Quotidiani, Torino batte Milano

Editoria – Nello scacchiere dei grandi quotidiani italiani, Torino – incredibile a dirsi – pesa più di Milano. Gli Elkann-Agnelli sono tornati a controllare Stampa e Repubblica, ma anche altri 12 quotidiani regionali in tutt’Italia. La sede di Gedi News Network si trova sotto la Mole

468

Quando nel febbraio del 2017 «La Stampa» festeggia i suoi 150 anni di storia, con una grandiosa festa all’Auditorium «Giovanni Agnelli» del Lingotto, John Elkann (presidente di Fca) prende la parola quasi per ultimo. Si vede chiaramente quanto sia emozionato e poco abituato a parlare in pubblico. E’ un intervento in stile new age, con la famiglia in prima fila (come avrebbe fatto l’Avvocato) e il tutor Marchionne in maglioncino che non lo perde d’occhio. Poi ci sono il presidente Mattarella, i corazzieri, l’intero apparato statale. E tutti i direttori del passato. Paolo Mieli commosso, Carlo Rossella con un lucidissimo paio di scarpe Church’s. Il coro dei bambini del Cottolengo e la proiezione del magnifico corto girato per l’occasione da Davide Ferrario.

Insomma, c’è «La Stampa». Con i suoi dipendenti, i suoi giornalisti, i suoi pensionati, qualcuno con le lacrime. C’è Torino, con il suo amatissimo e odiatissimo giornale. L’aria fuori dal Lingotto è fredda, ma il cuore sulle poltrone è molto caldo. Tuttavia, qualcosa che non funziona aleggia tra i velluti, in quella grandiosa celebrazione. John Elkann ad un certo punto spiega che «l’ingresso nel Gruppo Espresso sarà per ‘La Stampa’ una grande opportunità». John Elkann parla da editore della «Stampa», ma il giornale è stato di fatto ceduto già un anno prima alla famiglia De Benedetti, editori di «Repubblica», dell’«Espresso» e di un nutrito gruppo di quotidiani locali. John, quella sera, non è più l’erede della poderosa macchina giornalistica che il senatore Giovanni Agnelli aveva acquistato (ma alcuni storici preferiscono dire sottratto) al fondatore Alfredo Frassati il 9 novembre del 1925, dopo il delitto Matteotti di un anno prima, e con i favori di Benito Mussolini.

Tutti capiscono che la festa è il giorno dell’addio, la fine di una storia. Ad aprile nasce infatti Gedi (Gruppo Editoriale) con presidente Marco De Benedetti, figlio dell’Ingegnere, che sostituisce il vecchio Gruppo Espresso. E che comprende «La Repubblica», «La Stampa», «Il Secolo XIX», il settimanale «l’Espresso», «Huffington Post Italia» (quotidiano online), Radio Capital, Radio Deejay e una ventina di quotidiani regionali. La più grande concentrazione editoriale d’Italia. Con nodo centrale Roma. Torino è fuori, non ha più il suo editore storico.

In fondo la città è abituata a perdere i suoi gioielli, a cominciare dal trasferimento nel 1865 della capitale d’Italia a Firenze. Ci può stare anche la perdita di un giornale. Un ex direttore, di entrambe le testate, mi dice un giorno, in via molto riservata: «Se non avessimo fatto così, ‘La Stampa’ avrebbe chiuso». Magari non era del tutto vero, ma certo i conti non tornavano più con il calo delle copie in edicola e quello altrettanto drammatico della pubblicità. Tutti i giornali soffrono, anche oggi, dello stesso male, perciò collocarsi in un grande gruppo poteva significare tenere in piedi un quotidiano che aveva in quell’anno più di 200 giornalisti, impiegati, tipografi, operai e una sede industriale con rotative tra le più avanzate d’Europa.

Per una contorsione della storia «La Stampa» viene ceduta allo stesso Carlo De Benedetti che nel 1976 aveva cercato, nella sua carica di amministratore delegato e in appena quattro mesi di permanenza, di sottrarre la Fiat alla famiglia Agnelli. Allora si disse che la colpa fu di una «divergenza» di vedute sulla conduzione dell’azienda tra l’Ingegnere e Umberto e Giovanni Agnelli. In realtà nulla è stato mai chiarito fino in fondo. Così, ora si deve mettere in conto la cessione del giornale di famiglia proprio a quel De Benedetti. Nei mesi che seguono molti si affrettano a tranquillizzare i giornalisti, a rasserenare il mercato e a non far scappare i lettori, che nel caso della «Stampa» sono in gran parte piemontesi.

E’ evidente però che si è formata in Italia una straordinaria (seppur legittima secondo l’Autorità italiana Antitrust) concentrazione editoriale. Giulio Anselmi, che era stato direttore della «Stampa», e a quel tempo è presidente della Fieg (l’associazione degli editori) dice in quei primi mesi del 2017: «La concentrazione tra ‘Stampa’ e ‘Repubblica’ è l’ennesima dimostrazione che i giornali stanno diventando irrilevanti. Se due quotidiani di questo peso finiscono nello stesso gruppo vuol dire che i giornali contano meno». Jas Gawronski, giornalista e nipote di Frassati, ma anche confidente dell’Avvocato, e volto notissimo nei telegiornali Rai negli anni Settanta, alla vigilia dei festeggiamenti dei 150 anni (a cui lui si era autoinvitato, perché l’avevano dimenticato) alla domanda «secondo lei la storia della ‘Stampa’ va riscritta?» risponde: «Non riscritta, ma sfrondata da varie inesattezze». E aggiunge, a proposito dei suoi rapporti con l’Avvocato: «Ogni tanto gli ricordavo che se non ci fosse stata quella insana complicità fra Mussolini e suo nonno forse oggi sarei io il proprietario e il direttore de ‘La Stampa’».

