Tutte aperte a Torino le mense del circuito Caritas

Intervista – Le mense pubbliche del circuito Caritas nella città di Torino sono tutte aperte. «Siamo in grande emergenza – spiega don Riccardo Baracco, parroco al Sacro Cuore di Gesù – circa 140 pasti da distribuire ogni giorno, con i pochi volontari

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Don Baracco con i volontari che stanno gestendo la mensa nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Torino

Le mense pubbliche del circuito Caritas nella città di Torino sono tutte aperte. Come spiega Pier Luigi Dovis, direttore della Caritas diocesana, «nei giorni feriali operano a pranzo le mense del Sacro Cuore di Gesù (via Brugnone), Sant’Alfonso (via Netro), Cottolengo (via Andreis) e Convento Sant’Antonio (Sant’Antonio da Padova); a cena le mense del Cenacolo Eucaristico (via Belfiore) e Spazio d’Angolo (via Capriolo); nei giorni festivi la mensa vincenziana di via Saccarelli, quella della Messa del Povero (largo Tabacchi), Maria Madre della Provvidenza (via Cumiana) e Ss. Nome di Maria a Città Giardino».

L’afflusso delle persone che vengono a chiedere da mangiare è molto aumentato, supera le 4 mila presenze tradizionali. I problemi organizzativi sono molto maggiori, occorre organizzare file di persone e debita distanza l’una dall’altra. Non si servono più pasti in tavola: viene distribuito solo cibo da asporto.

«Siamo in grande emergenza – spiega don Riccardo Baracco, parroco al Sacro Cuore di Gesù – circa 140 pasti da distribuire ogni giorno, con i pochi volontari che sono rimasti a disposizione della parrocchia, un gruppo di cinque persone. Si danno un gran da fare, proteggendosi con mascherine che la parrocchia ha dovuto procurarsi in autonomia, nessuno ci aiutava… Il decreto Conte menziona molte categorie da supportare, ma ha dimenticato di citare il volontariato».

Come affrontate l’emergenza?

Distribuiamo il cibo in strada, sulla porta della parrocchia. Non è una cosa semplice, occorre ottenere che le persone si dispongano in fila, distanziate l’une dall’altra… facile a dirsi, molto meno a farsi. Per agevolare il servizio abbiamo deciso di iniziare la distribuzione già alle 10 del mattino, proseguiamo ogni giorno fino almeno alle 12.30.

Quale cibo distribuite?

La base è fornita dal Comune. Noi integriamo con quello che abbiamo a disposizione, pane, pizza, budini, lattine di tonno… Viviamo una situazione paradossale: molti negozi oggi sarebbero disposti a donare cibo fresco invenduto, ma noi per legge possiamo cucinare solo gli alimenti che serviamo in tavola, non il cibo da asporto. Spesso dunque l’aiuto dei negozi è inutile.

Difficile tenere le persone in fila?

Le persone che si mettono in fila sono poveri che, con l’emergenza Coronavirus, sono diventati ancora più povere e isolati. Sono impauriti, affaticati, spesso arrabbiati. Stiamo registrando molta rabbia, in particolare, nelle persone che trascorrono la notte nel dormitorio di piazza D’Armi: lamentano condizioni molto disagevoli, docce chiuse, bagni solo esterni e sporchi… Ci accorgiamo in effetti che arrivano alla mensa persone molto sporche.

Perché aumentano le richieste di cibo?

Il Coronavirus ha fatto nascere una nuova categoria di poveri: non ci sono più solo le persone senza dimora e senza lavoro, ma tanti uomini e donne che prima dell’epidemia sbarcavano il lunario svolgendo piccoli lavori e invece adesso hanno perso anche quelli: lavavano le vetrine dei negozi, aiutavano a smontare i mercati rionali… tutto sparito. Non sanno più come mangiare. E si mettono in fila.

Accogliete tutti?

Di norma gli utenti delle mense hanno un tesserino che consente di identificarli. Alcuni si presentano senza tesserino, ma noi accogliamo tutti, compiliamo un tesserino volante che poi, con calma, registreremo.

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