Torino sarà Capitale italiana dell’Intelligenza Artificiale

Annuncio – Il Governo, il 3 settembre, ha scelto Torino come sede principale dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A). L’idea di candidare la città era stata lanciata a inizio luglio dalla Chiesa torinese, attraverso il direttore della Pastorale Universitaria don Luca Peyron. La soddisfazione dell’Arcivescovo Nosiglia

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La Presidenza del Consiglio il 3 settembre ha scelto Torino come sede principale dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A). Allo stesso tempo il Governo ha designato Milano come città candidata ad ospitare il Tribunale Unificato dei Brevetti.

Obiettivo dell’Istituto, che troverà sede sotto la Mole, è quello di creare una struttura di ricerca e trasferimento tecnologico capace di attrarre talenti dal mercato internazionale e, in contemporanea, diventare un punto di riferimento per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale in Italia, in connessione con i principali trend tecnologici (tra cui 5G, Industria 4.0, Cybersecurity). Per assicurargli competitività a livello internazionale l’Istituto conterà, a regime, su un organico di circa 1.000 persone e su un budget annuo di 80 milioni di euro: Torino ne sarà l’hub centrale con 600 persone occupate ed opererà in stretta collaborazione con centri di ricerca nazionali ed università.

L’idea di candidare la città era stata lanciata a inizio luglio dalla Chiesa torinese, attraverso il direttore della Pastorale Universitaria don Luca Peyron. Subito dopo la proposta i diversi attori del territorio – dal sindaco Chiara Appendino all’Unione Industriale, ai rettori di Politecnico e Università degli Studi, al Club degli Investitori – hanno preso la parola per esprimere ad una sola voce il loro accordo unanime e proporsi al Governo, senza perdere tempo.

don Luca Peyron

Don Peyron aveva maturato la proposta di candidare Torino in forza della sua esperienza pastorale negli Atenei universitari della città (da alcuni mesi ha avviato anche il servizio diocesano per l’Apostolato Digitale).

“La grazia è fatta”, ha commentato don Peyron subito dopo l’arrivo della notizia la sera di giovedì 3 settembre, “un sogno, diventato una profezia. Ora è una promessa: una promessa al Governo che ha creduto in questo territorio, una promessa a noi stessi di essere all’altezza della nostra storia, una promessa all’Italia di essere traino per tutto il Paese e per l’Europa. Siamo arrivati in meno di due mesi ad un risultato straordinario grazie ad un processo capace di includere, di ascoltare, di capire, di scommettere, di assumersi responsabilità. La Vergine Maria ci doni l’umiltà necessaria per continuare a lavorare per il bene comune e mantenere queste promesse per le donne e gli uomini di oggi e di domani. Ecco la Chiesa di Papa Francesco, sta in mezzo alla gente, per il bene di tutti, generando processi…”.

L’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha espresso contentezza per la scelta del Governo di designare Torino come sede dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale ringraziado le Istituzioni e la società civile per aver accolto la proposta dell’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino. “Nel rinnovare la disponibilità di essere a servizio di questo importante progetto nella persona di don Luca Peyron e della sua équipe”, ha sottolineato mons. Nosiglia, “auspico che si possa presto condividere un manifesto valoriale ed etico a presidio della missione della nascente ed importante istituzione. La Vergine Consolata ispiri le intelligenze e la volontà di comunione per costruire il bene comune”.

Soddisfazione anche dal Rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna: “la costituzione a Torino di un Istituto nazionale dedicato all’Intelligenza Artificiale è la naturale evoluzione di un processo già forte e consolidato su cui siamo impegnati da tempo in sinergia con gli altri Atenei del territorio, gli Enti e il mondo delle imprese. Mi congratulo con la sindaca Chiara Appendino, l’assessore Marco Pironti e con don Luca Peyron che con il suo entusiasmo è stato un grande motivatore per il territorio”.

Per il Comune di Torino la decisione del Governo “premia il percorso della Città e del suo intero ecosistema innovativo in un ambito strategico per l’intero Paese, quale è l’intelligenza artificiale”.

“La scelta di Torino a sede dell’A3I”, evidenzia una nota di Palazzo Civico, “è stato un risultato frutto della collaborazione tra tutti gli attori del territorio pubblici e privati, istituzioni, associazioni di categoria, imprese ed enti, compresa l’Arcidiocesi di Torino, coinvolgimento non secondario in quanto anche gli aspetti etici delle applicazioni dell’intelligenza artificiale dovranno rappresentare elementi caratterizzanti per le attività del nascente istituto. Nella realizzazione dell’A3I saranno coinvolti tutti i principali stakeholder del territorio”.

1 COMMENTO

  1. Non possiamo che essere orgogliosi di appartenere a una Chiesa che, bene interpretando il proprio ruolo, ha saputo fare da catalizzatore tra diverse istituzioni cittadine per la messa a punto di una proposta che ha determinato la decisione del Governo di assegnare a Torino l’Istituto per l’Intelligenza Artificiale.

    L’orgoglio per il traguardo raggiunto deve ora trasformarsi nel coraggio di immaginare una entità che si apra a tutti i possibili sviluppi che la nuova disciplina comporta senza limitarsi al pur fondamentale compito di consolidare e trasferire competenze strategiche indispensabili alle nostre aziende e alla nostra comunità.

    Questo è il momento di pensare al futuro con coraggio e ambizione.

    Dal punto di vista scientifico il sogno non può non essere che il nuovo Istituto, dia voce all’Italia per porre il tema della partecipazione europea alla competizione internazionale finalizzata al raggiungimento della Quantum Supremacy attualmente inseguita da Google e IBM.

    L’Intelligenza Artificiale “si nutre”, infatti, di capacità di calcolo e la messa a punto di Computer Quantici, attualmente in fase di prima sperimentazione e alle prese con problemi di stabilità, amplificherebbe queste capacità in modo esponenziale allargando a dismisura le potenzialità di questa disciplina che già oggi abbraccia quasi tutti i campi del sapere.

    Uguale ambizione e coraggio dovranno assistere l’Istituto nella messa a punto di valori etici che accompagnino l’espansione dell’Intelligenza Artificiale.

    Anche qui non ci si dovrà “accontentare” di risolvere i problemi etici, ormai noti, che nascono da situazioni in cui non c’è soluzione di continuità tra la decisione algoritmica e l’azione robotica (come nel caso di veicoli a guida autonoma) ma, almeno a mio avviso, dovranno essere studiate e valutate le possibili implicazioni di un uso massivo della IA nei campi dell’Informazione e del Lavoro: ambiti nei quali i rischi di manipolazione sono più incombenti.

    In particolare, per quanto concerne il Lavoro, non andrebbe persa l’opportunità di coinvolgere l’OIL che ha sede a Torino e soprattutto quella di interpellare l’antica cultura del lavoro della città.

    In questo sforzo, almeno nell’approccio iniziale, dovrebbe far da guida il detto di Spinoza “Humanas res nec flere nec indignari, sed intelligere”

    A nessuno, però, dovrebbe sfuggire che, la possibilità di indirizzare (anche subdolamente) i comportamenti delle persone che le nuove tecnologie possono rendere “trasparenti”, diventa particolarmente delicata in contesti di subordinazione.

    Su questo punto sarebbe di grande utilità un apporto proveniente dal modo del Lavoro.

    Gian Paolo Masone, Fra Barnaba al TOD

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