Regala La Voce e il Tempo ad un detenuto

Proposta – Un nostro abbonato sensibile ai temi del carcere ha regalato un abbonamento annuale ad un detenuto: e altri 24 lettori hanno fatto lo stesso

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Hanno raggiunto quota 25 gli abbonamenti che i nostri lettori hanno sottoscritto a favore dei detenuti del carcere torinese. Una risposta entusiasta e insperata: in questi giorni la redazione sta telefonando ai generosi lettori che hanno lasciato un recapito e i riscontri sono tutti di incoraggiamento e di ringraziamento al giornale per aver lanciato un iniziativa a favore di chi è recluso.

«Abbona un detenuto» è la proposta che abbiamo lanciato dopo che un lettore, rinnovando il suo abbonamento lo scorso gennaio, ne ha regalato uno annuale da spedire ad un recluso nel penitenziario cittadino. E, nel giro di due mesi, sono arrivati in redazione altri 24 abbonamenti da donare ai detenuti: tra i sottoscrittori ci sono operatori pastorali, un abbonato anziano che fatica a leggere e ha «girato» il suo abbonamento ai detenuti, tre famiglie che si ritrovano ogni settimana a riflettere sulla Parola di Dio e si tassano per sostenere le iniziative di solidarietà lanciate dalla diocesi attraverso il nostro giornale, un nostro collaboratore e una lettrice che donato tre abbonamenti.

E poi ancora, una lettrice pensionata che ha lavorato in ambito carcerario che ha regalato due abbonamenti, un volontario che segue in particolare un detenuto e che ha regalato il giornale alla sezione dove è recluso, una lettrice che ha deciso di devolvere una somma per i carcerati in occasione della Quaresima e altri lettori e lettrici che, grazie all’attenzione che «La Voce e il Tempo» dedica ai temi della reclusione, hanno deciso di far sentire ai ristretti e a quanti operano in carcere la vicinanza della comunità diocesana. Un’ interesse, quello del nostro giornale nei confronti della «galera», ispirata alle sollecitazioni di papa Francesco che fin dall’inizio del suo pontificato ha richiamato l’attenzione della comunità dei credenti sul brano evangelico «ero carcerato e siete venuti a visitarmi» e sostenuta dal nostro Arcivescovo Cesare Nosiglia che considera le carceri torinesi («Lorusso e Cutugno» per gli adulti e «Ferrante Aporti» per i minori) «come parrocchie della diocesi». Di qui la nostra rubrica «La Voce dentro» inaugurata lo scorso 26 giugno, festa liturgica di san Giuseppe Cafasso, il santo torinese patrono dei carcerati: ogni 15 giorni il giornale ospita articoli sulla reclusione, ospitando interventi dei detenuti e di quanti operano a vario titolo «dietro le sbarre».

Così, d’accordo con il direttore del carcere torinese Domenico Minervini, la responsabile dell’area educativa Arianna Balma Tivola e la garante dei detenuti comunale Monica Cristina Gallo che da subito hanno sostenuto l’iniziativa della redazione, sono stati attivati 25 abbonamenti annuali ad altrettante sezioni del «Lorusso e Cutugno» tra cui le Biblioteche interne, il Polo Universitario per i detenuti, la sezione collaboratori di giustizia e quella dei detenuti malati e sieropositivi, la comunità dove sono ristrette le mamme con bambini con meno di sei anni, in modo che più reclusi, ma anche quanti lavorano «dietro le sbarre», possano leggere il settimanale. Obiettivo del nostro settimanale è abbonare tutte le sezioni del carcere e la risposta entusiasta dei nostri abbonati ci esorta ad essere ottimisti. Non solo: i primi riscontri che la nostra redazione riceve attraverso i volontari, i cappellani, le religiose e gli operatori carcerari sono positivi, i detenuti e le detenute apprezzano «La Voce e il Tempo».

La sensibilità dei nostri lettori è un segnale incoraggiante, in un momento dove i toni nei confronti della realtà carceraria si stanno inasprendo mettendo l’accento solo sul giustizialismo e sulla necessità di sicurezza dimenticando che, come recita l’articolo 27 della nostra Costituzione «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Pensiamo che donare un abbonamento per un detenuto è un modo per «rimanere umani». Grazie ai lettori che ogni giorno ci incoraggiano a dare voce a chi è più fragile.

 

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