Quindici anni fa moriva san Giovanni Paolo II

2 aprile 2005 – Alle 21.37 alla vigilia della «Domenica in Albis» in Vaticano a 84 anni si spegne Giovanni Paolo II. All’alba il Pontefice era stato informato della grande folla in piazza San Pietro, composta da molti giovani. A fatica mormora: «Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E di questo vi ringrazio»

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Papa Giovanni Paolo II - foto Vatican news

Quindici anni fa, alle 21:37 di sabato 2 aprile 2005, vigilia della «Domenica in Albis» trasformata in «Domenica della misericordia divina», in Vaticano a 84 anni si spegne Giovanni Paolo II. All’alba il Pontefice è informato della grande folla in piazza San Pietro, composta da molti giovani. A fatica mormora: «Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E di questo vi ringrazio».

Il cardinale Wojtyla incontrò i preti torinesi prima dell’elezione papale

«Il cardinale Karol Wojtyla parla con pacatezza e precisione ostentando serenità e bontà verso tutti. Nessun gesto polemico». Così l’arcivescovo metropolita di Cracovia appare a 32 preti (16 lombardi e 16 subalpini) che compiono una visita in Polonia dal 27 marzo al 1° aprile 1978, sette mesi prima che il cardinale polacco sia eletto Pontefice nel pomeriggio di lunedì 16 ottobre 1978. Sagace cronista fu il canonico Filippo Natale Appendino, segretario generale dell’Istituto piemontese di Teologia pastorale. Ne scrisse su «La Voce del Popolo» del 22 ottobre 1978 e poi nel libro «I viaggi di studio dell’Istituto piemontese di Teologia pastorale», pubblicato da Effatà nel 2017. Tutti gli anni organizzava un viaggio per i preti che nell’Istituto si aggiornavano sul Concilio Vaticano II. Non c’è da stupirsi perché Appendino fu uno dei primi studiosi del turismo dal punto di vista scientifico e pastorale.

«Visitare la Chiesa in Polonia era lo scopo del nostro viaggio, sotto la guida di mons. Giorgio Bardella, direttore dell’Ufficio Pastorale del turismo della Curia milanese ed esperto di viaggi dell’Est. Le impressioni più forti le abbiamo avute visitando le chiese di Varsavia – era il lunedì di Pasqua e sembrava un giorno festivo, tanto erano gremite di fedeli – e il campo di concentramento di Auschwitz dove sostammo in preghiera e in lacrime pensando ai milioni di soldati e civili torturati e fatti morire di fame e di freddo, di percosse e nei forni crematori, con iniezioni mortali come San Massimiliano Kolbe. Le scosse interiori e spirituali si rinnovarono visitando il ghetto di Varsavia, dove furono massacrati 400 mila ebrei, e il celebre santuario di Czestochowa».

L’incontro con Wojtyla avviene martedì 28 marzo sera, ore 20-21. Annota Appendino: «Fummo impressionati prima dal palazzo vescovile – grande ma buio, freddo e povero di tutto – e poi dalla persona del cardinale. Alto, sorridente, stanco per aver dato tante Cresime in diversi luoghi benché fosse un giorno feriale. Ci venne incontro in talare nera uscendo dalla sua cappella privata. Rimase in piedi e rispose alle nostre domande dopo aver accettato i nostri regali, un libro sulla pastorale del turismo (si tratta di «Turismo, lavoro e pastorale della comunità» appena pubblicato da Appendino con la Elledici, n. d. r.) e una bottiglia di Barbera». Ecco come il canonico riassume su «La Voce del Popolo» le risposte di Wojtyla alle domande.

Catechesi – Per i primi 8 anni di scuola «è frequentata in campagna fino al 100 per cento, in città fino all’80 per cento». Si svolge in sale parrocchiali, sottochiese o camere adattate attorno la chiesa. Esistono 15 mila centri per la catechesi. «Gli universitari che frequentano corsi di cultura religiosa nella sola Cracovia salgono al 50 per cento».

Liturgia – «La Messa domenicale è frequentata in campagna al 100 per cento, nelle piccole città fino al 70 per cento, un po’ meno nelle poche grandi città. La pratica religiosa diminuisce lentamente a causa del materialismo consumistico portato dai turisti occidentali, soprattutto americani e tedeschi, e a causa del turismo domenicale».

Chiese – «Nella zona di Nova Huta, che vuol dire “Nuova acciaieria” vivono 200 mila operai che sono cattolici. Nel 1958 chiesero a Władysław Gomulka (segretario del Partito dei lavoratori, comunista, n. d. r.) una chiesa. La promise ma poi non la fece costruire. Nel 1960 gli operai scesero in piazza. La protesta finì nel sangue, ma la chiesa fu fatta ed è bellissima. Frequentata la domenica, è un po’ il simbolo di ciò che significa la fede cristiana nel mondo del lavoro».

Seminari – «Cracovia ha 5 Seminari pieni, 2 diocesani e 3 di Istituti religiosi con 1.000 studenti in teologia, 5 mila studenti in tutta la Polonia, pari al 10 per cento degli studenti di Teologia di tutto il mondo». Curioso il particolare offerto da Appendino: «Questi seminaristi sono totalmente mantenuti nelle spese dai contributi degli operai della Slesia».

Preti – Ricorda anzitutto che «7 mila preti furono uccisi durante la persecuzione nazista. Ridotti a 15 mila dopo la Seconda guerra mondiale, oggi sono 20 mila e molti vanno nelle missioni, specie negli Stati Uniti dove lavorano molti operai polacchi».

Difficoltà – Anche questo è un capitolo di grande interesse. «Ho già detto delle chiese che non possono costruire. L’angoscia più grave riguarda l’impossibilità di distribuire sussidi catechistici ai bambini. Il governo permette solo qualche migliaio di copie dei nuovi catechismi. Ogni tanto bisogna fare domanda di stampa e la tiratura è controllata», mentre – dice Wojtyla – «abbiamo bisogno di 8 milioni di copie». Prosegue Appendino: «Preti e suore possono andare in giro con il Vangelo in tasca. Partono in bicicletta la mattina e vanno in ogni direzione: in campagna, nelle città e nelle case. Ma le famiglie che ospitano un prete lo fanno a proprio rischio e pericolo. Teoricamente il prete può andare nelle case per la catechesi o per la preghiera per i defunti o per assistere i malati. Questo atteggiamento punitivo offende la coscienza religiosa dei liberi cittadini». Anche gli studenti di Teologia sono in difficoltà: «Capita che vengano chiamati al servizio militate, sempre a caso. A esempio un corso viene precettato a metà, in modo da spezzare il curriculum degli studi per due anni».

Da questa realtà umana ed ecclesiale che i cardinali – tra i quali c’era Michele Pellegrino, arcivescovo emerito di Torino – elessero il primo Papa polacco, prendendo in contropiede i gerarchi del Cremlino e di Varsavia e di sorpresa la polizia segreta russa (KGB) e polacca.

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