Relazioni Cina-Santa Sede, un cammino secolare

Storia – Le relazioni tra la Chiesa, istituzione antica di venti secoli, e la Cina, il popolo più numeroso (un miliardo e 379 milioni), non iniziano con la firma dell’accordo provvisorio del 21 settembre (22 in Europa) 2018. I rapporti sono molto più antichi, Pier Giuseppe Accornero ne ripercorre le tappe

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Le relazioni tra la Chiesa, istituzione antica di venti secoli, e la Cina, popolo più numeroso (un miliardo e 379 milioni), non iniziano con la firma dell’accordo provvisorio del 21 settembre (22 in Europa) 2018. I rapporti sono molto antichi. L’arrivo del Cristianesimo in Cina si deve a San Tommaso: l’apostolo avrebbe varcato le frontiere dell’Impero romano verso la Persia e l’India. Si parla di «Seres» raggiunti «dalle opere del Signore e degli apostoli». Nel 1577 Gregorio XIII crea la diocesi di Macao per Cina, Giappone ed Estremo Oriente; nel 1659 Alessandro VII erige due vicariati apostolici; nel 1690 Alessandro VIII erige la diocesi di Pechino. I Gesuiti, con Matteo Ricci, danno forma alle missioni nel Celeste Impero.

La prima guerra dell’oppio (1839-42) indebolisce l’Impero cinese e i «trattati ineguali» premiano le potenze occidentali: la Francia protegge i cattolici, l’Inghilterra gli anglicani, la Germania i protestanti. Si rafforza l’idea del Cristianesimo «religione straniera» e attira l’odio sui cristiani. Nel 1886 Pechino tenta di stabilire «relazioni amichevoli» con la Sede Apostolica ma Leone XIII (1878-1903) rinuncia. Nel 1912 finisce l’Impero e nasce la Repubblica. Benedetto XV (1914-22), con la lettera apostolica «Maximum illud» (1919), «magna charta» delle missioni, supera i condizionamenti coloniali e afferma il diritto di stabilire relazioni anche con nazioni non cristiane. Pio XI (1922-39) nomina mons. Celso Costantini delegato apostolico: celebra il Concilio di Shanghai; prepara l’ordinazione di sei vescovi cinesi, compiuta in San Pietro da Pio XI il 28 ottobre 1926; tenta di stabilire rapporti diplomatici; dal 1933 capo di Propaganda Fide, prepara l’inculturazione e nel 1939 chiude la «controversia dei riti cinesi».

Fra i 30 mila cattolici trucidati dai Boxer ci sono i protomartiri salesiani, il vescovo pavese Luigi Versiglia e il prete cuorgnatese Callisto Caravario, missionari nella Cina infestata da guerra civile, violenze, sequestri e stupri. Nel febbraio 1930 Callisto (27 anni) accompagna il vescovo Luigi (57 anni) in barca sul fiume Pak-kong. Uomini armati ordinano di accostare: «Non potete portare nessuno senza la nostra protezione. I missionari devono pagarci 500 dollari o vi fucileremo». Bastonano i missionari, li trascinano fuori e li freddano a colpi di fucile: «Tutti temono la morte. Questi invece sono morti contenti».

Aboliti nel 1942 i «trattati ineguali», Pio XII (1939-58) nel 1946 crea il primo cardinale cinese; istituisce la gerarchia cattolica; invia mons. Antonio Riberi come internunzio. Nella guerra civile il comandante nazionalista, maresciallo Chiang Kai-shek, batte in ritirata e l’immenso continente cade sotto il comunista Mao Tze Tung: il «quattro volte Grande, Grande maestro, Grande capo, Grande comandante supremo, Grande timoniere» fonda la Repubblica popolare basata sul maoismo; fomenta le guerre in Corea e in India; invade il Tibet. Il Cattolicesimo è visto come estraneo alla Cina perché obbedisce al Papa, capo di Stato straniero. A Mao non piace che un altro abbia potere, anche solo spirituale, sul suo territorio. Espelle i 5 mila missionari stranieri, arresta e spedisce nei campi di rieducazione i cattolici cinesi.

Con mossa improvvida, il 1° luglio 1949 il Sant’Uffizio condanna il comunismo. Dopo una violentissima campagna di stampa, il 5 settembre 1951 mons. Riberi è costretto a lasciare e i missionari sono espulsi. Nel 1950 Pechino lancia il «Movimento delle tre autonomie» – autogoverno, automantenimento, autodiffusione – e nel gennaio 1951 costituisce l’Ufficio Affari religiosi per «proteggere la libertà di culto, tutelare diritti, interessi e attività dei gruppi religiosi, assicurare che i capi religiosi conducano regolari attività e che i cittadini possano prendervi parte, studiare le varie religioni, preparare norme e controllarne l’applicazione, appianare i problemi, supportare il patriottismo socialista, unire e motivare i cittadini religiosi». La riforma agraria e il piano quinquennale provocano milioni di morti. Con un’altra improvvida decisione, nel 1951 la Santa Sede riconosce Taiwan, l’isola ribelle, e apre la nunziatura che è sguarnita dal 1972.

