Sessant’anni fa l’annuncio del Concilio Vaticano II

25 gennaio 1959 – Papa Giovanni XXIII annuncia a sorpresa il Concilio ecumenico Vaticano II: la notizia viene accolta dall’impressionante silenzio dei 17 cardinali di Curia riuniti nella sala capitolare dell’abbazia benedettina annessa alla Basilica di San Paolo fuori le mura. Contestualmente Il Papa indice un Sinodo per la Diocesi di Roma

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Papa Giovanni XXXIII

«Venerabili fratelli e diletti figli! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale. Queste due proposte condurranno all’aggiornamento del Codice di Diritto Canonico».

Sessant’anni fa, domenica 25 gennaio 1959, l’annuncio a sorpresa di Giovanni XXIII, accolto dall’impressionante silenzio dei 17 cardinali di Curia riuniti nella sala capitolare dell’abbazia benedettina annessa alla basilica di San Paolo fuori le mura. Nessun cardinale lo applaude. All’alba Papa Giovanni celebra Messa e ascolta quella celebrata dal segretario mons. Loris Francesco Capovilla. Nella basilica ostiense, nella festa della conversione di San Paolo e a conclusione dell’ottavario di preghiere per l’unità dei cristiani, assiste alla Messa celebrata dall’abate e nella predica dice: «L’unità dei cristiani darebbe tranquillità e letizia al mondo intero e unità, libertà e pace costituiscono il trinomio del Cristianesimo e della fraternità umana».

Nel cenobio, dopo l’«Extra omnes» intimato dal cerimoniere pontificio mons. Enrico Dante. Ai 17 capi delle Congregazioni vaticane il Papa apre «l’animo nostro confidente alla vostra bontà e comprensione circa alcuni punti dell’attività apostolica nei primi tre primi mesi del pontificato». Dice di essere guidato «dalla sola prospettiva del “bonum animarum” e dalla corrispondenza ben netta e definita del nuovo pontificato con le spirituali esigenze dell’ora presente, sapendo che da molte parti amiche e fervorose, e da altre malevole o incerte, si guarda al nuovo Papa». Sente «la duplice responsabilità di vescovo di Roma e di pastore della Chiesa universale, due espressioni di una sola investitura sovrumana, due attribuzioni che non si possono scindere e che si debbono comporre tra loro».

Il pontificato coincide con il «miracolo economico italiano», come lo definisce il 25 maggio il quotidiano inglese «Daily Mail» in una corrispondenza da Roma: «Il livello di efficienza e prosperità del potenziale produttivo dell’Italia costituisce uno dei miracoli economici del continente europeo», grazie al balzo di Fiat, Eni, Olivetti, Pirelli, Falck, Italsider, Snia, Montecatini, Edison, Borletti. Oltre metà delle famiglie hanno radio, televisore, frigorifero, automobile, moto.

Roncalli annota che «Roma è completamente trasformata. La periferia è avviluppata in un agglomerato di case e di famiglie, qui convenute da ogni parte del continente italico, dalle isole circostanti e da tutta la terra. Un vero alveare umano, un brusìo ininterrotto di voci confuse che si intrecciano e si disfanno rendendo faticosa e lenta l’unificazione della vita religiosa, civica e sociale dell’Urbe». Ciò «un incremento di energie, una coordinazione di sforzi individuali e collettivi, una coltivazione spirituale intensa, una produzione più copiosa e felice di frutti benefici e santi, un fervore di vita parrocchiale e diocesana».

