Sos da un pediatra: i pazienti hanno fame

Torino nord – Marco Fonsati, medico di base a Madonna di Campagna, lancia un appello: molte famiglie, a causa del virus hanno perso il lavoro e non hanno più mezzi per comprare generi di prima necessità

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«Sono preoccupato per le ripercussioni sulle famiglie più fragili dei miei pazienti: ho ricevuto numerose telefonate di mamme che non hanno i soldi per comprare il latte in polvere che ho prescritto per i loro figli ma che addirittura non riescono a mettere insieme pranzo e cena». Sono parole di Marco Fonsati, pediatra da 30 anni e dal 2000 in servizio a Torino nell’Asl distretto nord ovest, zona Borgo Vittoria-Madonna di Campagna. Si è rivolto al nostro giornale per chiederci una mano ad indirizzare i genitori dei suoi pazienti ai servizi della diocesi e della città che possono aiutare, con pacchi viveri e sostegno al reddito, le famiglie più fragili.

«Noi medici stiamo supplendo come possiamo alle richieste dei pazienti» spiega «ma non possiamo rispondere da soli a tutte le richieste. La mia utenza è composta da famiglie con lavori regolari che riescono a far fronte alle spese ma anche da tanti nuclei già provati dalla perdita del lavoro di uno dei genitori. L’emergenza coronavirus ha peggiorato la situazione mettendo allo scoperto la piaga del lavoro nero: ci sono tanti papà che lavorano in cantieri irregolari e mamme che fanno le pulizie o le badanti senza un contratto e il covid19 li ha costretti a casa, senza entrate né cassa integrazione. E a causa delle misure anticontagio non possono neppure uscire per cercare aiuti perché non hanno una giustifica per recarsi al lavoro». Una situazione drammatica, avvisa il medico.

«Temo che molte di queste famiglie, soprattutto mamme sole che non hanno parenti alle spalle si sentano costrette a rivolgersi a usurai per ottenere prestiti per mangiare o pagare l’affitto: è un clima esplosivo. Mi appello alle istituzioni perché si accorgano di cosa succede in periferia. Quando la gente ha fame e non sa come dar da mangiare ai figli siamo vicini al limite di guardia».

Marco Fonsati, pediatra

Il dottor Fonsati (nella foto) non nasconde la rabbia: «Lo sfruttamento dei lavoratori irregolari e l’evasione fiscale ha contribuito anche a depauperare le risorse per il Servizio sanitario nazionale: noi medici di base all’inizio dell’emergenza e per molti giorni siamo stati costretti a lavorare con le protezioni che ci siamo procurati a nostre spese: l’Asl ci ha lasciati soli.

Ma non c’è solo l’emergenza coronavirus. La maggior parte delle visite cerco di farle per telefono per i casi meno urgenti ma ho bambini e ragazzi con patologie che, se non curate possono diventare serie. Le faccio un esempio: un’ otite non curata può degenerare ma se non vedo il bambino non so come intervenire e la visita in studio senza protezioni può essere pericolosa».

Marco Fonsati avvisa che le misure anticontagio che costringono i nuclei famigliari a casa in ambienti ristretti possono esacerbare le conflittualità: «Molti miei piccoli pazienti vivono in alloggi angusti con genitori esasperati: uscire a giocare sul balcone (dove c’è) non basta. Se la chiusura verrà prorogata di settimane, come è prevedibile, occorrerà studiare misure alternative per far uscire i bambini in sicurezza magari mettendosi d’accordo nei condomini per fare turni di gioco. I cani sono autorizzati ad uscire: a maggior ragione i bambini hanno bisogno di muoversi, ne va della loro salute».

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