Thyssen, la crudeltà della Giustizia

Condannati in semilibertà – Cosa insegna la tragedia del 2007. Scrive Claudio Chiarle, già segretario Fim Cisl Torino Canavese: “governare la sicurezza in ogni campo può essere fattore di crescita economica della nostra società, di benessere”

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Cos’è la Giustizia? L’esercizio di questo potere previsto dalla Costituzione non sempre cura il dolore e il dramma delle persone colpite dagli episodi criminali. La vicenda Thyssen (è di questi giorni la notizia della semilibertà concessa in Germania ai due manager condannati per il rogo del 2007) è emblematica di questo paradosso: la Giustizia, sebbene esercitata in modo equo, completo e trasparente, non sempre riesce a soddisfare, a lenire il dolore dei famigliari delle vittime.

Ne abbiamo tanti esempi in Italia, forse più ingiusti e meno noti ancora del dramma Thyssen, ma credo che si debba cogliere nelle parole del Procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo la sintesi del percorso giudiziale effettuato: abbiamo fatto tutto il possibile e non possiamo interferire nel sistema giudiziario di un altro Paese, democratico.

È la «crudeltà» della Giustizia, che dopo la sentenza, avendo esaurito il suo compito, lascia solo il famigliare della vittima. Tocca alla società civile e politica il non dimenticare, l’agire, il ricordare per non lasciare solo con il suo dolore il famigliare, nel dopo sentenza. Dopo la tragedia del cinema Statuto, in tema di sicurezza si ebbe un salto di qualità, ma quanti morti abbiamo dovuto vedere per arrivare a questo! Ecco dunque il primo insegnamento: sulla sicurezza non si possono aspettare le tragedie.

Il problema della sicurezza e della salvaguardia dell’ambiente di lavoro, che oggi è ampiamente correlato all’ambiente esterno, è centrale nell’azione sindacale: se guardiamo dove avviene la maggior parte degli infortuni sul lavoro constatiamo che si verifica in settori dove la tutela sindacale è meno presente. L’agricoltura, ad esempio, è legata a mezzi obsoleti eppure in Italia non è, da decenni, possibile avviare la revisione dei trattori: la maggior parte degli infortuni mortali avviene con trattori vecchi e operatori molto anziani. Abbiamo infortuni diffusi nelle aziende degli appalti, nella carpenteria pesante, nella manutenzione impiantistica, nella logistica.

La nostra legislazione in tema di sicurezza. nonostante tutto, è una delle migliori in Europa e per questo è periodicamente soggetta a attacchi snaturanti da parte di alcune frange della politica e anche da una platea abbastanza vasta di imprenditori. Purtroppo!

Da sindacalista non ho mai amato lo slogan: «infortuni zero» perché so che è estremamente difficile, forse impossibile realizzarlo, però è la prospettiva cui tendere, su cui lavorare e impegnarsi.

Cosa fare? Intanto sostenere tutte le imprese che vogliono investire in nuovi macchinari, rafforzare la vigilanza assumendo Ispettori del Lavoro che aiutino le imprese alla messa a norma.

Il tema della sicurezza va affrontato nelle scuole, è un fatto culturale. Costituendoci parte civile nel processo Thyssen, il Sindacato metalmeccanico unitariamente, noi della Fim-Cisl scegliemmo sin da subito che l’eventuale risarcimento economico sarebbe stato utilizzato per delle borse di studio in memoria delle vittime del rogo maledetto e di «Caio» Rizzetto, il nostro Operatore Fim che si occupava di Thyssen e morto qualche settimana dopo il tragico incidente. Abbiamo coinvolto centinaia di allievi e allieve delle elementari, medie e superiori.

Era il «minimo sindacale» che potevamo fare per restituire qualcosa in positivo, alla società, di quella tragedia. Instillare gocce pedagogiche, costanti e perseveranti di sensibilità al lavorare in sicurezza; a vivere in sicurezza, in casa, in auto, ovunque, dovrebbe essere uno degli obiettivi su il Paese dovrebbe investire. Governare la sicurezza in ogni campo può essere fattore di crescita economica della nostra società, di benessere.

Occorre fare diventare la sicurezza una delle «arti» italiane. Più creeremo cultura della Sicurezza meno avremo bisogno della Giustizia susseguente e allora potremo dire: obiettivo a tendere, zero infortuni.

Claudio Chiarle, già segretario Fim Cisl Torino Canavese

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