Le canzoni di Sanremo: le parole oltre le note

Festival – Primo premio alla canzone di Antonio Diodato su un amore consumato e finito. Secondo classificato Francesco Gabbani con la sua canzone sul segreto che unisce una coppia di innamorati. Al Festival evolvono i generi musicali, non i temi. Che restano classici

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Anche questo Sanremo è passato, il Festivalone nazionale che ha celebrato la sua settantesima edizione. I testi, la parte letteraria di questa sagra del pop, spogliati della parte musicale non particolarmente originale, qualche cosa possono dire dell’ispirazione e della sguardo sul mondo lanciato dai parolieri nostrani, in vetrina per una settimana. Amori travagliati e finiti, tema classico, vita difficile, lotta ai cliché. Diodato (cioè Antonio Diodato) è il cantautore pugliese che ha vinto nella categoria principale con la canzone «Fai rumore»: racconta un amore finito e, «per quanto io fugga/ torno sempre a te/ che fai rumore qui», la scia di una passione che diventa strascico, amabile e irrinunciabile rumore di fondo, un silenzio «innaturale… che non posso sopportare». Una fine, un ricordo che dei suoni può ancora nutrirsi e, forse proprio grazie a loro, può servire a far superare il distacco: «… non lo so se mi fa bene/ se il tuo rumore mi conviene/ ma fai rumore sì» perché «non ne voglio fare a meno oramai/ di quel bellissimo rumore che fai». E poi (forse?) tutto se ne andrà via, un giorno, come lacrime nella pioggia.

Francesco Gabbani (vincitore 2017) è arrivato secondo con «Viceversa». Pure in questo caso di amore si parla, il racconto di una relazione che ha bisogno di rafforzarsi nel riconoscere che le (apparenti) debolezze dei sentimenti sono forse gli aspetti che li rafforzano: «Tu non lo dici ed io non lo vedo/ l’amore è cieco o siamo noi di sbieco?» e «non c’è soluzione che non sia l’accettazione/ di lasciarsi abbandonati all’emozione», perché «se dovessimo spiegare in pochissime parole/ il complesso meccanismo che governa l’armonia del nostro amore/ basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare/ che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa». Viceversa, appunto.

I Pinguini Tattici Nucleari sono il gruppo, della provincia bergamasca, che si è classificato terzo con «Ringo Starr», classico elogio della vita da mediano. Cantano i Pinguini: «A volte penso che a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene/ il cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene» e allora «…questa sera ho solo voglia di ballare, di perdere la testa e non pensare più/ che la mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c’hai ragione tu/ in un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr». Strizzatine d’occhio, allusioni ai Beatles e a Disney, un po’ di leggero divertimento che non fa mai male.

Leo Gassmann ha vinto la categoria delle «Nuove proposte» con «Va bene così», interessante esordio del (multiplo) figlio d’arte (padre, nonno…) che è un rincuorare le persone che hanno subito dei fallimenti, con il mantra zulu finale («Asimbonanga») che rimanda a Nelson Mandela. Un esordiente che, se non si lascerà sedurre dalle sirene del successo, potrebbe in futuro riservar belle sorprese. E, ancora, rapper, rancori, vestiti, colori, bilanci esistenziali, liti in diretta: anche questo è (sempre) Sanremo, una sagra tv in mondovisione.

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