Sconcerto per la chiusura di Pininfarina Engineering

Multinazionale indiana – Licenziati a Lingotto tutti i 135 lavoratori. Lettera dei sindacati a Conte e Mattarella, lo smantellamento dell’azienda impoverirà ulteriormente il settore auto

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Le Rappresentanze sindacali Fim-Cisl presso la Pininfarina Engineering di Torino (Lingotto) hanno scritto al premier Giuseppe Conte e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare il licenziamento di 135 lavoratori in piena seconda ondata di pandemia da coronavirus. Lo ritengono un provvedimento inaccettabile. «L’azienda non ha valutato soluzioni alternative all’esubero di un così elevato numero di dipendenti – si legge nella lettera inviata a Roma – aggirando di fatto il blocco dei licenziamenti dichiarato a livello nazionale nel Decreto Agosto» con l’aggravante che «con il nuovo lockdown presente in Piemonte, per noi lavoratori licenziati sarebbe di fatto impossibile ipotizzare di ricollocarsi altrove».

Pininfarina Engineering però conferma l’intenzione di chiudere il ramo d’azienda e di attivare la procedura di licenziamento collettivo per 135 lavoratori. La decisione è stata comunicata il 6 novembre dalla multinazionale indiana Mahindra, proprietaria del ramo d’azienda dal 2018: durante un incontro in videoconferenza ha ripetuto alle organizzazioni sindacali l’intenzione di voler cessare l’attività, porre in liquidazione la società e licenziare 135 lavoratori, la maggior parte dei quali tecnici con un elevato livello professionale. In sostanza entro fine gennaio Torino e il Piemonte potrebbero perdere un altro pezzo ad alto valore aggiunto del settore automotive.

Si era solo a maggio 2018 quando il gruppo indiano versò agli eredi Pininfarina un corrispettivo di 150 milioni di euro, promettendo investimenti e rilancio dell’azienda. E invece in poco più di due anni Pininfarina Engineering ha accumulato debiti per 11,5 milioni di euro, causati in gran parte dalle mancate commesse in Iran e Hong Kong. Per questo la casa madre Mahindra stanzierà 20 milioni per ridurre le perdite finanziarie, senza occuparsi più di nessun piano di crescita e sviluppo aziendale e lasciando a casa i lavoratori.

La Uilm di Torino ha proposto alla società del gruppo Mahindra di trasferire i lavoratori in esubero dalla Engineering alla casa madre di Cambiano per poter accedere a tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione ed evitare il licenziamento dei lavoratori, ma l’azienda non ha manifestato l’intenzione di percorrere questa strada. Di fronte ad una vertenza così grave l’assessore al lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, ha dato appuntamento alle parti per il prossimo 12 novembre.

Se per l’azienda la strada è ormai segnata, anche i sindacati si presenteranno al negoziato con le idee chiare. «Abbiamo chiesto il ritiro della procedura — spiega Davide Provenzano, segretario della Fim Cisl torinese — e l’attivazione della cassa Covid per tutti i lavoratori, congelando di fatto il conto alla rovescia dei 75 giorni». Dopo questo lasso di tempo, se non si troveranno soluzioni, i dipendenti in esubero avranno solo più un anno di cassa integrazione straordinaria. «Riteniamo già gravissima la scelta di attivare la procedura di cessata attività, ma ancor più grave il rifiuto da parte dell’azienda di sospenderla, anche alla luce del fatto che avrebbe la possibilità di collocare tutti i dipendenti in cassa integrazione senza nessun tipo di esborso» commenta Edi Lazzi, segretario della Fiom Cgil.

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