Riparte l’Agorà del Sociale, verso un’assemblea sul Welfare

La grande consultazione del mondo ecclesiale e civile, voluta dall’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia per animare il dibattito sul futuro della città, ha ripreso i lavori con una sessione  che di qui a novembre ragionerà sul Welfare di inclusione

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Una sessione dell'Agorà del Sociale

Riparte l’Agorà del Sociale, con la terza edizione dedicata al «welfare di inclusione» e con una serie di novità nella macchina organizzativa e nei metodi di lavoro. L’Agorà 2018 si concluderà nel prossimo novembre, con una Assemblea che non solo vedrà riuniti i vertici delle istituzioni ma punterà a raccogliere la partecipazione di chi in questi mesi si sarà coinvolto nel cammino: e dunque comunità parrocchiali e religiose, istituzioni civili, associazioni ed aggregazioni anche esterne al mondo ecclesiale torinese.

Martedì 17 aprile al Santo Volto (Sala Perazzo) si è tenuta la prima riunione della cabina di regia, aperta da una breve introduzione di mons. Nosiglia: l’Arcivescovo ha ricordato il collegamento con le due precedenti edizioni, dedicate alla formazione e al lavoro dei giovani. Questa terza dovrà caratterizzarsi per una partecipazione ancor più diffusa e capillare perché il tema del welfare è davvero «trasversale» ad ogni realtà del territorio. Ricordando le parole di papa Francesco a Torino nel 2015, mons. Nosiglia ha ribadito che welfare è, nel suo nucleo, lo sviluppo integrale della persona umana, in tutte le sue dimensioni ed espressioni. Parlare di welfare, interrogarsi sulle esperienze di welfare significa porre il tema della giustizia sociale, della redistribuzione equa delle risorse (bene comune), di un «aiuto» che non può essere assistenzialismo ed elemosina. E welfare, infine, significa contribuire a formare persone che siano corresponsabili della città e protagonisti del proprio futuro, soggetti cioè non «deboli» ma veri cittadini.

Le vie indicate dall’Arcivescovo sono quelle che già la Chiesa cerca di perseguire: accoglienza, accompagnamento, formazione, inserimento nel mondo del lavoro, integrazione a pieno titolo (e dunque con «diritti e doveri»), restituzione – corresponsabilità con chi sta peggio.

Il Delegato arcivescovile per l’area sociale, don Paolo Fini, ha presentato le modalità del percorso di quest’anno: ciascuna delle 4 aree del «sociale» (carità, salute, lavoro, migrazioni) è il riferimento di un gruppo di lavoro dell’Agorà. Ai gruppi partecipano non solo gli esperti di settore, gli amministratori e i rappresentanti delle istituzioni ma anche, per cominciare, alcuni moderatori delle Unità pastorali, ai quali viene chiesto di farsi promotori di un coinvolgimento di tutte le realtà territoriali: dalle parrocchie come dalle presenze laiche si vogliono sollecitare e stimolare le testimonianze di esperienze, idee, imprese già avviate. Tutto questo costituirà il materiale su cui i gruppi dell’Agorà lavoreranno in questi mesi in vista dell’incontro di ottobre in cui confluiranno le sintesi e dove si prepareranno i contenuti di partenza dell’Assemblea di novembre. È questa attenzione diretta alla partecipazione della base la novità «metodologica» della terza Agorà; si cercherà di incoraggiarla in ogni modo anche grazie a una comunicazione più diffusa e puntale. Da questa settimana il sito della diocesi (www.diocesi.torino.it) dedica particolare attenzione alle pagine di Agorà, dove si troveranno tutte le informazioni necessarie per partecipare o saperne di più.

I responsabili dei 4 gruppi di lavoro sono Pier Luigi Dovis (carità), Ivan Raimondi e don Paolo Fini (salute), Alessandro Svaluto Ferro (lavoro) e Sergio Durando (migranti). Don Fini coordinerà le attività dei gruppi e il «camino» della ricerca.

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