Rovinarsi con l’alcol a 11 anni

Prevenzione senza fondi – Si abbassa l’età media dello sballo ma si fa troppo poco nelle scuole, nelle autoscuole e in famiglia per informare i giovani sui rischi dell’abuso sulla salute e la sicurezza pubblica: parla l’associazione Aliseo del Gruppo Abele

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Che le consuetudini a bere alcolici, soprattutto nel fine settimana, stiano cambiando e che l’età dei bevitori si sia abbassata lo dice a chiare lettere l’Istat. L’Istituto nazionale di statistica, che fotografa buone e cattive abitudini degli italiani, ha modificato l’anagrafica degli intervistati: fino al 2002 i dati di chi beve alcol venivano rilevati su un campione di popolazione dai 14 anni in su, dal 2003 il campione parte dai ragazzini di 11 anni.

I dati – Negli ultimi 10 anni, secondo l’Istat (i dati a cui facciamo riferimento riguardano l’ultima rilevazione dell’Istituto «Il consumo di alcol in Italia» presentata il 16 maggio 2018) è mutato anche il genere di chi beve: le donne (dagli 11 anni in su) consumatrici di alcol fuori pasto sono aumentate da 3 milioni 949 mila a 5 milioni 446 mila (+37,9% contro il 9,1 degli uomini) e le consumatrici occasionali passano da 10 milioni 915 mila a 11 milioni 897 mila (+8,6). Anche tra i maschi il «consumo occasionale» (dietro questa parola si cela spesso «lo sballo», anche solo una volta l’anno) è in aumento vertiginoso: da 9 milioni 594 mila a 12 milioni 65 mila (+25,8% contro il +8,6 delle donne). Il «consumo occasionale» non è innocuo: i medici avvisano che per i ragazzi sotti i 16 anni anche il consumo di una sola bevanda alcolica durante l’anno viene considerato a rischio per la salute.

E poi ci sono i numeri degli incidenti stradali, molti dei quali causati da guida alterata da sostanze che, in queste ultime settimane, hanno purtroppo imperversato nelle prime pagine dei giornali e nelle aperture dei Tg. Abbiamo commentato questi dati con Livia Racca, psicopedagogista ed educatrice professionale e Tiziana Cassese, psicologa e psicoterapeuta, rispettivamente coordinatrice dell’Associazione Aliseo e responsabile dell’ambulatorio abuso-dipendenza.

Tiziana Cassese (a sinistra) – responsabile dell’ambulatorio abuso-dipendenza dell’Associazione Aliseo di Torino
Livia Racca, coordinatrice di Aliseo 

Aliseo – L’associazione, nata nell’ambito delle iniziative del Gruppo Abele di Torino nel 1987, da 32 anni opera in rete con le istituzioni del territorio (Comune, Asl, scuole ecc.) su due livelli: un percorso ambulatoriale-trattamentale articolato in un servizio di accoglienza e di riabilitazione e in un percorso riabilitativo presso la comunità terapeutica residenziale «Cascina nuova» a Roletto. «Dal nostro osservatorio e cioè l’ambulatorio, la comunità e le scuole superiori dove teniamo incontri sulla prevenzione» spiega Livia Racca «rileviamo una sintonia con i dati dell’Istat: è cambiato il modo di bere ‘tradizionale’, i giovani lo fanno fuori pasto e occasionalmente, aumentano le donne che bevono soprattutto birre e aperitivi e superalcolici (il vino lo bevono più i maschi) e l’età media dei bevitori si è abbassata. Nella nostra comunità terapeutica, ad esempio, su 15 persone che abbiamo accolto nel 2019, 7-8 hanno un’età dai 18 ai 30 anni ma nel nostro ambulatorio la metà di chi si è rivolto a noi (circa 50 richieste) ha una dipendenza dall’alcol di oltre 10 anni e certamente non sono adolescenti. Tanti adulti bevono e se i controlli con l’etilometro, oltre che all’uscita delle discoteche, si facessero fuori dai ristoranti frequentati dai genitori e dai nonni degli adolescenti che alzano il gomito i risultati non cambierebbero di molto».

Non tutti alcolisti – Insomma il fenomeno è in crescita e l’età media di chi abusa di alcol scende ma parlare di allarme sociale è eccessivo secondo Aliseo, se mai occorre parlare di allarme educativo. «Innanzitutto bisogna smettere di tirare conclusioni affrettate spinti dalla cronaca delle vittime per gli incidenti stradali o dei ragazzini in coma etilico nei Pronto soccorso: certo che se a 12 anni bevi un superalcolico senza essere consapevole delle conseguenze rischi anche di morire perché fino a 16 anni l’apparato digerente non è sviluppato per metabolizzare l’alcol, soprattutto nelle femmine. Così pure se sei neopatentato e ti metti alla guida ebbro rischi di schiantarti. Ma è altrettanto vero che non tutti quelli che bevono da adolescenti diventeranno alcolisti. Spesso in adolescenza si  trasgredisce anche con l’alcol ma, crescendo, il fenomeno nella maggior parte dei casi rientra» prosegue Tiziana Cassese. «In Italia si ha l’abitudine di dare l’allarme quando i buoi sono scappati dalla stalla: quanto si investe sulla prevenzione nelle scuole per informare i ragazzi sui rischi che corrono a bere smodatamente o a seguire la moda diffusa tra i giovani del binge drinking e cioè del ‘bere per ubriacarsi’? Quante famiglie si informano sui rischi che corrono i propri figli e non danno troppa importanza se  tornano a casa il sabato sera o da una festa di diciottesimo ‘sballati’? Quanti genitori affidano con leggerezza le proprie auto ai figli neopatentati? E dove sono le mamme e i papà degli 11enni che si ubriacano? ».

