Torna la protezione umanitaria

Addio Decreti Sicurezza – Tremila migranti nei centri di accoglienza della provincia di Torino. Sergio Durando, direttore dell’Ufficio diocesano Migranti, commenta la riapertura dei canali di integrazione

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A poco più di due settimane dalla celebrazione della Giornata mondiale dei Migranti e dei Rifugiati e a una settimana dalla promulgazione dell’Enciclica del Papa «Fratelli tutti», sono stare varate il 5 ottobre dal Governo Conte le modifiche ai Decreti Sicurezza dell’ex ministro Salvini. La modifica più significativa è il ripristino del permesso di soggiorno per motivi umanitari (con il nuovo nome di «protezione speciale») che i Decreti Salvini avevano depennato. Abbiamo chiesto a Sergio Durando, direttore dell’Ufficio per la pastorale Migranti della diocesi di Torino, di spiegare le novità.

«Il ‘diritto umanitario’ – spiega Durando – compare nel nostro paese nel 1993 (Legge Martelli), come una declinazione dei principi fondamentali sanciti dagli articoli 2 e 3 della Carta Costituzionale: anche al cittadino straniero, comunque presente sul territorio nazionale, devono essere riconosciuti e garantiti i diritti inviolabili dell’uomo (articolo 2), in condizioni di parità con gli altri cittadini (articolo 3). Gli articoli 2 e 3 della Costituzione sono rimasti per decenni inattuati. Solo nel 2008 la protezione umanitaria è entrata formalmente nel sistema di asilo del nostro Paese. Tale percorso, protrattosi per ben 25 anni, è stato tutt’altro che lineare e i profili della protezione umanitaria e la sua disciplina non sono stati oggetto di un intervento organico da parte del Legislatore. L’Italia non era obbligata dal diritto internazionale a riconoscere una protezione per motivi umanitari e questo è bastato per abrogarlo e sostituirlo con una serie di permessi speciali, nessuno dei quali ha come motivo del rilascio i percorsi di integrazione sociale e lavorativa del cittadino straniero.

Era il 2016 quando la Fondazione Migrantes, attraverso le parole del direttore mons. Gian Carlo Perego, affermò l’esigenza di riconoscere a tutte le persone presenti sul territorio italiano un permesso di tipo ‘umanitario’. Il numero di richiedenti asilo a cui era stata rifiutata la protezione internazionale cresceva in modo significativo (9 su 10 persone) e il rischio che si intravedeva era di creare in Italia un popolo di invisibili, senza diritti e doveri, fonte di insicurezza per tutti.

Sergio Durando

E arriviamo ai Decreti Salvini…

Da gennaio a ottobre 2018 – prima che fossero emanati i Decreti Salvini – il 21% delle domande analizzate avevano avuto come risposta il permesso umanitario, quindi 20 mila persone avevano potuto proseguire il loro percorso di inserimento in modo regolare, alla luce del sole. Nel 2019, dopo l’avvento dei Decreti, i dinieghi della protezione hanno rappresentato l’80% delle risposte date dalle Commissioni territoriali, su un totale di oltre 95 mila domande. Sono dunque diventate invisibili nel corso di un solo anno 76.798 persone. Oggi, nella revisione dei Decreti Salvini non ricompare la parola «umanitario», ma abbiamo la speranza che nei fatti la «protezione speciale» a cui fa riferimento ripristini la possibilità di ampliare la casistica di chi potrà restare regolarmente sul territorio italiano, senza rischiare.

Cosa cambia la nuova normativa nell’immediato per i migranti che sbarcano nel nostro Paese?

Per chi sbarca in Italia non ci sono cambiamenti significativi. La prima accoglienza conferma i centri governativi ordinari e straordinari (Hotspot e Cas). Si rivede invece il sistema di accoglienza più generale, dove l’accoglienza è garantita – nei limiti delle disponibilità – nelle strutture del Sistema di accoglienza e integrazione «Sai» (che va a sostituire il Siproimi, Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati). Vengono previsti due diversi livelli di centri: uno in cui vengono erogati servizi base per i richiedenti protezione internazionale e un secondo con servizi finalizzati all’integrazione per le altre categorie di ospiti. Si ritorna a una concezione dell’accoglienza diffusa sui territori, fatta di piccoli numeri e del coinvolgimento del tessuto sociale dove hanno sede le accoglienze. La diocesi di Torino negli anni è stata presente e ha partecipato in diversi modi ai percorsi di inserimento sociale delle persone accolte, coinvolgendo parrocchie, congregazioni religiose e famiglie. La sensibilizzazione delle persone ai temi dell’accoglienza parte proprio dall’incontro e dalla conoscenza dell’altro. Le piccole accoglienze permettono proprio questo, l’incontro e l’occasione di poter tendere la mano, superando diffidenze e paure reciproche.

