Stati generali, l’Europa chiede riforme ambiziose

Bruxelles – I vertici delle istituzioni europee a Villa Pamphili, a Roma, incoraggiano il Governo, ma non fanno sconti. A luglio la Germania condurra la trattativa sul Recovery found, previsti aiuti e prestiti

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Agli Stati Generali, di messaggi dall’Europa ne sono piovuti a scroscio: Consiglio europeo, Commissione europea, Parlamento europeo, Banca centrale europea, pure il Fondo monetario internazionale e l’Ocse, tutti – chiamati a farlo – hanno detto la loro. E tutti sono stati ascoltati e interpretati in chiave positiva, dall’informazione melensa che ha accompagnato questo evento.

Che, anche per questo, s’è essenzialmente ridotto a essere una ‘fiera delle vanità’, una grancassa delle ambizioni e una passerella del ‘c’ero anch’io’, senza confronto e senza discussione. Certamente, i rappresentanti delle Istituzioni europee e internazionali hanno offerto all’Italia simpatia e apprezzamento, ma pure moniti e messe in guardia: più che andare in brodo di giuggiole per i primi, sarebbe meglio fare tesoro dei secondi.

Invece, i titoli e le copertine dei tg del servizio pubblico li conquistano «L’Europa s’è desta» pronunciato in italiano e modulato «sull’Italia s’è desta» del nostro inno, di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, e il «Bravo to Italy!» di Kristalina Georgieva, direttore generale dell’Fmi. Che nei loro discorsi invitano a non sprecare l’opportunità di ripresa e rilanciano offerta dall’eccezionale mobilitazione delle organizzazioni internazionali.

Se attrezzarsi fin da ora per spendere bene le risorse che verranno dall’Europa è una mossa saggia, è invece presto per festeggiare l’apertura del nuovo cantiere: primo, perché il lavoro di riforma che dovrà accompagnare gli investimenti sarà difficile, soprattutto per l’Italia, che è l’ultima della classe dell’Eurozona in numerose classifiche economiche e sociali; e, secondo, perché il Recovery Fund è ancora soltanto una proposta, affidata a un negoziato non semplice, che andrà in scena senz’altro fino a luglio.

Il Consiglio europeo di questo venerdì a Bruxelles è una tappa interlocutoria: la Germania assumerà il 1° luglio la presidenza di turno del Consiglio dei Ministri dell’Ue e condurrà in porto la trattativa, forse già a luglio, forse in autunno. E le cifre oggi in tavola inevitabilmente cambieranno, così come il mix tra aiuti e prestiti.

Secondo gli analisti di Bruxelles, i vertici delle Istituzioni europee a Villa Pamphili incoraggiano sì il governo, ma non fanno sconti: l’Italia dovrà davvero sfruttare l’occasione per ammodernarsi e, dopo un lasso di tempo ragionevole, dovrà tornare a preoccuparsi di abbassare il suo altissimo (e crescente) debito. Utilizzando tutti gli strumenti disponibili, senza lasciare nei cassetti dell’Ue somme ingenti, utili e subito disponibili (leggi: i fondi del Mes), in attesa di stanziamenti per ora ipotetici.

Le letture degli aedi del potere

Villa Pamphili di vip europei non ne ha ospitati: l’evento voluto dal premier Giuseppe Conte s’è infatti adeguato ai tempi del Covid, con interventi a distanza via web. Nella Sala degli Stucchi, c’erano, con il presidente del Consiglio, i ministri e, a turno, qualche altro protagonista italiano; ma la maggioranza degli interventi erano dallo schermo, il che riduceva la possibilità di interlocuzione.

L’appuntamento è off limit pure per i giornalisti. Cui i portavoce del governo e della politica dicono che gli esponenti delle Istituzioni europee hanno sottolineato che l’Italia è tornata forte e rispettata in Europa e che l’Europa è diversa, non più prigioniera dell’austerity, ma votata all’impegno sociale ed ecologico, con il Parlamento europeo che rifiuta l’austerity oggi e sempre, con la Bce che assicura ottime condizioni finanziarie a tutta l’Eurozona.

Continua la favola che la pandemia lascia un mondo migliore, che ‘niente sarà più come prima’. C’è – dicono le fonti di Palazzo Chigi – «un generale riconoscimento» alla gestione dell’emergenza fatta dal premier Conte, che ha «messo in sicurezza» l’Italia dal coronavirus ed è riuscito, con il pressing per il Recovery Fund, a ottenere che l’Unione destini «risorse importanti» al nostro Paese.

Con buona pace del fatto che l’iniziativa decisiva per il Recovery Fund è stata franco-tedesca e che le «risorse importanti» sono per ora una proposta e devono essere ancora negoziate e stanziate e allocate. Chè, poi, per l’Italia, il difficile arriva sempre quando si tratta di spenderle bene.

E, a proposito, idee evocate da forze di maggioranza, tipo usare i soldi europei per ridurre le tasse, fanno giustamente rizzare i capelli ai partner europei, che vorrebbero vederli investiti in riforme e ammodernamenti del Paese, utilizzando per abbassare le tasse lo strumento della lotta all’evasione fiscale (ché, se le tasse le pagano tutti, tutti ne possono pagare di meno).