Per la verità, in quel 2017 non c’è grande dibattito. Le cose non vanno bene, perciò non è il caso di sottilizzare troppo sul futuro dei giornali. C’è da pensare al presente, ed è sufficiente. Il panorama italiano dell’editoria si sta fossilizzando. L’area editoriale dei periodici precipita, Rizzoli ha ceduto l’intero settore dei libri alla Mondadori di Marina Berlusconi, con un pacchetto di settimanali verso l’estinzione. La stessa Mondadori, in pochi anni, vede frantumarsi il mercato. E persino un caposaldo del giornalismo come «Panorama» viene venduto, nel maggio del 2019, a Maurizio Belpietro, editore de «La Verità».

Sul fronte dei quotidiani Gedi ha un concorrente solo ed è «Il Corriere della Sera», nel portafoglio di Urbano Cairo, già editore di settimanali e mensili. Un editore puro, come si sarebbe detto 40 anni fa. Cairo, detto Braccino Corto dai tifosi del Torino Calcio, di cui è il presidente, decide anche di scontrarsi direttamente con «La Stampa», aprendo proprio nel 2017 una redazione a Torino. Ad un anno dall’inaugurazione, nel novembre del 2018, Cairo afferma: «Un anno fa lanciavamo al Teatro Regio ‘Corriere Torino’, che ha rafforzato ulteriormente la leadership dell’edizione nazionale raddoppiando la vendita delle copie nella provincia, e raggiungendo un picco di +134% nella città di Torino».

I numeri, appunto. Le vendite, gli abbonamenti, la pubblicità. Mai nessun editore, nemmeno negli anni d’oro (Settanta e Ottanta) ha dichiarato una cifra credibile. Ci sono quelli di Ads (Accertamento diffusione stampa), su cui in generale si basano le statistiche, ma sono numeri che contengono così tante variabili che è difficile venirne a capo.

A luglio 2017 Agnelli BV (dove BV sta per Besloten Vennotschap, equivalente al nostro srl) società olandese con sede ad Amsterdam (la stessa che detiene il pacchetto di maggioranza di Fca), che racchiude gli azionisti discendenti del senatore Giovanni Agnelli I e che sostituisce la vecchia Giovanni Agnelli e C. (società in Accomandita per Azioni) riduce drasticamente la sua partecipazione in Gedi, passando dal 15.027% al 6,983%. E’ la fine del potere degli Agnelli sull’editoria italiana.

A dicembre del 2017 Marco De Benedetti si presenta per la prima volta, nelle sue vesti di editore, ai giornalisti della «Stampa». L’occasione sono gli auguri di fine anno. Una tradizione a cui la famiglia Agnelli non si è mai sottratta. Accompagnato da John Elkann, De Benedetti azzarda una profezia: «Verrò altre volte a trovarvi, adesso che il vostro direttore Maurizio Molinari mi ha indicato la strada». La maxi aggregazione mostra subito segni di stanchezza. Un piano editoriale generale mai presentato, contrasti sindacali durissimi, tagli agli stipendi, riduzione di personale, dialoghi ridotti al minimo. Mario Calabresi, direttore di «Repubblica», viene destituito nel febbraio del 2019 e rimpiazzato da Carlo Verdelli, ex direttore della «Gazzetta dello Sport». E’ una corsa ad ostacoli, il mercato on line non decolla, le vendite in carta sono molto al di sotto delle peggiori aspettative. Gedi non sta in piedi. La spinta definitiva gliela dà il vecchio De Benedetti, che lascia la presidenza onoraria e dice dei figli che sono alla guida del Gruppo: «Sono degli incapaci». Una dichiarazione che fa clamore. Ma l’Ingegnere, secondo l’opinione generale, ha ragione. E gli stessi Marco e Rodolfo non mostrano segni di reazione.

E’ a questo punto che John Elkann, che dall’agosto del 2015 ha la maggioranza delle azioni del britannico «Economist», torna sul trono che fu del nonno. Trova un accordo con i De Benedetti. E, dopo dodici mesi di attesa per arrivare al closing finale, il 23 aprile di quest’anno l’annuncio: «L’azionista di riferimento di Gedi è il dottor John Elkann, presidente di Fca». Il primo gruppo editoriale italiano, quotato alla Borsa di Milano all’indice Ftse, è suo. Elkann (Exor, cassaforte di famiglia degli Agnelli) ha acquistato Gedi (Cir De Benedetti) per 102,4 milioni di euro, il 43,78% del capitale.

Il resto è cronaca di oggi. A «La Stampa» s’insedia Massimo Giannini (ex direttore di Radio Capital) al posto di Maurizio Molinari, che va a dirigere «Repubblica» e, nel contempo, assume la direzione editoriale del Gruppo. Mattia Feltri («La Stampa») va a dirigere l’«HufPost». Negli stessi giorni del grande trasloco Carlo De Benedetti annuncia il lancio di «Domani», nuovissimo quotidiano, che sarà diretto da Stefano Feltri e che nelle intenzioni dell’Ingegnere dovrebbe essere il rivale della ‘sua’ vecchia e amatissima «Repubblica». Infine, un dato su cui pochi si sono soffermati. Torino torna al centro del panorama editoriale italiano. Gedi resterà nella sede centrale di Roma, come «Repubblica», ma con un radicamento a Torino. Per la presenza di Elkann e perché da un paio d’anni ha sede Gedi News Network, il gruppo che raccoglie «La Stampa», «Il Secolo XIX» e altri 13 quotidiani locali. Una rivoluzione che relega, per la prima volta, Milano ai margini del mondo editoriale dei quotidiani.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

quattro × cinque =