Il nuovo provvedimento ridimensiona le sanzioni applicabili alle navi delle Ong. Ritenete giusto non cancellarle del tutto?

Sono 19.526 le persone morte o disperse nel Mediterraneo dal 3 ottobre 2013 al 31 marzo 2020. Salvare vite umane dovrebbe essere sempre la priorità. Il fatto che il nuovo decreto riduca l’ammontare delle sanzioni è ovviamente una notizia positiva, ma rimane di fondo un grande pregiudizio rispetto alle attività delle Ong. Questo aspetto fa riflettere. D’altronde, se si volessero evitare le morti di innocenti nel Mediterraneo, si troverebbero altre modalità con cui far raggiungere ai migranti la terra dove è ancora possibile sperare nel riconoscimento dei diritti fondamentali. In «Fratelli tutti» Papa Francesco parla di diritto a migrare: «È nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona».

Il secondo Governo Conte smentisce di fatto i provvedimenti del primo Governo Conte, perché le alleanze interne sono cambiate, il Partito Democratico ha sostituito la Lega e il Movimento Cinque Stelle si è adeguato. Cosa pensa di come vengono prese le decisioni dalla politica (che Paolo VI definiva «Prima forma di Carità») sulla pelle di persone come i migranti, molti dei quali sbarcano in Italia con evidenti segni di tortura?

Mi sembra che il tema immigrazione, ancor prima di Conte, sia stato affrontato dai governi italiani principalmente da un punto di vista, a mio avviso discutibile, che guarda al tema della sicurezza. Sulla base della narrazione ormai entrata a far parte dell’opinione pubblica che vede l’immigrato come prima fonte di pericolo e insicurezza sociale, si sono spese molte parole e sono passate molte campagne elettorali. I decreti sicurezza hanno cancellato un decennio di duro lavoro da parte dello Stato nel creare un sistema centrale di accoglienza efficiente e dei territori italiani che, dal basso, avevano risposto in modo concreto alla richiesta di accoglienza di migranti.

Chi è demandato a governare uno stato e organizzare l’amministrazione dei territori, in particolare in un periodo come quello che stiamo vivendo con l’incubo della pandemia, non fa fatica a comprendere quanto i decreti sicurezza siano stati inefficaci e controproducenti.

Per governare un territorio è necessario conoscerlo, in tutti i suoi aspetti. Le persone che abitano un territorio e hanno un regolare permesso di soggiorno sono rintracciabili, anche nei loro bisogni e nei loro doveri. Gli invisibili abitano i territori, ma non esistono per nessuno.

Cosa succederà ora a Torino e in Piemonte, e quanti migranti sono al momento interessati dal nuovo provvedimento?

Al momento in Italia sono presenti nei centri di accoglienza 82.072 persone, di cui 57496 nei Cas, 24359 nelle accoglienze Siproimi e 217 negli hot spot. In Piemonte si trovano accolte 7.642 persone, di cui 5.928 nei Cas e 1.714 in Siproimi. Oltre 3 mila solo nella provincia di Torino. Non posso ancora prevedere cosa succederà sui nostri territori, ma spero che ciò che si è seminato negli anni nelle nostre comunità, che si sono confrontate con l’accoglienza dell’altro, possa dare i suoi frutti. Che le nostre comunità possano riscoprirsi interessate e coinvolte nell’incontro e nell’accoglienza dei nostri fratelli migranti. Alcune attività di volontariato, nonostante il cambiamento radicale delle accoglienze dopo i decreti sicurezza, si sono mantenute nel tempo. Di certo non è venuto meno l’interesse a informarsi e a riflettere sui tanti aspetti della mobilità umana.

Come vi stare organizzando per informare tutti coloro che si occupano di accoglienza dei migranti sulle nuove disposizioni?

Ci stiamo organizzando all’interno della sede di via Cottolengo 22 con corsi di aggiornamento rivolti agli operatori, ai volontari, ai cappellani e a quanti avranno necessità.

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