Valle di Susa, “noi cattolici nel movimento No Tav”

Alta velocità Torino-Lione – Scrive a “La Voce e il Tempo” un gruppo di cattolici impegnati nelle parrocchie della Valle di Susa contrario all’opera: “il movimento No Tav”, scrivono, “non contrasta solo il progetto, ma si riconosce come coscienza critica dell’attuale modello di sviluppo che pervicacemente mette il pianeta alle corde”

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Gentile Direttore,

le scriviamo dalla Valle di Susa, siamo un gruppo di donne e uomini impegnati a vario titolo in diverse parrocchie della diocesi e da alcuni anni seguiamo l’evolversi del progetto Torino-Lione riunendoci nel Gruppo Cattolici per la Vita della Valle.

Vorremmo condividere con lei e i lettori del giornale diocesano alcune riflessioni e considerazioni che abbiamo sviluppato su questo tema, alla luce della dottrina sociale della Chiesa e della Parola di Dio che interpella i credenti sulle situazioni concrete della vita.

Riteniamo che l’espressione usata nel Vangelo di Matteo 16,3 “Leggere i segni dei tempi”, e circolata con convinzione negli anni postconciliari, sia un compito sempre attuale e particolarmente incalzante nella nostra epoca. Epoca che il chimico premio Nobel Paul J. Crutzen ha definito “Antropocene” per indicare l’impatto senza precedenti dell’azione umana sull’ambiente terrestre. La definizione è largamente condivisa dagli scienziati più avveduti e anche il Magistero della Chiesa ci offre molti spunti al riguardo, ne citiamo un paio: “l‘antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perchè questo essere umano non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio…La mancanza di preoccupazione per misurare i danni alla natura e l’impatto ambientale delle decisioni è solo il riflesso evidente di un disinteresse a riconoscere il messaggio che la natura porta inscritto nelle sue stesse strutture”, 115-117 Laudato Si’, Papa Francesco. “Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura”, 37 Centesimus annus, Papa Giovanni Paolo II.

Il processo di antropizzazione della Terra (la deforestazione, l’urbanizzazione incontrollata, l’estrattivismo, la cementificazione del territorio, l’invasione dei rifiuti….) esercita un’alterazione sempre maggiore degli ecosistemi dando origine a fenomeni preoccupanti quali il riscaldamento del clima, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione…

Il filosofo e teologo cattolico Raimon Panikkar utilizzava il termine “Ecosofia” per indicare la saggezza di chi sa “ascoltare la Terra” e agire di conseguenza; per lui la crisi ecologica attuale è questione di vita o di morte per l’umanità e ciò la rende un fenomeno religioso.

Le Chiese cristiane si mobilitano per sensibilizzare i fedeli sulla necessità di riflettere, pregare e promuovere iniziative per la salvaguardia dell’ambiente. Nel 1989 il patriarca ecumenico di Costantinopoli Dimitrios I proclamò il 1° settembre “Giornata mondiale di preghiera per la creazione”, nel 2001 aderirono all’iniziativa le principali chiese cristiane europee, con papa Francesco nel 2015 vi aderì anche la Chiesa Cattolica. Ora i cristiani di tutto il mondo sono invitati alla “Preghiera per la creazione” nel periodo liturgico che va dal 1° settembre al 4 ottobre.

Il movimento No Tav, composito nelle sue espressioni culturali, non contrasta solo il progetto, ma si riconosce come coscienza critica dell’attuale modello di sviluppo che pervicacemente mette il pianeta alle corde, mentre “non c’è sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra” (Papa Francesco tra i Mapuche, Cile 17 gennaio 2018).

Si potrebbe dire che la valle di Susa si distingue per mettere a confronto due opzioni esistenziali: quella del culto economico della “crescita infinita”, di cui “Grandi Opere” sono paradigma; e quella di un approccio filosofico in cui l’uomo vuole uscire dalla condanna di una visione esclusivamente economica della vita e comprenda che la Terra nel suo insieme è un organo vivente che ha bisogno di cura e attenzione.

Con l’opposizione alla Torino-Lione la valle è stata inserita tra i teatri dei 2931 conflitti ambientali del pianeta censiti nel 2016 (con il contributo dell’Unione Europea attraverso l’European Research Council) dal sito http://www.ejolt.org/

Le lotte ambientali sono ormai di dimensione planetaria e mobilitano una moltitudine di persone. In alcuni Paesi l’epilogo raggiunge esiti drammatici: l’O.N.G. Global Witness il 2 febbraio di quest’anno ha dato notizia che nel 2017 sono stati assassinati 217 attivisti/e, a livello mondiale, per essersi opposti a governi e aziende predatori delle loro terre. Le motivazioni che le innescano, seppure con intensità differenti, sono ovunque molto simili: progetti calati dall’alto con seguito di cantieri invasivi e devastanti, imposizioni senza serio contraddittorio, indifferenza verso le istanze delle Amministrazioni locali, controllo militare della vita quotidiana sul territorio, forti limitazioni e restringimenti delle libertà personali dei residenti, iniziative giudiziarie nei confronti dei soggetti più rappresentativi tra gli oppositori.

Il progetto Torino-Lione ricalca puntualmente le stesse dinamiche; un osservatore inesperto potrebbe scambiare il cantiere di Chiomonte, insediato nel 2011 per la perforazione di un tunnel geognostico, per una base militare.