Sia la presidente von der Leyen sia il commissario Paolo Gentiloni hanno rilevato che l’Italia è stata tra i Paesi europei più rapidi a muoversi con misure economiche anti-recessione da coronavirus e che ha messo in campo sforzi finanziari notevoli. Gentiloni ha ricordato che la lettera del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a inizio marzo è stata la prima che ha ricevuto.

Il senso dei messaggi da Bruxelles, Francoforte, Washington

Diversa, più sfumata e più problematica, la lettura degli analisti di Bruxelles, probabilmente più vicina a spirito e intenzioni delle Istituzioni Ue. La Commissione è stata la prima ad appoggiare l’Italia, tanto da disegnare il Recovery Fund in modo che Roma ne riceva la fetta più ampia. Ma, spiega il presidente del Consiglio Charles Michel, la solidarietà «non è una strada a senso unico».

Se da una parte c’è l’Ue che aiuta, dall’altra deve esserci un Paese che si rafforza – «realizzando trasformazioni indispensabili» – e, quindi, rafforza tutta l’Ue. L’Italia ha ben chiaro il concetto, secondo il commissario Gentiloni e il presidente del Parlamento David Sassoli, convinti che sia l’ora giusta per attuare le raccomandazioni fatte da anni da Bruxelles. Senza sottovalutare le incognite del negoziato sul Recovery Fund, che entra ora nel vivo e che può ancora dare scossoni al progetto europeo nel suo insieme.

Prima di tutto, bisogna intervenire per rendere la giustizia civile, e la pubblica amministrazione, più efficienti: la loro buona qualità è «essenziale» perché si possa fare buon uso dei fondi europei, ricorda von der Leyen. Che menziona un’altra debolezza del sistema Italia: «L’occupazione di donne e giovani è troppo bassa. Tutti sappiamo che non si può costruire un’economia di successo senza di loro». L’Ue continua a chiedere un ulteriore intervento sull’evasione fiscale, sui ritardi del Mezzogiorno, sul miglioramento delle politiche del lavoro attive, sulla qualità dell’istruzione.

Gentiloni sottolinea che usare a pieno i 173 miliardi del Next Generation Eu – meglio, quanti ne risulteranno, a trattativa conclusa – sarà una sfida sia per il Governo che per la Commissione. «Richiederà pacchetti di investimenti e di riforme con un percorso chiaro, con tempi e tappe concordati, con le misure legislative e i provvedimenti attuativi e i risultati attesi», dice l’ex premier oggi commissario, cui spetterà verificare il piano italiano già ad ottobre e poi seguirne via via l’attuazione.

Le risorse europee saranno, infatti, divise in tranches, che si sbloccheranno ad ogni obiettivo raggiunto. Se si manca un traguardo, si perde una rata.

Al buon esito del percorso di riforma è legato anche l’andamento dell’elevatissimo debito pubblico, su cui, avverte ancora Gentiloni, l’Italia dovrà intervenire. Non nell’immediato ovviamente, e certo non con «strette» sul bilancio cui il commissario si opporrà. L’idea è di portare il debito in discesa agendo sul denominatore, cioè sul Pil: per questo, l’obiettivo è di rilanciare l’economia, sbloccando il potenziale di crescita fermo da anni per problemi strutturali. Discorso che trova perfettamente d’accordo la presidente della Bce Christine Lagarde.

Georgieva, primi in partenza, non ultimi al traguardo

Kristalina Georgieva, bulgara, ex commissaria europea, direttrice del Fondo monetario internazionale, riconosce i meriti e i primati dell’Italia sul fronte della pandemia: «Siete stati i primi a proteggere in modo aggressivo la popolazione – e facendolo avete anche protetto a lungo termine l’economia -; e ora state riaprendo in modo molto cauto e ponderato», come sta facendo i tre quarti del Mondo.

Ma «ci sono cinque aree» che l’Italia dovrebbe affrontare e «credo che lo farà in modo efficiente»: «Riduzione della burocrazia nella pubblica amministrazione; efficienza negli investimenti; riforma delle tasse e della loro riscossione, per una ripresa più inclusiva e equa: allentamento delle regole per migliorare la concorrenza; riduzione delle disparità regionali… Queste sfide sono ben note e questo momento dovrebbe essere colto come un’opportunità per affrontarle e andare avanti».

Per la Georgieva, «questa è una fase chiave per l’Europa»: il sogno europeo «sta diventando realtà perché l’Europa è unita nel portare avanti un pacchetto di misure della dimensione richiesta», perché i Paesi possano fare fronte al Coronavirus e alle sue ricadute economiche. «Voglio essere chiara, non si tratta solo di fondi», spiega. «Questa è una chance per l’Europa per far ripartire il motore della convergenza, che è stato fermato dalla crisi finanziaria. È una chance per l’Europa d’esercitare la sua leadership, ed è una chance che non va persa».

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