A Torino la fiaccolata per chiedere lavoro

Contro il declino – Le organizzazioni sindacali unite, Diocesi, Comune, Regione e tanti lavoratori dell’Area Metropolitana hanno partecipato nella serata di venerdì 13 dicembre alla fiaccolata per il lavoro verso piazza Castello: a rischio 4 mila posti. GALLERY

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Nonostante la serata gelida, erano in tanti i torinesi che hanno acceso una candela e hanno partecipato alla fiaccolata per il lavoro organizzata da Cgil, Cisl e Uil insieme nella serata di venerdì 13 dicembre da piazza Arbarello lungo le vie del centro fino a piazza Castello: dietro lo striscione «Torino scende contro il declino», accanto ai lavoratori delle tante aziende in crisi, anche il sindaco Chiara Appendino, il presidente della Regione Alberto Cirio e il direttore della Pastorale sociale e del Lavoro Alessandro Svaluto Ferro. Lo stesso Arcivescovo, nei giorni scorsi aveva invitato la comunità diocesana a partecipare alla fiaccolata per dire la vicinanza della Chiesa torinese ai lavoratori che rischiano il posto di lavoro e alle loro famiglie:  «Sono consapevole che non spetta alla Chiesa la soluzione dei problemi ma la comunità cristiana intende rendersi vicina alla drammatica esperienza che questi lavoratori e le loro famiglie stanno vivendo per ascoltare, confrontarsi e dare un segno di speranza». Così mons. Cesare Nosiglia che, con la Pastorale del Lavoro e i parroci, in questi giorni sta visitando le aziende a rischio di chiusura (tra cui Ex Embraco a Riva presso Chieri, Mahle a La Loggia, Olisistem Start a Settimo) per sostenere i dipendenti in bilico e le loro famiglie e invitare alla responsabilità istituzioni e imprenditori.

La Provincia di Torino, secondo gli ultimi dati diffusi dai sindacati è la più cassintegrata d’Italia con oltre 16 milioni di ore di cig richieste nel 2019, 9 mila posti di lavoro andati in fumo negli ultimi 10 anni e oltre 4 mila lavoratori che rischiano il licenziamento nei prossimi mesi. Un’emergenza sociale la «vertenza Torino», che colloca la nostra area metropolitana agli ultimi posti per ricchezza prodotta se confrontata con le altre maggiori città del centro nord della Penisola.

E venerdì sera, in una sorta di «Via Crucis» laica, la fiaccolata è stata organizzata con alcune soste in cui i rappresentanti dei lavoratori delle aziende in sofferenza – dall’automotive all’edilizia, dalle banche ai dipendenti pubblici fino alle imprese che producono imballaggi di plastica messe in ginocchio dalle nuove normative contro l’inquinamento – hanno spiegato i motivi del dramma in cui versano. C’erano i dipendenti dell’Ex Embraco, della Lear, di Unicredit, della Mahle accompagnati dal parroco di La Loggia don Ruggero Marini, della grande distribuzione (Pam, Auchan) e molti altri: ogni fiaccola un esubero, un licenziato, un cassintegrato, un precario. Molti i giovani ma numerosi anche gli ultracinquantenni messi fuori dalle aziende a pochi anni dal raggiungimento della pensione.

Una marcia dolorosa ma che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere un segno per il rilancio e la risposta dei torinesi che sono scesi per strada accanto ai lavoratori fa ben sperare. Torino non si rassegna al declino e se, come più volte ha suggerito l’Arcivescovo, tutte le forze del territorio si mettono in rete per cercare soluzioni che non badino solo al profitto, la crisi si può combattere. «Il Papa nel suo discorso a Torino il 21 giugno 2015» ricorda Nosiglia «ha affermato con forza che ”il lavoro non è necessario solo per l’economia ma per la persona umana, per la sua dignità e per l’inclusione sociale. Senza il lavoro aumentano le diseguaglianze economiche e sociali, tante persone si impoveriscono e hanno problemi per la casa, la salute, l’istruzione dei figli e altri beni primari”. Per questo per affrontare l’emergenza occupazionale che assilla  il nostro territorio bisogna che ci siano la concordia e le politiche necessarie per elaborare e realizzare progetti comuni».

 

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