Universitari, la Settimana Take off al Convento Sant’Antonio

Esperienza – Si è conclusa la settimana comunitaria organizzata, dal 4 al 10 novembre, al Convento Sant’Antonio da Padova dalla Pastorale universitaria della diocesi, il Centro diocesano Vocazioni e i Frati Minori del Convento. Pubblichiamo la testimonianza di una partecipante

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La cosa più grande che tu abbia mai imparato è amare ad essere amati cantano la Kidman e Mc Gregor in Moulin Rouge, noi l’abbiamo sperimentato senza neanche rendercene conto tutti i giorni.

Intonando goffamente Lodi e Vespri tra i banchi della chiesa, questi piccoli grandi inni alla vita, più forti e umani che mai; stonando a squarciagola da Battisti alla sigla di Dragonball, la sera o nei momenti di pausa dagli impegni quotidiani che per una settimana, semplicemente, si decide di condividere. Con altri universitari e con l’equipe del Centro Diocesano Vocazioni presso il Convento di Frati Minori in via S. Antonio da Padova a Torino.

Sentirsi importanti per qualcuno che si conosce da poche ore è così inconsueto, come provare ad aprire uno spioncino nelle porte chiuse a chiave della propria anima. Ma noi? Noi come ci vogliamo? Come ci vediamo? Per chi e perché superiamo gli esami o prendiamo lo stipendio a fine mese? Nessuno risponde alle domande della vita in una settimana, e non è questo lo scopo.

Ma puoi scoprire le domande, anche una sola, che senza dirtelo, dentro di te, cercano una risposta; puoi scoprire quanto illumina la vita di ogni giorno conoscersi poco a poco rispettandosi, a cuore aperto, quant’è riposante metter via i giudizi e i pregiudizi; quanto è divertente lasciar andare quello che non si può risolvere e accettare i propri buchi interiori come un dono, lasciarli vuoti per far entrare quello che mancava, quant’è importante volersi bene anche se siamo un po’ una fetta di groviera. Mi faccio un giro in giostra, vieni fatti un giro anche tu canta Cosmo, ed è su una giostra, più o meno che si ha la possibilità di salire, partecipando a Take Off. È divertente, non costa niente, non ci pensare tanto già qualcuno lo fa per te continua provocatoriamente, perché no, nessuno lo fa per te.

Decidere di guardarsi dentro e ascoltare davvero chi si ha davanti, cogliere ogni dialogo, ogni momento condiviso, come confronto, come arricchimento è una decisione personalissima. Non potrebbe essere altrimenti. Però sì, provare a salire davvero “non costa niente”, il telecomando ce l’hai tu e scendi quando vuoi. L’unico rischio è che questa giostra davvero scegli tu quando fermarla, scopri davvero quanto TU vuoi andare avanti. “Rischi” di scoprire cosa vuoi, se stai bene così. L’uomo è adattivo, si sta apparentemente benissimo anche dentro al proprio cespuglio di rose, circondati dalle proprie spine: se non ti muovi non senti nulla, non senti dolore.  L’uomo è adattivo, ma se vuole può volare. Le spine graffiano, ma per uscire da dentro il cespuglio e vedere quant’è bello da fuori, per salire sul proprio aereo, bisogna muoversi. Le ferite rimarginano, il sangue coagula. E tu puoi esplorare i giardini degli altri e portarli nel tuo o vedere l’alba con loro dal finestrino del tuo aereo. In una catechesi ci è stato detto che Gesù parla attraverso. Attraverso qualcosa o qualcuno, non compare sulla spalliera del letto. Apriamo occhi e orecchie, il mondo ha bisogno di sorrisi e di lacrime vere, di relazioni, di contaminazioni.

Take Off: decollare o scappare. Il mondo è fatto di due categorie di persone, quelle che quando passa un aereo staranno sempre col naso all’insù, quelle che provano a volare anche loro. Tu vuoi provare a volare?

Simona ANGELETTI

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