Svelato il “cuore” romanico del Santuario della Consolata

Torino – Tornano alla luce gli affreschi dell’antica chiesa di Sant’Andream costruita all’inizio dell’XI secolo, su cui venne eretto il santuario mariano. Il restauro è stato finanziato dalla Fondazione Crt, che ha raddoppiato le donazioni dei cittadini raccolte con una campagna di fundraising. GALLERY

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È molto emozionante scoprire nuovi tasselli che compongono il mosaico della nostra storia. Mercoledì 6 febbraio, a Torino, è stata aggiunta una nuova importante pagina alle vicende storiche e artistiche della Città: è stato svelato il ‘cuore’ romanico del Santuario della Consolata, molto amato dai torinesi, riferimento della devozione, gioiello barocco del Guarini.

Dopo 240 giorni di lavori, grazie al sostegno della Fondazione Crt che ha raddoppiato le donazioni dei cittadini, sono tornati alla luce gli affreschi che ornavano le pareti della preesistente chiesa di Sant’Andrea, costruita all’inizio dell’XI secolo e sulla quale il Guarini progetta il nuovo Santuario mariano.

Questa importante scoperta è il traguardo di un percorso avviato nel 2009 dal Santuario, in collaborazione con le Soprintendenze piemontesi, con il primo cantiere di indagini, che ha portato alla luce significativi elementi dell’architettura e della decorazione della prima chiesa, un unicum nel panorama torinese. «Sono molto grato», ha detto mons. Giacomo Martinacci, rettore della Consolata, durante la conferenza stampa di presentazione dei lavori, «alle 278 persone, non solo torinesi, che come segno di apprezzamento per il Cantiere romanico – ma prima ancora come testimonianza di amore alla Consolata – hanno offerto il proprio contributo che ha reso possibile questo tratto di cammino». Un cammino, ha ricordato mons. Martinacci, «iniziato fin dal rettorato dell’indimenticato mons. Franco Peradotto».

Le indagini, condotte in parti dell’edificio sacro sino ad allora inesplorate, hanno condotto a esiti inaspettati e di grande importanza: nella muratura della cosiddetta Cappella del Convitto annessa al Santuario sono emersi elementi architettonici dell’abside romanica dell’antica chiesa di Sant’Andrea. I lavori di recupero, condotti dal Centro conservazione e restauro La Venaria Reale, hanno portato alla luce alcuni affreschi di epoca romanica, restaurati anche con il laser, asportando intonaci e coloriture moderne, senza danneggiare o compromettere i partiti sottostanti. La freschezza e la vivacità dei colori, la meticolosa precisione delle finte architetture e la cura con la quale sono stati realizzati i panneggi delle vesti sono davvero sorprendenti.

Sulla parete Sud è apparsa una grande figura dalla veste colorata, nell’atto di protendere una mano verso l’alto e reggere con l’altra un cartiglio le cui parole identificano, probabilmente, il patriarca Abramo. Sulla parete Nord, contornate da elementi di finta architettura, sono emerse due figure (al momento non chiaramente identificate), che sorreggono dei cartigli. Alla sommità delle pareti, nelle fasce decorate, si individuano i lacerti di due volti: uno maschile con grandi occhi e il copricapo di un monaco, probabilmente San Benedetto, come potrebbero suggerire alcune lettere poste ai lati; l’altro femminile, dallo sguardo intenso e col capo velato. Nel catino absidale, sotto il finto cassettonato, è stata rinvenuta una decorazione seicentesca che lo ripartisce in spicchi racchiudenti motivi vegetali, acroteri e ghirlande.

«La Fondazione Crt, da sempre il principale sostenitore privato del Santuario della Consolata cui ha storicamente destinato 4 milioni di euro, continua a mettere a disposizione risorse economiche, competenze e idee progettuali per la valorizzazione e la salvaguardia di questo meraviglioso ‘gioiello’, confermando il proprio impegno per il patrimonio artistico ecclesiastico», ha detto il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia. «L’importante scoperta del ‘cuore’ romanico del Santuario, ultimo tassello di un lungo percorso di restituzione alla città, ha potuto contare sul lavoro corale delle forze e maestranze del territorio».

