Talenti, «Prof, aiutateci a scoprirli»

Chiusa la Settimana della Scuola e dell’Università – Oltre 3.500 allievi di scuole statali e paritarie nelle giornate organizzate dal 21 al 25 ottobre dalla diocesi di Torino si sono ritrovati al Santo Volto con i loro docenti per riflettere su come scoprire la proprie potenzialità

179
Gli alunni della III D (indirizzo socio sanitario) dell’Istituto Bosso-Monti di Torino con lo scrittore Fabio Geda, giovedì 17 ottobre durante il convegno promosso dalla diocesi al centro Congressi del Santo Volto

Ognuno di noi ha almeno un talento basta scoprirlo…facile a dirsi quando ti senti un fallito, quando non hai più voglia né di studiare né di cercare lavoro e per le statistiche sei un neet . Per questo motivo la nona edizione della settimana della scuola e dell’università promossa dalla diocesi dal 21 al 25 ottobre quest’anno aveva come tema «Un talento per tutti», «per far riflettere allievi e docenti come poter scoprire le proprie capacità per metterle poi a disposizione della società per il bene comune», spiega don Roberto Gottardo, direttore dell’Ufficio diocesano scuola.

«Mi chiamo Mirko ho 17 anni sono stato bocciato due anni in un istituto tecnico. Mi sentivo un fallito, sono stato un anno a casa senza fare nulla. Poi mi sono iscritto ad un corso di formazione professionale , ho incontrato professori che si sono accorti di me, mi hanno fatto capire che avevo delle potenzialità,  che dalle sconfitte ci si può rialzare. La mia vita è cambiata ho capito che la ristorazione poteva essere la mia strada. Quest’estate ho lavorato nella stagione estiva a Jesolo con la formazione professionale mi sono reso conto anche io valgo». «Sono Andrea: in seguito ad una malattia grave sono stato per 14 anni in carrozzina. Fin da quando ho iniziato la scuola sono stato preso in giro perché non potevo partecipare come i miei compagni alla vita di classe ma ho sempre combattuto. Poi la bocciatura nelle superiori e la scelta della formazione professionale. Qui grazie ai miei formatori ho capito che i miei limiti non erano nelle mie gambe. Ora sono guarito, oggi ha fatto il Flash mob con i miei compagni: sono in piedi non solo perché cammino».

Mirko, Andrea, Simone, Marika sono alcuni dei ragazzi e delle ragazze che hanno partecipato alla «Settimana» rivolta a tutte le scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado della città a cui hanno partecipato oltre 3500 gli studenti con i loro insegnanti. Alcuni di loro che frequentano i cfp Engim (l’ente di formazione professionale dei Giuseppini del Murialdo) e della Casa di Carità Arti e mestieri che hanno animato una delle mattinate dedicate alle scuole superiori, insieme allo scrittore torinese Fabio Geda, per molti anni educatore nei servizi sociali: ha aiutato i ragazzi a riflettere sulle loro potenzialità raccontando come ha scoperto il suo talento  e come la sua passione per la scrittura sia diventato un mestiere.

Anche mons. Nosiglia, che ha partecipato alle giornate divise per fasce d’età (materne, primaria, secondaria di primo e secondo grado, università)  ha parlato di come ha capito quali erano i suoi talenti. «Ho scoperto di aver una passione per l’educazione, un talento da sviluppare in questo campo lavorando insieme ai giovani nella mia parrocchia come animatore ed educatore. Fondamentale per la mia vocazione sacerdotale è stata la figura del mio viceparroco che mi persuaso con la sua testimonianza che quella poteva essere la mia strada» ha detto l’Arcivescovo ai giovani che gli chiedevano la sua esperienza. «È molto importante quando ti affacci alla vita incontrare una persona, un educatore, un insegnante, nel mio caso un sacerdote, che ti dia fiducia e tiri fuori ciò che magari non sapevi di avere dentro e ti aiuti a metterlo a frutto».  Del resto su questa convinzione don Bosco, qui a Torino nell’Ottocento, ha fondato il suo sistema preventivo esportato in tutto il mondo: il santo dei giovani ai suoi sacerdoti era solito dire:  «In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare».

Scoprire i propri talenti e avviarsi ad un corso di studi «centrato sulle proprie passioni» è decisivo ma gli scogli della crisi del lavoro e della fuga di cervelli, soprattutto dopo la laurea, scoraggiano tanti  giovani. «Per questo è importante che il mondo dell’imprenditoria, quello della scuola e dell’Università lavorino in rete» ha concluso mons. Nosiglia: se non c’è sinergia e comunicazione fra scuola e impresa i sogni e le aspirazioni dei ragazzi vengono frustrati e il nostro Paese si impoverisce e invecchia».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

quattro × tre =