Torino, capitale dell’intelligenza artificiale?

Candidatura – Il capoluogo piemontese ha le carte in regola per diventare polo di riferimento nazionale. L’Arcivescovo Nosiglia incoraggia a «tessere la rete» lanciata da don Luca Peyron, responsabile della Pastorale universitaria della diocesi

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Torino avrebbe le carte in regola per diventare sede del futuro Istituto nazionale dell’Intelligenza Artificiale. È bastato che la Chiesa torinese, attraverso il direttore della Pastorale Universitaria don Luca Peyron, lanciasse l’idea di candidare la città, che tutti sabato 4 luglio – dal Sindaco Appendino all’Unione Industriale, ai rettori di Politecnico e Università, al Club degli Investitori –  prendessero la parola per dire ad una sola voce che sono d’accordo: Torino deve fare in fretta e proporsi al Governo.

Siamo per ora solo alle dichiarazioni di principio. È ancora soltanto una dichiarazione di intenti il documento (un rapporto pubblicato il 2 luglio) con cui il Ministero dello Sviluppo Economico esprime il convincimento che sia utile far nascere un Istituto per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Italia. La decisione vera e propria deve ancora essere assunta, ma già si parla di un migliaio di addetti e 160 milioni di investimento l’anno. Torino pensa di avere le carte in regola per ospitare questo futuro polo d’eccellenza.

Con l’intervento che pubblichiamo in queste pagine, l’Unione Industriale (gruppo Ict) spiega perché Torino è la città giusta. La spiegazione risiede nel lungo elenco di realtà locali all’avanguardia nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Dove per Intelligenza Artificiale si intende il connubio fra informatica e macchine industriali, che lo sviluppo dei più moderni software mette nelle condizioni di svolgere funzioni simili a quelle dell’uomo, per esempio la capacità di vedere, di muoversi e addirittura prendere decisioni.

Don Peyron ha maturato la proposta di candidare Torino in forza della sua esperienza pastorale negli Atenei universitari della città (da alcuni mesi ha avviato anche il servizio diocesano per l’Apostolato Digitale). «Torino – spiega – ha tutte le carte in regola: le avrebbe dal punto di vista tecnologico con due grandi Atenei di respiro internazionale, che proprio su questi temi si collocano ai massimi livelli insieme ad un tessuto imprenditoriale interessante; le avrebbe dal punto di vista logistico, essendo posta al centro geografico dell’Europa; le avrebbe dal punto di vista degli ampi spazi di cui dispone, in cerca di nuova vocazione. Soprattutto Torino ha le carte in regola perché ha la cultura giusta per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Italia: la cultura del lavoro preciso e geniale che ha fatto nascere nei secoli tanta innovazione tecnologica, dal filato del ‘700 all’mp3 passando per il cinema… La cultura che pone l’essere umano al centro – è una delle raccomandazioni più interessanti del rapporto citato – in cerca di una sostenibilità sociale e tecnica che tenga un equilibrio sano tra le diverse tensioni e questioni».

La proposta di don Luca Peyron 

Il rapporto del Mise uscito ieri sulle strategie per l’intelligenza artificiale in Italia tra i diversi punti indica anche l’opportunità di creare un istituto ad hoc.

ll gruppo di specialisti invoca la nascita di un Istituto italiano per l’intelligenza artificiale (raccomandazione I3a), che guidi lo sviluppo e gli studi locali e attiri talenti internazionali, favorendo il trasferimento tecnologico tra università e aziende. È quanto avviene all’estero in istituto come il Max Planck o il Fraunhofer anche se il modello di quest’ultimo è reticolare più che accentrato.

don Luca Peyron

Torino avrebbe tutte le carte in regola: le avrebbe dal punto di vista tecnologico con due grandi Atenei di respiro internazionale e che proprio su questi temi si collocano ai massimi livelli insieme ad un tessuto imprenditoriale interessante. Il rapporto del Mise uscito ieri sulle strategie per l’intelligenza artificiale in Italia tra i diversi punti indica anche l’opportunità di creare un istituto ad hoc. Avrebbe le carte in regola dal punto di vista logistico: è posta al centro geografico dell’Europa e per questo negli anni ’50 perse per un soffio la possibilità di diventare la capitale del continente. Ha le carte in regola dal punto di vista logistico con ampi spazi in cerca di una nuova vocazione. Ma soprattutto ha le carte in regola perché ha la cultura giusta per lo sviluppo dell’AI in salsa italica.

La cultura che fu di Primo Levi e Calvino tra i primi grandi scrittori italiani a trattare con profezia di questi temi, la cultura cristiano sociale dei santi prima e di tanta politica nazionale poi unita ad una teologia ed una pastorale attenta, capace di coniugare sviluppo e bene comune.

