Torinesi in piazza contro il metodo No Tav

10 novembre – Una manifestazione di torinesi «Sì Tav» in piazza Castello, forte di una sottoscrizione con decine di migliaia di firme, è stata indetta a conclusione di una settimana di polemiche dopo il voto «No Tav» del Consiglio Comunale. L’amministrazione Appendino è in difficoltà

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Chiara Appendino

Una grande manifestazione di torinesi «Sì Tav» in piazza Castello, forte di una sottoscrizione con decine di migliaia di firme, è stata indetta sabato 10 novembre a conclusione di una settimana di passione e di polemiche dopo il voto «No Tav» del Consiglio Comunale. L’Ordine del Giorno fatto approvare dai Cinque Stelle il 29 ottobre è apparso ai più come una conferma delle difficoltà dell’Amministrazione Appendino a passare dalla critica alla prassi di governo, dalla protesta alla proposta: si ascoltano tanti «no», si colgono poche idee per il concreto contrasto del declino del capoluogo, che sta cominciando a pensare di essere nelle mani di una politica rinunciataria e inconcludente.

Ben al di là della questione Tav la sindaca Chiara Appendino viene accusata di ambiguità (nel giorno del voto No Tav era all’estero) e di immobilismo pericoloso per la città, sia a giudizio di coloro che le avevano dato fiducia nel voto del 2016, sia di quanti, dopo quel voto, credettero che avrebbe parlato a nome di tutti i torinesi. Il proclama No Tav della scorsa settimana ha trasmesso un diffuso senso di tradimento del patto con le categorie produttive, i sindacati, le professioni.

Dunque si arriva alla mobilitazione in piazza, decisa all’unanimità da Unione Industriale, Api, Cna, LegaCoop, Confartigianato, Camera di Commercio, Ascom, Confesercenti, Cia, Cgil, Cisl e Uil e altre sigle della galassia del lavoro. Una reazione così compatta della società civile non si era mai avuta e non può stupire. Invece stupisce l’ostinazione grillina a non considerare il rapporto causa-effetto tra i continui «no» e la disaffezione montante dei cittadini: il no Tav, il rifiuto delle Olimpiadi, il freno tirato sulla Linea 2 metropolitana, i distinguo sulla Città della Salute, la rigidità sui blocchi del traffico…

Il consenso politico è sempre volatile quando non si traduce in comportamenti concreti, e crolla sempre quando non intercetta il sentimento delle persone. Il sentimento dei torinesi nel pieno della crisi post-industriale si riassume in due sole parole – bisogno di lavoro – che le polemiche su Tav, Olimpiadi, dieta vegana e via elencando non hanno evidentemente intercettato, anzi hanno frustrato.

Il sistema dei «no» – chiuso a riccio rispetto alle obiezioni – è stato vissuto, in due anni e mezzo di Amministrazione grillina, come qualcosa di paradossalmente simile a quel «Sistema Torino» che si voleva mandare in soffitta. Quel sistema era stato contestato proprio perché chiuso e elitario. Ma una città non può a lungo rimanere denutrita sotto il profilo del confronto sociale tra cittadini e i suoi rappresentanti. Un metodo che la sindaca Appendino deve affrettarsi a recuperare.

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