Abbiamo seguito con attenzione l’evoluzione del progetto Torino-Lione e abbiamo maturato la convinzione che non è un progetto credibile né lungimirante, ma anzi fazioso (al contrario di quello di Cavour). I promotori, per sostenerlo, si sono sempre avvalsi di una spregiudicata campagna propagandistica che si affida anche a sensazionali quanto ingiustificati allarmismi; facciamo un solo  esempio tra i tanti possibili: La Stampa di Torino il 15 ottobre 1991 annunciava “L’attuale linea Torino-Lione è quasi satura – TAV subito o sarà tardi”.

Una breve ricostruzione storica dimostra quanta commedia surreale, per non dire ipocrisia, è stata utilizzata per convincere gli abitanti e l’opinione pubblica. L’accordo firmato a Torino il 29 gennaio 2001 (Amato – Chirac), e tuttora valido, stabiliva all’art. 1 che la condizione fondamentale e vincolante fosse “l’entrata in servizio avvenga alla saturazione delle opere esistenti”. Forse è proprio per questo motivo che per vent’anni i promotori hanno insistito con i pretestuosi oracoli della saturazione (che non è mai arrivata). In gennaio 2018 l’Osservatorio Tecnico presieduto da P. Foietta pubblica un documento, istituito presso la Presidenza del Consiglio, in cui afferma che “molte previsioni fatte 10 anni fa…anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, sono state smentite dai fatti”. Le conclusioni del documento sono sorprendenti: “la sostanza è stata ampiamente dibattuta anni fa e quindi non ha senso tornare su argomenti già discussi su cui si è giunti ad una conclusione”. Quindi dopo aver ammesso che le previsioni erano sbagliate (e diffuse a mezzo mondo), invece di rimediarvi arrestandolo, l’Osservatorio rilancia il progetto!

Il progetto Torino-Lione, in perenne ricerca di giustificazioni: lo vuole l’Europa, porta lavoro, è strategico, … passato con disinvoltura dal TAV (passeggeri) al TAC (merci), è rimasto l’ultimo segmento che si tenta di fare sopravvivere al dissolvimento del famoso corridoio Lisbona-Kiev.

Il timore che ora il progetto possa essere veramente accantonato provoca reazioni incontrollate: minacciose penali, terribili stime di crescita zero per l’Italia, o addirittura “con lo sfacelo che sta vivendo l’oftalmologia torinese, sono sempre di più i disabili visivi che si recano presso l’ottimo ospedale di Lione, gli ipovedenti dicono si alla Tav ” (TorinOggi.it 02-11-2018)…come se non fosse più ragionevole intervenire piuttosto sulle carenti strutture sanitarie della città.

A partire dal 1996 ci sono state almeno 60 manifestazioni di contrarietà all’opera, in valle e fuori. La forza del movimento No Tav risiede nella coscienza di impegnarsi per una causa comune e smascherare quegli inganni che si nascondono dietro le “grandi opere” inutili, imposte con l’uso della forza e inclini alla presunzione di assumere il controllo sulla natura.

Fraterni saluti.

Paolo Anselmo (Bruzolo), Laura Favro Bertrando (Sant’Antonino), Rosanna Bonaudo (Caprie), Elisa Borgesa (Chiusa San Michele), Eugenio Cantore (Sant’Ambrogio), Maria Grazia Cabigiosu, Donatella Giunti, Mira Mondo (Condove), Roberto Perdoncin (Susa), Giorgio Perino (Bussoleno), Gabriella Tittonel (Villar Dora)

Per informazioni: mail cattoxvalle@gmail.com

 

1 COMMENTO

  1. peccato che sull’edizione cartacea non sia stata pubblicata integralmente, forse troppo scomoda (già successo anche con la risposta del prof. Tartaglia). Meglio assecondare il “pensiero unico” che si sta rivelando in questi giorni. I dati tecnici oggettivi, non sono comodi, meglio stare dietro alle opinioni di qualcuno che speriamo non abbia altri interessi. Chi si illude che realizzare “il Tav” (e sarebbe ora che i giornalisti inizino ad appellarlo nel modo corretto) sia la soluzione a tutti i mali del Piemonte e forse anche dell’Italia si scontrerà presto con la realtà. I posti di lavoro tanto decantati si realizzano solo in minima parte con le grandi opere (molto probabilmente oggetto di appalti internazionali), ma soprattutto con tante piccole opere diffuse su tutto il territorio per esempio ad evitare disastri dopo due giorni di pioggia, sistemare la viabilità ordinaria, fare in modo che i servizi di trasporto pubblico urbano siano efficienti, ecc. Ma qualora l’opera si realizzasse (e mi auguro proprio di no) i risultati si vedranno solo tra venti anni se va bene e tutti si saranno dimenticati di quanto stiamo dicendo oggi, resterà solo il debito. Inoltre invito la redazione ad approfondire le ragioni del dissenso (non solo pubblicando, neanche per intero qualche lettera) se vuole essere veramente una testata obiettiva, potrebbe scoprire che le motivazioni No Tav non sono solo ideali, ma supportate da dati e analisi di documenti ufficiali nazionali ed internazionali. I tecnici No Tav, professionisti seri e preparati, mercoledì scorso hanno tenuto una conferenza stampa al Circolo della stampa, che si trova in rete così potrete approfondire.

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