Costituzione a rischio, tutto esaurito al dibattito de «La Voce e Il Tempo»

Palazzo Carignano – Centinaia di torinesi per l’incontro pubblico con Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale. Molto allarmate le parole del giurista sul clima politico che si respira in Italia: «stiamo picconando i pilastri della vita democratica, cresce l’antisemitismo, il maschilismo femminicida, l’odio verso i migranti». FOTOGALLERY

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I grandi princìpi che reggono la democrazia italiana, scolpiti nella Costituzione del 1948, sono stati fatti risuonare ieri sera a Palazzo Carignano (Museo del Risorgimento) dal giornale diocesano «La Voce e il Tempo» con il sostegno della Fondazione Crt e della Fondazione Eandi. Nel monumentale edificio che nel 1861 tenne a battesimo l’Italia unificata, l’edificio che ospitò il primo Parlamento eletto dalle popolazioni di tutta la penisola, il giornale cattolico ha invitato i torinesi a un incontro pubblico – affollatissimo, centinaia di partecipanti, adulti e scolaresche – con il giurista Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale.


Il momento storico che stiamo vivendo è carico di interrogativi e tensioni che stanno mettendo in dubbio le regole stesse della convivenza democratica in Italia, il rispetto fra le parti, la capacità di confronto, l’uguaglianza da riconoscere ai cittadini e i diritti irrinunciabili di tutti gli esseri umani. La stampa cattolica torinese ha battuto un colpo per ricordare i pilastri che fondano o dovrebbero fondare la convivenza democratica.

Durante il dibattito moderato dal direttore de «La Voce e Il Tempo» Alberto Riccadonna, il presidente Flick ha risposto alle domande di sei «intervistatori» insoliti: il sindaco Chiara Appendino, il presidente della Regione Sergio Chiamparino, il cardinale Severino Poletto, il direttore della Caritas torinese Pierluigi Dovis, il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia, la presidente dell’associazione di volontariato «Orizzonti di Vita» Maria Paola Tripoli. Una buona parte del dibattito si è concentrata sul «principio di uguaglianza» (art. 3), che gli italiani sentono scricchiolare su vari fronti: della giustizia fiscale (penalizzate le famiglie numerose), dell’assistenza sanitaria (servizi deteriorati per la fasce basse), dell’inclusione (migranti segregati dal Decreto Sicurezza), dell’accesso al sistema di istruzione (la questione delle scuole paritarie), della partecipazione alla vita politica…
Flick ha stappato applausi lanciando il suo monito a recuperare il rispetto della Costituzione, che non può accontentarsi di proclamare l’uguaglianza a parole, ma impegna lo Stato a realizzarla concretamente, con politiche mirate.

Ragionando sulla vicenda dei migranti, ha sollevato forti dubbi di costituzionalità rispetto alla negazione (Decreto Sicurezza) dell’accoglienza ai profughi che chiedono asilo in Italia per ragioni umanitarie: saranno espulsi dai centri di integrazione, finiranno nella clandestinità. Sui temi della Giustizia ha avuto parole di completo biasimo per le dichiarazioni recenti del ministro degli Interni Matteo Salvini, secondo il quale i criminali «devono marcire in prigione»: questa è la Giustizia, far marcire un essere umano? A quale violento livello di deterioramento stanno giungendo le istituzioni dello Stato, se possono pronunciare parole come queste?
Flick si è detto molto preoccupato per il clima segregante che sente montare nel Paese: crescente antisemitismo, maschilismo, odio verso i migranti.

In apertura di serata ha suscitato forte emozione la lettura pubblica dei primi 12 articoli della Costituzione (principi fondamentali) ad opera di 12 protagonisti della vita civile: la studentessa diciottenne Cecilia Tresso, la presidente della Gioventù Operaia Cristiana – Gioc Francesca Guerzoni, il profugo siriano Ali Alabdullah, il campione sportivo Beppe Furino, il generale di corpo d’armata Franco Cravarezza, il docente del Politecnico Enrico Bibbona, il garante dei detenuti Monica Gallo e inoltre Appendino, Chiamparino, Tripoli, card. Poletto, Dovis. Musica dal vivo di Lorenzo Montanaro al violoncello. Vignette firmate in sala e distribuite al pubblico dall’umorista de «La Voce e il Tempo» Roberto Benotti.

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