita con la preghiera, con gesti di riconciliazione e solidarietà».

I TERRORISTI SEMINANO L’ORRORE. In 10 anni l’Italia registra 5.000 attentati, 455 morti, 4529 feriti. Torino e il Piemonte pagano un alto tributo di sangue: in quattro anni (22 luglio 1968-27 aprile 1982) avvengono 70 atti di terrorismo con 20 morti.

I crimini dei terroristi iniziano ai tempi di Pellegrino10 dicembre 1973: le BR rapiscono Ettore Amerio dirigente della Fiat-Mirafiori. 3 aprile 1975: incendio Br alla Fiat Mirafiori. 5 giugno 1975: nella sparatoria in una cascina ad Acqui Terme muoiono il carabiniere Giovanni D’Alfonso e la brigatista Margherita «Mara» Cagol, membro del commando brigatista che ha sequestrato a Canelli (Asti) l’industriale Vittorio Vallerino Gancia. 1° settembre 1976: a Biella ucciso a un posto di blocco il vicequestore Francesco Cusano. 12 marzo 1977: a Torino le Brigate combattenti crivellano di colpi Giuseppe Ciotta, brigadiere dell’Ufficio politico della Questura: spira tra le braccia della moglie. 28 aprile 1977: il 76enne Fulvio Croce, presidente gentiluomo degli avvocati, è ucciso vicino allo studio: il Palazzo di Giustizia porta il suo nome.

L’assassinio di Carlo Casalegno1° ottobre 1977: militanti di Lotta Continua lanciano molotov nel baro «Angelo azzurro» di via Po e bruciano vivo lo studente-lavoratore Roberto Crescenzio; 16 novembre 1977: quattro colpi di pistola alla testa di Carlo Casalegno che si spegne il 29 novembre a 61 anni. Vicedirettore de «La Stampa», già redattore de «Il Popolo Nuovo», collaboratore de «il nostro tempo» e inflessibile difensore della democrazia e della laicità dello Stato, è spiato e pedinato. Il 10 novembre 1977 su «La Stampa» compare un suo affettuoso articolo sui 150 anni del «Cottolengo», «mirabile istituzione della pietà cristiana». Il 16 novembre, per un improvviso mal di denti, va dal dentista senza scorta. Rientrando a casa in corso Re Umberto 5, nell’androne gli sparano. Al funerale, il 2 dicembre, alla Crocetta partecipano Gianni Agnelli, gli onorevoli Bettino Craxi e Giovanni Spadolini, il ministro Carlo Donat-Cattin. All’altare i tre preti giornalisti Jose Cottino, Carlo Chiavazza, Franco Peradotto, il quale il 28 novembre 2002, nel 25°, partecipa alla commemorazione nella Sala Rossa di Palazzo di Città tenuta da Arrigo Levi, ex direttore de «La Stampa».

La mattanza continua con Ballestrero10 marzo 1978 alla fermata del tram in corso Belgio, i terroristi uccidono Rosario Berardi, maresciallo P.S. dell’antiterrorismo, per vendetta contro il primo processo, iniziato il giorno precedente nell’ex caserma Lamarmora, ai capi storici Br. 11 aprile 1978 e 19 gennaio 1979 gli agenti di custodia Lorenzo Cutugno e Giuseppe Lorusso sono freddati sotto casa: il carcere delle Vallette porta i loro nomi. 15 dicembre 1978 una gragnuola di proiettili alle 5:45 uccide gli agenti ventenni di P. S. Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, di guardia all’esterno delle Nuove. Ai funerali nella chiesa di Santa Barbara alcuni giovani agenti scoppiano in lacrime e imprecano: Ballestrero invoca la pacificazione. 10 marzo 1979 in uno scontro a fuoco con la polizia i terroristi fulminano a colpi di kalashnikov lo studente 18enne Emanuele Iurilli. 13 luglio 1979 a Druento (Torino) il vigile urbano Bartolomeo Mana è giustiziato durante una rapina in banca. 18 luglio 1979 il barista Carmine Civitate è ucciso da Prima Linea per aver rilevato il bar-trattoria dove erano stati uccisi due terroristi. 21 settembre 1979 Prima Linea uccide l’ingegner Carlo Ghiglieno, dirigente Fiat: alle esequie ci sono il presidente del Consiglio Francesco Cossiga, i ministri Antonio Bisaglia e Vincenzo Scotti, i vertici dei sindacati, della Confindustria, della Fiat con Gianni e Umberto Agnelli. 28 settembre 1979 Piero Coggiola, capofficina della Lancia, è ucciso a colpi di pistola. 31 gennaio 1980 alla vigilia della pensione cade Carlo Ala, sorvegliante Framtek-Fiat di Settimo (Torino).10 aprile 1980 tre giorni prima della visita di Giovanni Paolo II un commando di terroristi uccide, dopo una furibonda lotta per sfilargli la pistola, Giuseppe Pisciuneri, guardia giurata. 8 ottobre 1982 a Corio Canavese (Torino) i terroristi, fermati per un controllo, abbattono con il mitra Benito Atzei, vicebrigadiere dei Carabinieri. 21 ottobre 1982 in una rapina in banca a Torino un assassino disarma e uccide alle spalle Rosario D’Alleo e Antonio Pedio, guardie giurate di 27 e 26 anni: «Siamo padri di famiglia».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

9 − 2 =