Venerabile Maria Orsola, il ricordo di Vallo a 50 anni dalla morte

Il 12 luglio a Vallo Torinese una celebrazione e un pomeriggio di testimonianze e festa nel ricordo della giovane venerabile morta il 10 luglio 1970 ad un campo parrocchiale. Il legame con mons. Maritano Livio Maritano, allora Vescovo Ausiliare di Torino

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Chissà cosa direbbe oggi Maria Orsola, con le sue amiche, di Zoom, Instagram e Facebook. Roba smart, veloce, adatta ai giovani, piattaforme per fare rete e per gettare ponti. Due cose che le piacevano e che ne hanno fatto la cifra di quindici anni e nove mesi di vita. Chissà come userebbe Maria Orsola Bussone quei mezzi, avesse 15 anni oggi. Come tutti i giovani della sua età, indubbiamente. Per studiare, fare lezioni a distanza, condividere idee ed esperienze con gli amici. Di certo non mollerebbe la sua bicicletta, quella con cui portava, per Vallo, oltre 70 biglietti scritti a mano, ogni settimana, con la «Parola di Vita», la frase del Vangelo da vivere e poi condividerne benefici e mancanze. Di certo, quei social, Zoom compreso, non impedirebbero a Maria Orsola e alle sue amiche, di ritrovarsi negli incontri settimanali con don Vincenzo Chiarle, don Baccega e don Silvano Cola, tanti altri – sacerdoti, famiglie, anziani, bambini – per (provare) a radicalizzare un percorso di vita con il Vangelo al centro, grazie alla scoperta dell’Ideale dell’Unità proprio del Movimento dei Focolari. Un percorso di parrocchia, nel quale Maria Orsola ha fatto «una luminosa corsa verso il Cielo».

Cinquant’anni fa si interrompeva improvvisamente l’esistenza terrena di Maria Orsola. A Cà Savio, il 10 luglio 1970, muore improvvisamente la «ragazza con la chitarra». Un banale incidente, al termine di una giornata al mare in un campo scuola con la parrocchia. Cinque decenni in cui la sua figura è stata viva, studiata e approfondita nel corso del processo di Beatificazione, conosciuta oltre i confini, in tutto il mondo. Una ragazza di Vallo, nata il 2 ottobre 1954, che scopre a 12 anni la bellezza della vita del Vangelo. Condividere, generare l’unità, scegliere di non essere soli e di ricominciare insieme quando si sbaglia e si cade. La spiritualità dell’unità e il legame con la parrocchia, la «Chiesa-comunione», la modernità del post-Vaticano II, colpiscono Maria Orsola e proprio nella dimensione parrocchiale si articola il suo percorso. «Normalissimo», come ripete da cinquant’anni mons. Vincenzo Chiarle, parroco di Vallo, «Un percorso fatto nella parrocchia, come pochissime altre avventure di santità. È una dimensione di santità comunitaria la sua, che è un grande dono per la Diocesi di Torino. Maria Orsola ha conosciuto la spiritualità del Movimento dei Focolari, vi aveva creduto fino in fondo, con entusiasmo e impegno, bruciando le tappe di una maturazione e crescita cristiana che oggi è un modello imitabile». «La sua vita», aggiunge il parroco di Vallo, «compendiava i frutti prodotti dall’incontro della Chiesa gerarchica, per lei la parrocchia, e i doni carismatici, quelli del Movimento dei Focolari. Un patto modernissimo, decisivo per la Chiesa che si trasforma». E tutto questo ha fatto di lei una ragazza speciale? «Sì», afferma la postulatrice della Causa di Canonizzazione, suor Maria Caterina Einaudi, «perché fin dall’inizio, dopo la sua morte, c’è stata fama di santità. E la santità non si inventa, la crea solo Dio».

