Torino, lo spreco delle stazioni incompiute

Passante ferroviario – Gli scali sotterranei di Zappata e Dora non sono mai stati completati, manca il denaro per aprirli al pubblico. Zappata giace nel buio da più di vent’anni

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Vedremo mai completare le stazioni sotterranee «Zappata» e «Dora» lungo il Passante Ferroviario? Di sicuro non accadrà prima delle prossime elezioni comunali. Sarebbe già un evento straordinario se riuscisse a inaugurarle il sindaco successore di Chiara Appendino all’alba del 2025. Ma anche questa è solo un’ipotesi, nulla di più. Di certo c’è che i lavori di completamento delle stazioni sotterranee sono rimandati a data da destinarsi e vincolati ad una non meglio precisata «disponibilità dei finanziamenti» comunicata alla Città dai tecnici della Rete ferroviaria italiana (Rfi). Loro stessi hanno ammesso, in audizione presso la Commissione trasporti del Comune di Torino, che non è possibile tracciare un programma dei lavori di completamento delle due strutture e che le stazioni, oggi «al rustico», rimangono dormienti, privando il sistema ferroviario metropolitano di due nodi determinanti per la sua capillarità.

Stazioni dimenticate. Zappata e Dora sono le stazioni dimenticate del Passante ferroviario. Ogni volta che se ne parla occorre rinfrescare la memoria, perché i fatti si perdono nella notte dei tempi… Per dare l’idea: quando Zappata (zona Crocetta) venne realizzata allo stato in cui si trova oggi – cioè con tutte le strutture portanti, pronte ad essere attrezzate per l’allestimento e fruibile al pubblico – si pagava ancora con la Lira. Era il 1997. Da allora i padiglioni in cemento armato di Zappata giacciono dimenticati nel sottosuolo del quartiere Crocetta, nell’area che taglia trasversalmente i corsi Turati, Re Umberto, Galileo Ferraris verso largo Orbassano. Da più di vent’anni questa stazione promette di diventare un perno del Sistema Ferroviario Metropolitano e futuro punto di interscambio con la progettata linea 2 della metropolitana.

Nel 2009 venne completata la stazione Dora (Borgo Vittoria), che i viaggiatori della linea Alta velocità per Milano o dei regionali verso Chivasso possono intuire dai finestrini dei convogli dopo pochi secondi dalla partenza da Porta Susa. I binari scendono in quel punto, che in superficie corrisponde a piazza Baldissera, fino a 18 metri sotto terra, dopo essere passati sotto il letto della Dora.

Per entrambe le stazioni, dall’inizio di eventuali lavori di completamento, il tempo previsto dei cantieri sarebbe di 3 anni e mezzo. Ad oggi si tratta di un orizzonte indefinito, impossibile da determinare, che sfuma nell’irrealizzabile.

Il tunnel abbandonato. Anche a Dora il sottosuolo nasconde le strutture «al rustico», compreso un altro relitto dimenticato, utilissimo se venisse portato a termine, oggi inservibile senza i lavori di allestimento: un tunnel di attraversamento trasversale al Passante, a dieci metri di profondità (quindi a metà strada tra il Passante e la superficie) che consentirebbe la realizzazione di un passaggio automobilistico fra corso Vigevano e corso Mortara, ma anche un eventuale raccordo ferroviario (incrocio ardito, ma possibile) fra via Stradella e via Saint Bon qualora si volesse riutilizzare i binari che giungono qui da Porta Palazzo, anch’essi abbandonati da decenni. Né con i sindaci Chiamparino e Fassino, né con l’attuale Giunta Appendino si è fatto questo collegamento, che avrebbe garantito la connessione con ferrovia urbana tra il centro città (a Porta Palazzo, con qualche accorgimento tecnico in più anche ai binari della linea 4), lo Stadium, la Reggia di Venaria, l’aeroporto di Caselle, Lanzo e Ceres. Al suo posto – senza che però raggiunga il centro di Torino – è stato avviato il cantiere di corso Grosseto, contro il quale il Movimento 5 Stelle, quand’era in all’opposizione, fece una pressante campagna elettorale contro l’opera nei quartieri di Lucento, Vallette e Madonna di Campagna.

Enorme spreco. La storia insegna che, anche se sono opere utili e di gran pregio, i giganti dimenticati possono rimanere tali per molto tempo. Forse per sempre. Solo vent’anni fa uno dei fiori all’occhiello della cultura, dell’arte e del turismo del nostro territorio – la Venaria Reale – era un gigante dimenticato, abbandonato ai crolli e all’incuria. E che dire dell’avveniristico padiglione-centro congressi che venne realizzato negli anni Novanta sotto Palazzo Carignano – ed è ancora lì -, presto dimenticato e mai utilizzato? È lo stesso destino cui sono condannate Dora e Zappata? Sarebbe, anzi, continuerebbe ad essere, un enorme spreco.

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