Per la rinascita del bene, a seguito di un confronto con il Rettore del Santuario e l’Ufficio Beni culturali della Diocesi per l’individuazione delle priorità progettualità, «la Fondazione Crt ha inaugurato un modello di filantropia innovativa applicata per la prima volta a un bene ecclesiastico», ha detto il segretario generale della Fonazione Crt Massimo Lapucci. «In aggiunta al tradizionale sostegno erogativo, infatti, abbiamo avviato una campagna di fundraising ad hoc e, con il meccanismo del matching grant, abbiamo raddoppiato le 278 donazioni, dalla città e non solo. Nell’ultimo anno, per il recupero degli affreschi romanici, le risorse hanno toccato complessivamente quota 135 mila euro». La campagna di fundraising, affidata alla fundraiser Giulia Poretti, è stata quindi applicata al fine di poter coprire i costi e avviare il Cantiere di Studio relativo alle fasi costruttive pre-guariniane che, appunto, hanno restituito gli affreschi e la fase romanica.

Il Santuario della Consolata è elemento di forte identificazione per i torinesi. Nel 1714 Santa Maria della Consolazione viene proclamata Patrona della città di Torino, evidenziando il riferimento della devozione cittadina, per tutti la Consolata. Le attestazioni di fede tributate alla Madonna della Consolazione risalgono già al secolo XIII. Sarà con l’assedio di Torino del 1706 che si pongono le basi per la definitiva venerazione popolare della Consolata: durante l’assedio, il Santuario, posto a ridosso del bastione della cinta muraria difensiva, si trovava sotto il tiro delle cannonate, ma i fedeli continuavano a frequentare la chiesa, animati dal beato Sebastiano Valfrè, e le cronache dell’epoca non segnalano vittime o incidenti.

La storia dell’attuale Consolata affonda le sue radici nel Medioevo, nelle vicende di un gruppo di monaci benedettini, fuggiti dal monastero della Novalesa, in Val di Susa, a seguito dell’invasione saracena. Nel 906 il gruppo monastico si rifugia presso un’antica cappella dedicata alla Madonna, dove in seguito viene costruita una chiesa titolata all’Apostolo Andrea; nel secolo successivo viene poi edificata una chiesa a tre navate, con una cripta, titolata ancora a Sant’Andrea, che nella Cronaca della Novalesa  è descritta come la più bella di Torino. Tra i secoli XIII e XIV le notizie riguardanti la chiesa sono scarse; nel 1448 una delibera comunale concede al priore di ampliare la chiesa con la formazione di una campata verso ovest, cioè verso le mura di confine della città. Il 25 ottobre 1589 i monaci cistercensi sostituiscono i benedettini nella conduzione del monastero e dell’annessa chiesa di S. Andrea attuando importanti modifiche strutturali e valorizzando il culto mariano.

Dei primi anni del XVII secolo sono i finanziamenti di Carlo Emanuele I per gli interventi sull’altare maggiore di Sant’Andrea e per la cappella della Consolata, affidati all’architetto ducale Ascanio Vitozzi. Successivamente i padri cistercensi modificano l’aspetto e le proporzioni spaziali della basilica, ribaltando architettonicamente il rapporto gerarchico tra il Santo titolare e la Vergine, definendo così l’importanza che nel corso dei secoli aveva assunto la cappella della Madonna. Questa radicale trasformazione, avvenuta tra il 1678 e il 1740 è dovuta a Guarini e completata dall’ingegner Bertola. La superficie della chiesa è occupata da una grande aula ellittica, detta di Sant’Andrea, planimetricamente sovrapponibile alle tre navate dell’antica chiesa romanica. Il nuovo assetto guariniano prevede la rotazione di 90 gradi dell’asse est-ovest, collocando a nord il presbiterio a forma esagonale. All’inizio del XVIII secolo Juvarra amplia lo spazio riservato al presbiterio aggiungendo una cappella ellittica e costruendovi l’altare per accogliere in modo consono l’immagine della Consolata. Da quel periodo in poi la parte della chiesa di Sant’Andrea (orientata) risparmiata dalle demolizioni è rimasta inglobata tra le murature del nuovo Santuario e che i recenti interventi ne hanno svelato e restituito il ‘cuore’ romanico, in vista, magari di altri future scoperte.

«È storia recente il completo restauro delle facciate interne del Convitto, insieme a lavori inderogabili sulla cupola centrale del Santuario», ha concluso mons. Martinacci. «È invece storia contemporanea il restauro della cappella di Sant’Anna: si avviano i lavori proprio in questi giorni. Altre realtà attenderebbero di essere riscoperte e rese visibili, penso anche soltanto alla settecentesca splendida cappella dell’abate, all’interno del nostro Convitto. Mi auguro che sia possibile, in un futuro non troppo lontano, aggiungere anche questo ulteriore tassello».

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