Pio XII nella lettera apostolica «Cupimus imprimis» (1952) afferma: «Siamo  sommamente rattristati nel sapere che tra voi la Chiesa è considerata, presentata e combattuta come nemica della vostra gente; che vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose sono allontanati e ostacolati, come se la Chiesa obbedisse a interessi umani e alla bramosia di potere terreno. La Chiesa vuole svolgere la sua predicazione e non aspira ad alcun potere». L’enciclica «Ad Sinarum gentem» (1954) denuncia: «Le condizioni della Chiesa in mezzo a voi non sono per niente migliorate; anzi sono aumentate accuse e calunnie contro la Sede Apostolica; il clero è stato espulso; si sono intensificate le insidie per ingannare le persone meno illuminate. Cercano di costituire una chiesa “nazionale”, che non potrebbe essere cattolica».

Nel 1955 i comunisti arrestano e condannano all’ergastolo Ignatius Gong Pin-Mei, vescovo di Shanghai. Nel 1956-57 Mao lancia la «Campagna dei cento fiori»per migliorare i rapporti fra potere e masse. Si hanno le prime ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. Nel 1957 nasce l’«Associazione patriottica dei cattolici cinesi», che riconosce solo l’autorità dello Stato. Nell’enciclica «Ad apostolorum principis» (1958) Pio XII rivendica il patriottismo dei cattolici cinesi; respinge l’Associazione patriottica; asserisce che le ordinazioni senza mandato sono illegittime ma valide. Nel 1959-60 fallisce il «Grande balzo in avanti» lanciato da Mao; è rottura tra Cina e Urss; al Concilio Vaticano II aperto da Giovanni XXIII (1958-63) partecipano 60 vescovi esiliati dalla Cina (49 stranieri).

Paolo VI (1963-78) coincide con le nefandezze della famigerata «Rivoluzione culturale». Nel viaggio del 1970 in Asia e Oceania, Paolo VI il 4 dicembre tocca Hong Kong, protettorato britannico. Dopo la morte di Mao, il 9 settembre 1976, la «banda dei quattro» è arrestata, processata e condannata. Il pontificato di Giovanni Paolo II (1978-05) coincide con le aperture di Deng Xiaoping . Da Manila il 18 febbraio 1981 Wojtyla saluta i cattolici cinesi. Roma autorizza i vescovi cinesi «legittimi e fedeli alla Santa Sede» a ordinare altri vescovi, se necessario senza previa intesa. Il Partito comunista impone controlli sulle religioni ammesse: Buddismo, Taoismo, Islamismo, Protestantesimo, Cattolicesimo ma «nessuna religione può essere controllata dall’estero». Nel 1988 gli «Otto punti» del card. Joseph Tomko fissano i rapporti fra «clandestini» e «patriottici». Con i fatti di piazza Tienanmen e la crisi del comunismo nel 1989 cresce la diffidenza cinese. Nel 1991 Giovanni Paolo II crea cardinale il 90enne cinese Ignatius Gong Pin-Mei.

Nel 2000 nuove difficoltà: ordinazioni dei vescovi illegittimi e canonizzazione di 120 martiri (Versiglia e Caravario) il 1° ottobre, festa nazionale cinese. Wojtyla apre contatti e avvia colloqui con le autorità cinesi. A sorpresa, in un messaggio al convegno su Matteo Ricci (ottobre 2001) scrive: «Lo sappia la Cina: la Chiesa vuole il bene del popolo, Chiedo perdono e comprensione a quanti si sono sentiti feriti dai cristiani e auspico vie concrete di comunicazione e collaborazione. La Santa Sede cerca il vantaggio di tutta l’umanità, auspica l’apertura del dialogo: superate le incomprensioni del passato, si possa lavorare insieme per il bene del popolo cinese e per la pace nel mondo». Alla morte, nel 2005, di Wojtyla il ministero degli Esteri emette una dichiarazione elogiativa.

Nonostante i contatti diretti, nel 2006 si ripetono ordinazioni «illecite». Del 27 maggio 2007 è l’importantissima lettera di Benedetto XVI «alla Chiesa in Cina»: insiste sull’unità della Chiesa; riafferma che la Santa Sede è aperta al dialogo; auspica «di vedere presto instaurate vie di comunicazione e collaborazione poiché l’amicizia si nutre di contatti, condivisione di sentimenti nelle situazioni liete e tristi, solidarietà, aiuto. Si deve cercare la soluzione dei problemi superando le tensioni. Il Papa, quando concede il mandato apostolico per l’ordinazione di un vescovo, esercita la sua suprema autorità spirituale e religiosa, non politica, non si intromette negli affari dello Stato e non ne lede la sovranità. Auspico che si trovi un accordo per risolvere il problema della nomina dei vescovi e del riconoscimento civile». Con Francesco (2013-…) Pechino concede all’aereo papale di sorvolare la Cina nel viaggio in Corea (2014) e nell’intervista ad «Asia Times» (2016) dice: «Per me la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza, un grande Paese, una grande cultura con una saggezza inesauribile.

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