«Sei Africano, ti rompo gli occhiali»

Episodio riferito a Camminare Insieme – Il gruppo di giovani torinesi rideva mentre il più prepotente pestava con i piedi sugli occhiali dello studente africano, caduto alla fermata del tram. È accaduto pochi giorni fa. Episodio sinistro, aria di terribili offese che stanno tornando a scagliarsi con la «razza»

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Un paio di occhiali calpestati e mandati in frantumi per disprezzo a Torino, da un giovane che alla fermata del tram si accanisce contro un altro giovane perché africano, fra le risate degli amici che stanno a guardare. È una terribile storia di questi giorni, raccolta dal nostro giornale nel cuore della città. Una storia che ci fa precipitare in un clima – che pensavamo abbandonato da mezzo secolo – di strisciante, ma sempre più impertinenti aggressioni alle persone di «razze diversa».

È accaduto qualche giorno fa a Marc (nome di fantasia), studente del Politecnico di origine africana, un giovane e che ha lasciato tutto per tentare attraverso un percorso universitario un futuro migliore. Un ragazzo che deve studiare e mantenersi perché come raccontano alcuni coetanei «tutto comincia quando lasciamo la nostra famiglia, ci allontaniamo da loro e per la maggior parte di noi è la prima volta. Ci sono problemi di adattamento a un sistema scolastico diverso da quello del paese di origine; preoccupazioni per i documenti di soggiorno; problemi di lingua; difficoltà a prendere gli appunti; difficoltà a comprare i libri; problemi di metodologia di studio; solitudine; depressione e stress; e come se non bastasse, si aggiunge la preoccupazione delle spese per il mangiare». Anche Marc fatica a far fronte alle spese: anche quelle alimentari o sanitarie. Anche lui è uno dei tanti giovani, e non solo, aiutati quotidianamente dall’Associazione Camminare Insieme fondata negli anni ’90, che nei locali di via Cottolengo accoglie  con i suoi volontari chi fatica e se ne prende cura (nel 2019 oltre 6 mila le viste effettuate e quasi 3 mila i pazienti assistiti). Una cura globale che va dalle problematiche medico sanitarie – che sono lo specifico dell’associazione –  a tutti quei bisogni che garantiscono alla persona almeno un minimo «benessere» e tra questi anche l’ascolto. Ed è proprio dall’ascolto attento e premuroso del giovane rivoltosi all’associazione per una visita oculistica è emerso il racconto dell’episodio razzista, è emersa «una ferita nell’animo di questo ragazzo», spiegano i volontari, «che l’episodio ha generato. Ora ha paura, è spaventato, ma purtroppo non è l’unico caso». La storia di Marc  viene così raccolta da una volontaria «È venuto per una visita dall’oculista: si erano rotti gli occhiali e aveva bisogno di un esame della vista. Siccome lo conosciamo perché viene ogni mese a prendere la spesa del Banco Alimentare, abbiamo chiesto come era andata, già con l’intenzione di fare la paternale di circostanza: bisogna far attenzione agli occhiali, non bisogna appoggiarli di qua e di là, ecc….. Ma ci ha preceduto e, con le lacrime agli occhi per l’umiliazione, ha raccontato come era andata. Stava scendendo dal tram e alla stessa fermata scendeva un gruppo di ragazzini, tutti sui quindici anni, che per tutto il tempo della corsa si erano scambiati battute e parolacce. Lo hanno spinto malamente ed è caduto. Stava per raccogliere gli occhiali, ma uno dei ragazzi è stato più veloce di lui e c’è saltato sopra con i piedi, riducendoli in mille pezzi, mentre gli altri ridevano.

Non ha avuto la forza di reagire, e forse è stato meglio. È ancora sotto shock .Per fortuna abbiamo ancora una piccola somma del progetto ‘Sostegno allo Studio’, finanziato dall’Otto per Mille della Chiesa Cattolica, e possiamo procurargli gli occhiali. Sarà più difficile fargli dimenticare questo episodio».

Marc riavrà gli occhiali, ma come osservano i volontari, che lo hanno già reincontrato, ora dovrà riacquistare fiducia, dovrà smettere di chiedersi il perchè di quel gesto nei suoi confronti: non aveva fatto niente e non pensava che dei ragazzi poco più piccoli di lui potessero essere una minaccia e che alle parole sgradevoli si aggiungesse anche il gesto concreto di disprezzo. Disprezzo che la Camminare insieme non può curare anche se appare malattia sempre più frequente, insieme all’indifferenza di chi probabilmente ha assistito alla scena degli occhiali ma non è inervenunto. I medici e volontari dell’Associazione sperano di trasmettere invece un altro volto rispetto agli sguardi diffidenti che molti stranieri riferiscono di incrociare quotidianamente nei tram, negli uffici: «in tanti», concludono «ci riportano episodi di disagio che sulla salute psichica hanno effetti più gravi delle patologie per cui ci contattano, a tanti dunque vorremmo restituire non solo la salute, ma la fiducia, perché la nostra storia storia parla di uomini e donne di buona volontà che hanno deciso di alzare lo sguardo al faro della solidarietà e di mettersi in cammino»

Chi fosse interessato a conoscere la realtà della Camminare Insieme: tel. 011 4365980, mail: camminareinsieme@camminare-insieme.it

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