Rinviata a settembre la Colletta per la Terra Santa

Pandemia – Il coronavirus fa spostare la colletta per la Terra Santa dal Venerdì Santo (10 aprile) a domenica 13 settembre, vigilia della festa dell’Esaltazione della Croce. Le comunità francescane nelle celebrazioni pasquali pregano per la cessazione dell’epidemia, per gli ammalati e i morti a causa del virus

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Gerusalemme, Santo Sepolcro

Il coronavirus fa spostare la colletta per la Terra Santa dal Venerdì Santo (10 aprile) a domenica 13 settembre. Lo comunica la Custodia di Terra Santa: «Così la Chiesa universale potrà assicurare l’aiuto necessario alla terra dove sono le radici della nostra fede, facendo uno sforzo nella solidarietà e comunione nella sofferenza. La colletta pontificia “Pro Terra Sancta” si terrà domenica 13 settembre 2020, vigilia della festa dell’Esaltazione della Croce che ricorda la dedicazione della basilica del Santo Sepolcro avvenuta IV secolo. Le comunità francescane nelle celebrazioni pasquali pregano per la cessazione della pandemia, per gli ammalati e le loro famiglie, per tutti coloro che sono morti a causa del virus».

La colletta del Venerdì Santo a sostegno della Chiesa madre di Gerusalemme è istituita da Paolo VI con l’esortazione apostolica «Nobis in animo» (25 marzo 1974), dieci anni dopo il pellegrinaggio in Giordania e Israele (4-6 gennaio 1964): a Gerusalemme abbracciò Athenagoras, patriarca ecumenico di Costantinopoli. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ricorda che «la croce e la risurrezione, la sofferenza e la redenzione sono il cuore della Pasqua e trovano nella Terra Santa il luogo fisico di svolgimento». La colletta rientra nelle attività della Custodia per la conservazione e la rivitalizzazione dei luoghi santi. È quasi una «restituzione» del «dono del Vangelo» che la Chiesa in tutto il mondo ha ricevuto dalla Terra Santa. Ai Francescani si occupano di sostegno e sviluppo della minoranza cristiana, di valorizzazione delle aree archeologiche e dei santuari, di intervento nelle emergenze, di assistenza ai pellegrini.

Anche nel biennio 2018-2019 sono state aiutate le famiglie, le scuole, le comunità e le fasce più bisognose in Israele, Giordania, Libano, Rodi, Siria e Irak. Sandri ricorda: «La continua e progressiva riduzione del numero di fedeli rischia di veder scomparire le tradizioni cristiane che risalgono ai primi secoli. Lunghe e logoranti guerre producono milioni di rifugiati e condizionano il futuro di intere generazioni». La Chiesa continua a operare per la salvaguardia della presenza cristiana anche attraverso le scuole di qualità, «fondamentali per salvaguardare l’identità cristiana e per costruire una convivenza fraterna specialmente con i musulmani» secondo la «Dichiarazione di Abu Dhabi» firmata il 4 febbraio 2019 da Francesco e da Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar del Cairo.

Anche l’Italia e Torino collaborano al restauro delle fondazioni, dell’edicola, del pavimento della basilica del Santo Sepolcro. L’8 ottobre 2019 a Gerusalemme è stato firmato l’accordo tra la Custodia e il Centro di conservazione e restauro di Venaria Reale (Torino) e l’Università La Sapienza di Roma. Padre Francesco Patton, custode della Terra Santa, rammenta l’intesa tra i patriarcati greco-ortodosso, armeno e la Custodia per nuovi restauri: «C’era stata una prima fase nel 2016-2017 con il restauro dell’edicola del Santo Sepolcro. Avevamo capito che c’erano infiltrazioni d’acqua e umidità nel pavimento. Un nuovo accordo prevede un anno di studio (fino a settembre 2020, n. d. r.) per capire l’intervento da effettuare». Si prevedono il ricupero e il restauro delle fondamenta, della pavimentazione, della rotonda e delle parti inferiori della basilica. Ci sono resti della basilica costantiniana del IV secolo,  del pavimento dei Crociati e tutto ciò che si è accumulato nei secoli con gli incendi, le devastazioni e le distruzioni.

Le celebrazioni delle comunità greco-ortodossa, latina-cattolica e armena continuano, ma «per motivi di sicurezza e per evitare la diffusione dell’infezione, il numero dei partecipanti è limitato a poche persone e la basilica è accessibile solo durante le liturgie». Lo stabiliscono in una nota i capi delle tre comunità: Teofilo III patriarca greco-ortodosso, Nourhan Manougian patriarca armeno e padre Francesco Patton custode di Terra Santa: «Le preghiere proseguono con maggiore intensità. Chiediamo al Padre la fine della pandemia, la guarigione dei malati, la protezione del personale medico, la saggezza per i pastori e i governanti e la salvezza eterna per i defunti. Preghiamo proprio dal luogo in cui Gesù, con la morte e la risurrezione, ha sconfitto il male, il peccato e la morte». I capi delle Chiese avevano già preso misure precauzionali: gruppi non superiori a 10 persone; distanza minima di due metri; vietato ogni contatto fisico: baciare o accarezzare pietre, abiti, icone.

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