La vita di Maria Orsola divenne negli anni esempio per tanti, in Italia e all’estero, come ricorderà proprio a Vallo nel 1993 l’Arcivescovo di Praga Miloslav Vlk, come pure i vescovi di Taipei e Baghdad. Ma soprattutto un esempio per la gente comune (300 mila persone passate a Vallo dal 1967 a oggi), i ragazzi che si sono preparati ai sacramenti in incontri e campiscuola sull’esempio e sugli scritti di una sedicenne che papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 1988, allo stadio di Torino, additò a sessantamila giovani come modello: «accettò di fare della sua vita un dono». La causa di beatificazione ha portato il 18 marzo 2015 alla promulgazione da parte della Congregazione delle Cause dei Santi del «Decretum super virtutibus», la venerabilità per virtù vissute «in modo eroico, in una vita ordinaria ed imitabile». La corsa di Maria Orsola non finì con la tragedia. Lo sintetizzò bene il cardinal Severino Poletto nel 2004 nella Messa per la traslazione della salma nella chiesa parrocchiale: «Pur essendo attorno a una bara, qui non c’è la morte, ma il trionfo della vita!».
Quella di domenica 12 luglio a Vallo, non sarà una commemorazione. Maria Orsola vive oggi in tanti giovani. A partire dalle 15.30 diretta streaming YouTube all’indirizzo https://youtu.be/o0-QEqfJ88U. L’evento partirà dal centro parrocchiale di Vallo; nella scaletta del pomeriggio di domenica, filmati, interviste – anche ai genitori di Maria Orsola, Luigina e Umberto – testimonianze dall’Italia e dall’estero e la partecipazione in diretta da Loppiano dei complessi internazionali Gen Rosso e Gen Verde. Domenica mattina, alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Vallo, la messa nel cinquantesimo anniversario con don Luca Ramello, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi, all’altare insieme a monsignor Vincenzo Chiarle.

IL LEGAME CON MONS. LIVIO MARITANO

di Pier Giuseppe Accornero

Quando, cinquant’anni fa, domenica 12 luglio 1970, Vallo Torinese accolse la salma di Maria Orsola Bussone, morta accidentalmente il 10 luglio per una scarica dell’asciugacapelli in campeggio a Ca’ Savio (Venezia) con i giovani della sua parrocchia, il cronista notò che «il paese sembrava trasformato in un santuario» e mons. Livio Maritano, vescovo ausiliare di Torino, che la conosceva bene, sale a Vallo per ringraziarla «di tutto il bene che aveva fatto a molte parrocchie e comunità della diocesi. Ho pregato e ho affidato a Dio i partecipanti al funerale, i giovani che l’avevano conosciuta: interceda per loro e aiuti la comunità di Vallo ad andare avanti». In una lettera a mons. Maritano, la ragazzina aveva scritto: «Siamo membra del Corpo mistico e quindi sentiamo la responsabilità di fare bene tutta la nostra parte per progredire spiritualmente: se progrediamo noi, si arricchisce la nostra parrocchia, la diocesi e con essa la Chiesa».

Vescovo di Acqui per 21 anni (1979-2000), mons. Maritano il 1° giugno 2003 partecipa al 30° di fondazione del «Centro parrocchiale Maria Orsola Bussone». Annota il cronista: «Mons. Maritano sin dall’inizio sostenne quest’opera, aperta alla missionarietà semplice e concreta di una piccola comunità parrocchiale posta alle pendici delle Prealpi piemontesi». Il vescovo chiarisce: «Mi ha colpito come tutto sia armonico, non ci siano dei vuoti in questa comunità: ai diversi livelli c’è una presenza; non solo anziani o solo bambini, e questo è un grande dono di Dio. Un motivo in più per ringraziare e incoraggiare tutti a fare questa esperienza di comunione tra le varie generazioni, in modo che il messaggio che è per tutti gli uomini, per tutte le età, in tutte le culture e civiltà, possa essere raccolto da molti».

Maria Orsola Bussone nasce a Vallo Torinese il 2 ottobre 1954, da una famiglia normale: il papà ha un’officina di riparazione auto e la madre è sarta. Frequenta la scuola materna di Monasterolo, tenuta dalle suore del Cottolengo. Ricorda suor Rina: «Era una bambina eccezionale, gentile, educata con i compagni e con noi. Mai una pa­rola sgarbata a qualcuno. La superiora diceva che quella bambina non era di questo mondo. Pregare era il suo pane. Aveva un tratto che attirava simpatia. In vent’anni che ho tenuto l’asilo non ne ho trovata un’altra come lei». A Maria Orsola – venerabile da 2015 – è intitolata un reparto con una trentina di disabili. Era affezionata alla «Piccola Casa»: trascorreva il pomeriggio di alcune domeniche in momenti ricreativi per gli ospiti.