La cultura del lavoro preciso e geniale che ha fatto nascere nei secoli tanta innovazione tecnologica, dal filato del ‘700 all’ mp3 passando per il cinema. La cultura che pone l’essere umano al centro – è una delle raccomandazioni più interessanti del rapporto citato – in cerca di una sostenibilità sociale e tecnica che tenga un equilibrio sano tra diverse tensioni e questioni. Poi Torino è la prima Diocesi in Italia ad avere un Servizio per l’Apostolato Digitale, ma è un argomento che riconosco un po’ di parte.

Le forze sociali, politiche, accademiche non avranno problemi a cantare in coro questa candidatura ed i nostri giovani ricercatori sono pronti, così come i loro docenti, il tessuto imprenditoriale e, mi permetto di scrivere, anche le nostre forze ecclesiali. Pensare con lode ci piace, possiamo farlo insieme guardando il futuro già quasi presente!

don Luca Peyron, direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Torino

2 COMMENTI

  1. Gentile don Peyron,
    bella e tempestiva questa Sua presa di posizione sulla necessità di agganciare la nostra città alle nuove tecnologie raccolte sotto il nome di Intelligenza Artificiale.

    A tutti ormai è chiaro che il “futuro non sarà più quello di una volta” e che, anche in presenza di una auspicata ripresa del settore automotive legata alla propulsione elettrica (a tacere delle inevitabili riconversioni industriali), detta ripresa sarà segnata dalla circostanza che la fabbricazione di un’auto di nuovo tipo comporterà circa il 30% in meno di utilizzo di manodopera: con tutto quello che ciò comporta in termini di benessere della città.

    Opportuno, pertanto, non giocare più soltanto in difesa ma cercare di agganciare la città a nuovi percorsi di crescita che facciano leva sulle eccellenze già presenti: tra queste certamente deve essere annoverato il Politecnico al quale la Sua idea immediatamente rimanda.

    Ciò premesso, mi permetterei di aggiungere due direzioni di approfondimento, entrambi spendibili dal punto di vista ecclesiale.

    Oltre a quella della formazione tecnica avanzata, un’altra eccellenza torinese deve essere individuata nelle tecnologie della Difesa; mettendo da parte sogni di riconversioni radicali dell’industria militare, ad oggi non concretamente perseguibili, la nascita di un Polo sulla Intelligenza Artificiale rappresenterebbe l’opportunità di riversare le potenze di calcolo installate e il knowhow di questa industria sullo sviluppo della città.

    A questo aspetto per certi versi “riparatorio” la Chiesa Torinese potrebbe essere tra i primi a guardare con interesse e questa possibile ricaduta, andrebbe forse, maggiormente sottolineata.

    L’altra osservazione, alla quale, per l’importanza che gli attribuisco, posso solo accennare, è che la Sua proposta guadagnerebbe di completezza se prevedesse anche la costituzione di un Polo (o Tavolo Permanente) per la valutazione delle implicazioni etiche che lo sviluppo della IA porta con sé: in questo spazio, la nostra Università, le migliori menti della nostra industria e la nostra Chiesa, grazie anche alle tradizioni da Lei richiamate, potrebbero giocare le proprie carte raccogliendo anche i richiami provenienti dalle sensibilità di Buber, di Levinas e di molti altri pensatori attenti alle ragioni dell’umanesimo.

    Lasciare sguarnito questo approfondimento favorirebbe il nascere di un dibattito consapevole in luogo dell’ormai abituale dibattito tra ultras: da una parte i fautori del Great Refusal (di marcusiana memoria!), dall’altra gli acritici laudatores del nuovo.

    La rapida evoluzione delle tecnologie digitali che comportano fenomeni di renderizzazione spinta, potenzialmente alla base di reindirizzamento (hardering) di comportamenti individuali e sociali, ci richiama la necessità di predisporre, se non proprio, il “un solido contesto giuridico” (Centesimus Annus,42) almeno un quadro di regolamentazione condiviso che vada, da una parte, nella direzione di rendere trasparenti i meccanismi di funzionamento degli algoritmi e, dall’altra, in quella di tutelare ancor di più il diritto alla privacy e di combattere la possibile erosione degli spazi di intersoggettività e di agentività dei singoli: come è stato fatto rilevare, le community non possono essere considerate un termine equivalente di comunità…

    Non vi è dubbio che un Polo di approfondimento degli aspetti etici collegati alla IA preparerebbe il substrato per la migliore regolamentazione.

    La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.

  2. Gentilissimo,

    grazie per le interessanti sollecitazioni. Alcuni aspetti non saranno probabilmente nella nostra disponibilità, ma la parte etica certamente sì ed è parte fondativa delle indicazioni del Mise, cercheremo dunque di presidiare questo aspetto così centrale come lei sottolinea.

    Un caro saluto

    dl

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