Sfollati interni, pubblicati gli Orientamenti pastorali

Santa Sede – La sezione migranti e rifugiati del Dicastero dello sviluppo umano integrale ha pubblicato il documento «Orientamenti pastorali sugli sfollati interni». L’appello del Papa per i braccianti duramente sfruttati

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Il pensiero di Francesco va ai braccianti: «Ho ricevuto diversi messaggi sui problemi del mondo del lavoro. Mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane. Tante volte vengono duramente sfruttati. È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e del lavoro».

E sì, la regolarizzazione degli immigrati sarebbe operazione di grande civiltà, di cui il Paese ha enorme bisogno, aggiunge la Caritas: «Sarebbe auspicabile una regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri. Iniziare dall’agricoltura e dalla collaborazione domestica e poi il resto del sommerso».

Regolarizzare la posizione di chi è impegnato in agricoltura, va a beneficio della filiera alimentare; azzerare l’irregolarità significa dare sicurezza a tutti. Sarebbe un bel contributo per combattere la criminalità, lo sfruttamento e gli abusi perché la criminalità rimesta nel torbido.  Proposte di buon senso che non smuovono gli oltranzisti alla Matteo Salvini e alla Giorgia Meloni.

In tutto il mondo gli sfollati interni sono 41,3 milioni, eppure «non rientrano nel sistema di protezione internazionale previsto dal diritto internazionale dei rifugiati». Lo afferma il documento «Orientamenti pastorali sugli sfollati interni», curato dalla sezione Migranti e rifugiati del Dicastero dello sviluppo umano integrale. «I campi profughi sono una soluzione temporanea», non può essere una soluzione duratura. Compiti della Chiesa sono «favorire l’integrazione; dire “no” a xenofobia, discriminazioni etniche, abusi su donne e minori; combattere il fenomeno dei “bambini soldato”». Questi orientamenti intendono «offrire suggerimenti e linee guida per un’azione basata su quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare», sulla scorta dei quattro imperativi da sempre usati da Papa Francesco per migranti e rifugiati. A fine 2018, secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), 41.3 milioni di persone erano sfollate interne, il più alto numero registrato nella storia: «Le persone, indipendentemente dallo “status migratorio”, dovrebbero poter rimanere nelle loro case in pace e sicurezza, senza il pericolo di essere forzosamente sfollate». Si appella ai media e ai governi «per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che affliggono gli sfollati», che dovrebbero essere considerati rifugiati, alla stregua di quelli sanciti dalla «Convenzione sui rifugiati» del 1951, «perché sono vittime della stessa violenza».

Le immagini che mostrano campi di rifugiati e sfollati sono inquietanti. Queste persone «devono spesso affrontare difficoltà e assenza di protezione, anche quando i campi sono gestiti dalle organizzazioni internazionali». Di qui la necessità che i campi «siano collocati in aree sicure, in località il più possibile lontane da conflitti e sicure da eventuali attacchi, proteggendo i residenti dalla violenza morale e fisica». In sostanza i campi sono una soluzione temporanea, «non devono diventare una situazione permanente ma restare una soluzione d’emergenza, provvisoria».

L’integrazione è possibile solo attraverso «un adeguato impegno di finanziamento a lungo termine per far fronte alle situazioni post-belliche e permettere a rifugiati e sfollati di ritornare a casa con dignità e ricominciare una vita normale insieme». La Chiesa deve «favorire un’integrazione autentica, evitare la ghettizzazione, invitare gli sfollati al rispetto di norme e leggi civili». Forte e chiaro il «no» a xenofobia, tratta degli esseri umani, sfruttamento sessuale; «sì» a «specifici strumenti legislativi e di meccanismi di coordinamento da parte della comunità internazionale».

Le persone fuggite da conflitti armati; i bambini orfani; i bambini soldato; le donne e i bambini vittime di abusi; i disabili e i membri di gruppi etnici discriminati sono i più vulnerabili, spesso invisibili. Compito della Chiesa è «sostenere lo sviluppo e l’attuazione di programmi e politiche di riabilitazione, in particolare dei minori affetti da traumi psicologici e lesioni fisiche, attraverso l’accesso all’educazione come forma di protezione».

Non deve stupire l’insistenza sui doveri dei cristiani e della Chiesa, trattandosi appunto di «Orientamenti pastorali». La Chiesa è chiamata «a promuovere campagne di sensibilizzazione ed educazione per impedire gli abusi su donne e bambini sfollati; a spronare gli Stati ad applicare la legge su questi crimini». Altra proposta: «Esortare gli Stati ad applicare la legislazione internazionale contro la discriminazione basata sull’origine etnica. Gli sfollati che risiedono nelle aree urbane sono spesso relegati nei quartieri periferici e in baraccopoli» dove vivono in condizioni a dir poco indegne e ove non possono far altro che darsi all’accattonaggio, ai furtarelli e ai piccoli reati. Le comunità cristiane sono invitate «a raggiungere e tendere una mano agli sfollati in ogni periferia e baraccopoli»; ad adottare strutture pastorali e programmi specifici che affrontino le esigenze materiali e spirituali degli sfollati. Luogo di questa azione pastorale è soprattutto la parrocchia.

In conclusione, la Chiesa è chiamata ad «adoperarsi per la riconciliazione, l’accettazione reciproca e il rispetto tra gruppi etnici o tribù, promuovendo una guarigione della memoria, il ri-apprendimento del corretto comunicare e l’adozione di uno stile di vita non violento».

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