A 7 anni la prima Comunione; a 11 la Cresima durante le medie all’«Istit­uto Albert» di Lanzo Tor­inese, tenuto dalle Suore Albertine. Fin dalla infanzia partecipa alle attività della parrocchia. Conosce la spiritualità del Movimento dei Focolari e, con un gruppo di Vallo guidato dal parroco don Vincenzo Chiarle, partecipa a un incontro a Rocca di Papa (Roma): «Ho capito che la chiave della gioia è la croce e mi sono decisa di fare veramente la scelta di Dio: essere pronta ad amarlo sempre, specialmente nella sofferenza. Voglio amare, amare, amare sem­pre, per prima, senza aspettarmi nulla; voglio la­sciarmi adoperare da Dio come vuole lui, e voglio far la mia parte perché quella è l’unica cosa che vale nella vita e perché tutti i giovani conosca­no che cos’è la vera felicità e amino Dio». Il 3 aprile 1968 scrive a Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini: «Di fronte alle difficoltà ho capito che la chiave della gioia è la croce, Gesù abbandonato. Le sofferenze non erano inutili, infatti le ho offerte per le Gen, per la Chiesa, per te». Intende ispirare la vita all’amore incondizionato verso tutti lasciando che «Dio mi usi come vuole perché questa è l’unica cosa che meriti nella nostra vita».

Nel 1968, in piena contestazione giovanile, annota sul diario: «Gesù in mezzo è veramente potente, ti aiu­ta a superare ogni difficoltà e ti dà la gioia, la pace e la serenità. Non siamo noi a renderci felici a vi­cenda, ma Gesù che generiamo in mezzo a noi se ci amiamo scambievolmente. Ho trovato una persona come mo­dello: Maria, che consumò la sua vita per Dio. Anch’io vorrei essere come lei, paziente, perseve­rante, povera per portare Dio agli altri, perché Gesù è morto in croce non solo per noi ma per tutti». Il 21 ottobre 1968, suo onomastico: «Come sono contenta! Che bella la vi­ta! W la vita! Dai Maria, vai avanti. Se arrivano le difficoltà, bene! Grazie Gesù, amale e buttati. Sì, Dio è amo­re! Cercherò di vestirmi e di essere bella per Dio. Questa sì che è vita! W la vita!».

Il 21 luglio 1969: «Vedere Gesù negli altri. Dare Dio agli altri. Fare la volontà di Dio: per essere cristiana, per modificare il mio carattere». Il 18 giugno 1970, 22 giorni prima della morte, scrive a un ragazzo: «Dio mi ha fatto capire una cosa sola, ma molto importante: che solo Lui, Lui solo vale! E Lui l’unica nostra salvezza, è Lui la gioia, la libertà che cerchiamo. Andare sovente a rice­verlo, in modo di avere la forza di testi­moniarlo agli altri».

La 16enne che ama suonare la chitarra e cantare, muore accidentalmente il 10 luglio 1970 per una scarica elettrica in campeggio a Ca’ Savio (Venezia). Il 3 settembre 1988 sera Giovanni Paolo II, durante la visita nel centenario della morte di don Giovanni Bosco, ne parla ai giovani nello stadio di Torino: «Voi citate Maria Orsola, che confidava al suo parroco: “Sarei disposta a dare la vita perché i giovani capiscano quanto è bello amare Dio”. E Dio a 16 anni la prese in parola. In questa vostra compagna vi è più che una difesa: vi è la scelta di lasciarsi innamorare in termini assoluti facendo riferimento a Dio stesso, accettando di fare della propria vita un dono, non un possesso egoistico. Amare da cristiani è questo miracolo: fare perno su Dio attraverso la persona di Cristo e donarsi agli altri in atteggiamento di disponibilità, di accoglienza, di aiuto. Amando sul serio, acquisterete l’intelligenza e la cultura dell’amore, la correttezza nel vedere le esigenze e la concretezza del donarsi». Il 26 maggio 1996 il cardinale arcivescovo di Torino Giovanni Saldarini apre la fase diocesana del processo di beatificazione. Il 18 marzo 2015 Papa Francesco autorizza il decreto sull’eroicità delle virtù e Maria Orsola diventa «venerabile».

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