Regio e dintorni, Torino si interroga sul Piano per la cultura

Giro di nomine – Sconcerto dopo l’addio del direttore musicale Noseda che aveva portato il Regio alla ribalta internazionale. Va in scena lo scontro con la nuova gestione Appendino. E Torino torna ad interrogarsi: qual è il Piano della Città per la cultura?

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Teatro Regio Torino

A primavera si fa il cambio di abiti nell’armadio. Questa volta al Teatro Regio di Torino tocca ben di più che un virtuale cambio d’abiti: in un sol colpo, in modo inaspettato e repentino, si è dimesso il sovrintendente Walter Vergnano e, con lui, per legge, sono decaduti – perché nominati dallo stesso Vergnano – il direttore artistico Gastón Fournier-Facio e il direttore musicale Gianandrea Noseda. Un nuovo sovrintendente, William Graziosi, nel frattempo è stato designato, col risultato di veder spaccato il Consiglio d’indirizzo del Regio – presieduto dal Sindaco Appendino – e dimissionari due dei suoi componenti.

Per Vergnano si è parlato di ragioni personali dietro alle dimissioni (su cui, ovviamente, non si eccepisce) e della volontà di farsi da parte per facilitare il ripianamento del buco (1,7 milioni) per chiudere il bilancio del 2017. La sfida che aspetta allora il sovrintendente Graziosi (che dovrà essere confermato, secondo prassi di legge, dal ministro dei Beni Culturali) è non poco impegnativa.

Beninteso, non si sta facendo una questione di nomi, ma di come si è arrivati a queste nomine. I direttori dei teatri possono cambiare, perché è fisiologico. Ma dalle prime dichiarazioni del sovrintendente in pectore del Regio, qualche dubbio sale: quali sono i suoi programmi, in quale modo si opererà per chiudere in pareggio il bilancio, come si terrà in conto l’importanza internazionale acquisita in questi anni dal Teatro Regio? E qui si passa all’altro snodo della questione: poiché l’indiscusso responsabile di questa crescita del Regio è il maestro Noseda, forse una maggiore considerazione della sua figura e della sua storia a Torino, un suo maggiore coinvolgimento in questa fase di rinnovamento, sarebbe stata opportuna. E invece, niente. Noseda, non vedendo una chiara progettualità per il futuro dell’ente lirico torinese, ha confermato di sentirsi irrevocabilmente libero dai suoi impegni con il Regio.

William Graziosi, del resto, dalle prime dichiarazioni rese alla stampa, oltre a delle generiche buone intenzioni non è andato. E non lui, non i consiglieri culturali del Sindaco di Torino, non l’assessore alla Cultura del Comune che abbia speso qualche parola di apprezzamento (per confermarlo e farlo restare nell’incarico e, a questo punto, di ringraziamento, poiché lascia) nei confronti di Noseda. Solo l’assessore alla Cultura della Regione, Antonella Parigi, ha espresso disappunto per aver lasciato andar via Noseda.

Altre ipotesi, uscite sui giornali, parlano di un Regio con meno produzioni e tournée internazionali, più recite e la costituzione di una sorta di compagnia stabile di canto, «per abbattere i costi e uscire dalla logica delle conventicole e delle agenzie». Ancora buone intenzioni: e poi? Sarebbe troppo chiedere di lasciare questo procedere a tentoni, per (ri)trovare i vertici della fondazione lirica torinese affidati a manager ed artisti di comprovata esperienza, con tutte queste fasi «cantieristiche» già risolte a monte e non squadernate in piazza, con un percorso futuro chiaro e delineato?

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