Sarà presto beato mons. Angelelli, il “Romero dell’Argentina”

L’8 giugno Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione dei santi a promulgare il decreto per il riconoscimento del martirio di mons. Enrique Angelelli, vescovo di La Roja, ucciso il 4 agosto 1976 in un finto incidente stradale dagli sgherri della dittatura militare in Argentina insieme ai suoi collaboratori, i sacerdoti Carlos De Dios Murias, Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pedernera. Tutti massacrati «in odium fidei». Presto saranno dichiarati beati

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«Dobbiamo avere un orecchio al Vangelo e l’altro al popolo» diceva mons. Enrique Angelelli, vescovo di La Roja, ucciso il 4 agosto 1976 in un finto incidente stradale dagli sgherri della dittatura militare in Argentina. Una voce scomoda. L’8 giugno 2018 Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione dei santi a promulgare il decreto per il riconoscimento del martirio di Angelelli e dei suoi collaboratori: i sacerdoti Carlos De Dios Murias e Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pedernera. Tutti massacrati «in odium fidei». Presto saranno dichiarati beati.

Figlio di emigrati italiani in Argentina, Enrique nasce a Córdoba il 17 giugno 1923. Entra in Seminario a 15 anni. Studia a Roma dove è ordinato nel 1949 e si licenzia in Diritto canonico alla Gregoriana. Tornato nel 1951 a Córdoba, matura una spiccata predilezione per i poveri. Visita le «villas miserias», le baraccopoli argentine; fonda un movimento giovanile; è assistente della Gioventù operaia cattolica (Joc) e di quella universitaria (Juc).

A 37 anni, il 12 dicembre 1960, Giovanni XXIII lo nomina vescovo ausiliare di Córdoba e per la sua ordinazione la Cattedrale si riempie di operai e di povera gente. Partecipa al Concilio Vaticano II e ne respira l’aria di rinnovamento. In diocesi gira i «barrios. quartieri» delle città e i «pueblos, villaggi» più poveri e abbandonati. Ha una memoria formidabile: non dimentica un nome o un volto. Sogna una «Chiesa dei e per i poveri»; appoggia le istanze di alcuni preti, ma questo fa inviperire i benpensanti. Paolo VI nel 1968 lo nomina vescovo di La Rioja dove il «pelao, pelato» Angelelli inizia un servizio pastorale di piena vicinanza ai lavoratori e ai contadini. Denuncia l’usura, la droga, le case da gioco e lo sfruttamento della prostituzione da parte dei ricchi e dei potenti. Per questo è contestato dai conservatori che il 13 giugno 1973 interrompono la sua Messa con il lancio di pietre. Spiega: «Non non posso predicare la rassegnazione. Dio non vuole uomini e donne rassegnati; vuole uomini e donne che lottano pacificamente per la vita, per la libertà e non per finire in una nuova schiavitù».

Si intensificano le minacce alla sua incolumità. Il 24 marzo 1976 i militari, guidati dal generale di origini italiane Jorge Rafael Videla, destituiscono la presidente Isabel Martínez de Perón e si insediano al potere. Fino al 30 ottobre 1983 è la «guerra sucia, sporca». Per 7 anni i militari si macchiano di orrendi crimini contro l’umanità. Si proclamano difensori della fede; propugnano «Patria, Famiglia, Proprietà»; non lo amano per niente perché appoggia la nascita della «Codetral», cooperativa di lavoro rurale; del sindacato delle collaboratrici domestiche; della «Fatre», federazione dei lavoratori rurali e stivatori; dell’«Aoma», associazione operaia mineraria argentina; della «Coordinadora campesina» che consente ai contadini di scambiarsi esperienze di lavoro e di leggere il Vangelo. Lo denunciano a mons. Vicente Zaspe, arcivescovo metropolita di Santa Fe. Paolo VI ordina un’ispezione a La Roja. L’ispettore stende una relazione piena di elogi ad Angelelli: «Condanniamo le violenze e le diffamazioni contro la sua persona e contro il suo impegno volto a elevare i settori più poveri del popolo e ad avviare il rinnovamento conciliare».

I militari stringono il cerchio. Arrestano il vicario generale e due giovani contadini ma le domande dell’interrogatorio riguardano il vescovo. Un ufficiale farfuglia: «Giovanni XXIII e Paolo VI hanno portato la Chiesa alla rovina, hanno distrutto la Chiesa di Pio XII. I documenti della Conferenza episcopale di Medellin del 1968 sono comunisti. La diocesi di La Roja è separata dalla Chiesa argentina». Angelelli pensa alle dimissioni «se possono essere utili al bene della Chiesa»; chiede a sei sacerdoti di mettersi in salvo altrove; nel giugno 1976 sono arrestate sei suore. Il 18 luglio 1976 poliziotti in borghese sequestrano due dei suoi preti più impegnati, il giovane francescano conventuale Carlos de Dios Murias e il parroco di Chamical, don Gabriel Longueville, «fidei donum» francese. Murias è guardato con sospetto e spiato dai militari per il suo impegno a difesa dei contadini; il sacerdote francese Longueville non lo lascia solo. I loro corpi vengono ritrovati orrendamente mutilati. Il 25 luglio il contadino Wenceslao Pedernera, organizzatore del «Movimiento rural catòlico», è assassinato in casa da uomini incappucciati davanti alla moglie e alle figlie. Il vescovo celebra il loro funerale e confida: «Ora tocca a me. Magari simuleranno un incidente».

Il 4 agosto 1976 Angelelli guida la «jeep» sulla strada 38, vicino a Punta de los Llanos, con accanto il sacerdote Arutro Pinto. Un’auto li raggiunge e li sorpassa spingendoli a destra. La «jeep» si rovescia; Pinto perde conoscenza; Angelelli è trovato sei ore dopo con il cranio fracassato. I militari parlano di« incidente stradale»; impediscono ai giornalisti di avvicinarsi; invadono il vescovado e il vicario generale impedisce loro di entrare nell’ufficio e nella camera da letto del vescovo.

Passano 38 anni: nel luglio 2014, Luciano Benjamín Menéndez e Luis Fernando Estrella, due alti ufficiali dell’esercito, sono condannati all’ergastolo. Qualcuno li ha visti sparare il colpo di grazia alla testa del vescovo dopo la simulazione dell’incidente. Altri tre accusati, tra cui il capo della Giunta militare generale Videla, sono morti prima del processo. Tra le prove dell’omicidio una lettera di Angelelli e un documento. La lettera del luglio 1976 al nunzio apostolico Pio Laghi dice: «Veniamo ostacolati nel realizzare la missione della Chiesa. Io stesso, i sacerdoti e le religiose veniamo umiliati, fermati, controllati dalla polizia per ordine dell’Esercito».

Il rapporto si intitola «Crónica de los hechos relacionados con el asesinato de los padres Longueville Gabriel e Murias Carlos», i due preti uccisi a Chamical.

Quarantadue anni dopo quello che il popolo chiama «il nostro vescovo martire» e tre suoi collaboratori saranno beati.

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