Allargando «lo sguardo al mondo, la grazia di Cristo moltiplica frutti e portenti di spirituale elevazione, di salute e santità ma l’uomo che, rifiutandosi a Cristo Figlio di Dio, si volge alla ricerca dei beni della terra, sotto l’ispirazione del principe delle tenebre che organizza la lotta contro la verità e il bene». Mette in guardia «dai vantaggi materiali e dal progresso della tecnica moderna che distraggono dalla ricerca dei beni superiori, infiacchiscono lo spirito, conducono al rilassamento della disciplina e del buon ordine antico, con grave pregiudizio di ciò che costituì la resistenza della Chiesa agli errori, che portarono a divisioni fatali e funeste, a decadimento spirituale e morale». Ora attende dai cardinali «una parola intima e confidente che ci assicuri sulle disposizioni dei singoli e ci offra amabilmente dei suggerimenti».

I cardinali sono ammutoliti: temono, a ragione, che la Curia perda potere e terreno. Eppure sapevano perfettamente chi avevano eletto: il Patriarca dei veneti nascondeva una volontà di ferro dietro un sorriso affabile, nutriva una spiccata simpatia per il dialogo, era un autentico «buon pastore», aborriva ogni autoritarismo «regale» e il governo «isolato» in cui si era chiuso Pio XII negli ultimi anni.

L’annuncio arriva prima ai giornalisti che ai porporati perché la Segreteria di Stato alle 12,30 distribuisce ai giornalisti un comunicato di venti righe e il Papa parla dopo le 13. La stampa mondiale esulta: «Gesto di alto valore storico» («Le Figaro»); «Fatto di pace e distensione fra gli Stati» («Le Monde»); «Gesto coraggioso in un momento in cui la tirannia sottomette la religione a inumana persecuzione» («New York Herald Tribune»); «Progetto meraviglioso ed eccezionale per tutto il mondo» («New York Times»); «Concilio della speranza» («Echo der Zeit»);«Avvenimento di portata storica mondiale» («Die Ostschweiz»); «È giunto in un momento quanto mai opportuno» («Vanguardia española»). «Avanti!» risalta «l’intonazione pastorale e conciliante»; «l’Unità» prevede che il Concilio condannerà il mondo moderno come «materialista ed estraneo allo spirito».

Altro che Papa di transizione. Eletto all’undicesimo scrutinio con 38 (o 36) voti su 51 elettori (di cui 18 italiani), alle 17,08 di martedì 28 ottobre 1958, terzo giorno di Conclave, abolisce «il bacio della pantofola» e lo sostituisce con l’abbraccio fraterno. La sera stessa fa chiamare il prosegretario di Stato Domenico Tardini – suo superiore aveva espresso giudizi severi su di lui quando era rappresentante pontificio in Bulgaria, Turchia, Grecia, Francia – e gli propone di diventare segretario di Stato, carica vacante da 14 anni. Il 4 novembre, all’incoronazione, dice che «chi si aspetta un Papa diplomatico, organizzatore o scienziato, si sbaglia: io sono il vostro fratello Giuseppe».

Il 30 ottobre nomina 23 cardinali: il primo nella lista è l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, poi suo successore (Paolo VI) e personaggi con un ruolo decisivo nel Concilio: Tardini, il suo successore a Venezia Giovanni Urbani, Amleto Cicognani, Joseph König di Vienna, Jilius Döpfner di Monaco. Il 22 dicembre riceve i parroci di Roma: «Tanto mi piacerebbe visitare le parrocchie», come fa dalla Quaresima 1959. Nel pomeriggio di Natale 1958 visita i malati negli ospedali «Santo Spirito» e «Bambin Gesù» e a Santo Stefano i detenuti di «Regina coeli». Annota: «La stampa italiana e di tutto il mondo magnifica il mio gesto di visita alle carceri. E fu per me così semplice e naturale». Il Papa bergamasco si mette al lavoro sul Concilio: commissione ante preparatoria (maggio 1959); commissione centrale (giugno 1960), 10 commissioni preparatorie e 2 segretariati: uno per i media e uno per l’unità dei cristiani che invita i rappresentanti delle Chiese. L’11 ottobre 1962 apre il Concilio con 2.500 vescovi: «Gioisce la Santa Madre Chiesa».

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