Requiem per i profughi morti in mare, folla immensa in Duomo

Cattedrale – La sera del 25 febbraio le voci dei più importanti cori dei teatri italiani hanno cantato per i migranti morti in mare. MESSAGGIO dell’Arcivescovo Nosiglia che si è unito alla folla dopo il concerto. GALLERY – VIDEO

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La musica, la commozione, ma soprattutto il messaggio di dolore salito dal Duomo di Torino la sera del 25 febbraio si allargano idealmente a tutta l’Italia perché «cessi la tragedia dei profughi morti – ha detto l’Arcivescovo Nosiglia, unitosi al pubblico al termine del Requiem di Fauré – che stanno insanguinando il Mediterraneo», 2 mila vite perdute nel solo 2018. La politica dei partiti è rimasta fuori dalla chiesa gremita di torinesi, accorsi a migliaia, costretti a fermarsi in molti sul sagrato davanti ai portoni saturi di gente. L’immensa folla, certo accomunata dalla protesta per il diktat italiano dei «porti chiusi», ha portato in Cattedrale soprattutto il suo dolore e l’invocazione di soluzioni a tutti i livelli per la tragedia dei disgraziati che continuano a morire nel mare di casa nostra, non trovano appigli cui potersi aggrappare nelle nostre leggi.

Abbiamo amici – anche fra i lettori – di molte opinioni e orientamenti. Il Requiem per i Migranti ha attivato con alcuni di loro accesi distinguo e discussioni, sulle soluzioni possibili o impossibili, sul rischio di semplificare le questioni o addirittura di strumentalizzare le manifestazioni pubbliche… in chiesa poi!

Ma dove deve esprimersi il suffragio, se non in chiesa? Occorreva essere presenti lunedì scorso in Cattedrale per respirare la cifra umana del fermarsi insieme a pregare a un passo dalla Sindone (c’erano credenti) oppure a riflettere, a esprimere solidarietà (c’erano non credenti) mentre la straordinaria corale, 80 artisti dei più grandi enti lirici della penisola, eseguiva il Requiem composto da Gabriel Fauré nel 1887 in morte dell’amato padre. Gli attori del Teatro Baretti hanno recitato brani dell’Eneide, il poema esuli.

Requiem, musica e preghiera di suffragio per migliaia di defunti che il mare, spesso, non ha neppure restituito. Abbiamo assistito a questo, cinque minuti di applauso ininterrotto. Bella l’iniziativa assunta del Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche con il registra Davide Livermore, del Teatro Baretti insieme alla Pastorale Migranti di Torino (era presente don Fredo Olivero), Cigil ed Emergency. Hanno unito le loro voci artisti dei cori del Regio di Torino, dell’Arena di Verona, del Comunale di Bologna, della Fenice di Venezia, del Lirico di Cagliari, del Maggio Musicale Fiorentino, dell’Opera di Roma, del Santa Cecilia di Roma.

Ovvio che innumerevoli altre tragedie del nostro tempo, tanti altri attentati alla vita fragile (nascente, malata, violata) oggi esigerebbero manifestazioni di denuncia, che fatichiamo ad esprimere, ottusamente. Il lamento che abbiamo sentito salire da Torino attorno ai migranti, pronunciato sperando che il vento lo spinga in tutto il Paese, è il riconoscimento della completa inadeguatezza del nostro modo di vivere se non riusciamo a salvare i disperati, peggio: stiamo a guardare mentre muoiono.

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