Prevenzione – Aliseo, in collaborazione con il Dipartimento di Patologia delle dipendenze della Città di Torino, dal 2016 partecipa al progetto di prevenzione nelle scuole secondarie di primo e secondo grado «Prevedo Pegaso» con incontri formativi per alunni, genitori ed insegnanti sui temi delle dipendenze anche dall’ alcol. «Nel 2019 abbiamo tenuto incontri in sei scuole torinesi» prosegue Tiziana Cassese «e ho riscontrato da parte dei ragazzi interesse e desiderio di dialogo su questi temi se entri in sintonia con loro, se instauri una relazione. Meno frequentati gli incontri con le famiglie: addirittura in una scuola della Provincia si sono presentati solo due genitori. Riteniamo che sia proprio questo uno dei problemi: l’educazione. Nelle famiglie dove si sottovaluta il problema dell’alcol, perché magati i genitori ne fanno uso, i ragazzi sono più a rischio».

Mancano i fondi – C’è poi un problema di investimenti: in Italia si fa troppo poco per la prevenzione, le Asl sono a corto di fondi e le associazioni del privato sociale come Aliseo, che pure si sostengono con il volontariato e l’autofinanziamento, senza contributi non ce la fanno a rispondere a tutte le richieste: «La prevenzione – e vale per tutte le dipendenze, non solo per l’alcol –  rimane l’unica arma efficace» evidenzia Livia Racca «occorrerebbe organizzare incontri nelle scuole a tappeto perché l’informazione sui rischi dell’uso smodato di alcol si diffonda a macchia d’olio tra gli adolescenti. C’è poi un problema di controlli da rafforzare su chi vende alcolici e superalcolici ai minori e di pubblicità. Le bevande alcoliche sono un business: ma perché sulle scatole di sigarette vieni avvisato che fumare fa ammalare di cancro mentre su una bottiglia di vodka o di whisky non è stampato nulla? Per una donna incinta anche solo un bicchiere di vino è controindicato…».

Autoscuole – Un altro luogo in cui Aliseo interviene per la prevenzione dell’abuso di alcol sono le autoscuole con il progetto di guida sicura «Oltre le marce…cambia stile». «In collaborazione con il Comune di Torino e al’Asl 1» proseguono Lidia Racca e Tiziana Cassese «in tre anni abbiamo tenuto 48 interventi di un’ora e mezza in 15 autoscuole cittadine rivolti ai giovani che si iscrivono per superare l’esame per la patente. Si tratta di lezioni informative sugli effetti dell’alcol sulla guida anche tramite occhiali speciali che simulano i vari gradi degli stati d’ebbrezza. Anche qui occorrono  fondi perché questi corsi si possano proporre in tutte le autoscuole cittadine: le richieste non mancano».

E i dati parlano chiaro di come ci sia bisogno di far capire, soprattutto ai più giovani, come possa essere fatale non essere coscienti dei rischi della guida quando non sei sobrio. Conclude Tiziana Cassese «se gli adulti sono a rischio, i giovani che non hanno la sensazione dei propri limiti lo sono molto di più».

Incidenti stradali – Nel 2018, secondo i dati diffusi dall’Aci e dall’Istat, si sono verificati in Italia 172.553 incidenti stradali con lesioni a persone; le vittime sono state 3334 e i feriti 242.919. Rispetto all’anno precedente tornano a diminuire i morti sulle strade (-1,3%) dopo l’aumento registrato nel 2017; in diminuzione anche incidenti e feriti (rispettivamente -1,4% e -1,6%). Il tasso di mortalità stradale passa da 55,8 a 55,2 morti per milione di abitanti tra il 2017 e il 2018. Rispetto al 2010, le vittime della strada diminuiscono del 19,0%

Difficile stabilire con precisione se chi ha causato i sinistri fosse in stato di  ebbrezza perché l’Istat, a partire dal 2009, ha smesso di fornire l’informazione circa il numero dei sinistri legati allo stato psico-fisico alterato del conducente. Ma l’Istituto superiore di Sanità stima che gli incidenti stradali correlati all’alcol siano pari al 30-35% degli incidenti mortali: un dato confermato dai rilievi di Carabinieri e Polizia Stradale che registrano circa un terzo del totale degli incidenti stradali con lesioni. Nel 2017 le contravvenzioni elevate per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti in occasione di incidente stradale sono state  4.575 (in cui almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti era in stato di ebbrezza) e 1.690 sotto l’effetto di stupefacenti, su un totale di 58.583 incidenti. Il 7,8% e 2,9% degli incidenti rilevati dai Carabinieri e dalla Polizia Stradale è correlato dunque, rispettivamente ad alcol e droga, percentuali in aumento rispetto al 2015 quando erano pari al 7,6% e al 2,3%.

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