Via Crucis, a Torino portano la croce le comunità di immigrati

Venerdì Santo – Nella tradizionale Via Crucis in centro città mons. Nosiglia, che si appresta nei prossimi mesi a visitare le comunità etniche torinesi, ha sottolineato “come gli immigrati debbano essere considerati una risorsa che va valorizzata in una Torino che può diventare modello di integrazione umana, culturale e sociale”

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Pubblichiamo la meditazione che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha tenuto al termine della tradizionale Via Crucis che è sfilata la sera del Venerdì Santo dal santuario della Consolata alla Cattedrale passando per le vie del centro storico. 

Nella strada verso il calvario ci dice la tradizione che Gesù è stato aiutato da un uomo di Cirene che viene obbligato a portare la croce. Il cireneo aiuta Gesù a camminare verso la sua meta pasquale. Credo cari fratelli e sorelle che anche oggi Gesù abbia bisogno per continuare a camminare con gli uomini peccatori, che necessitano di essere salvati, con l’aiuto di qualcuno che si fa carico  a volte anche per forza ma con gioia e responsabilità di portare la sua croce su di sé. Questo qualcuno è chiunque soffre come lui, è rifiutato  come lui, emarginato e succube del peso della ingiustizia o della violenza degli altri. Costoro sono i nostri fratelli e sorelle poveri costretti a portare la croce del Signore nella loro carne e nella loro vita: questa sera l’hanno anche portata materialmente e spiritualmente alcuni membri delle comunità etniche di immigrati in rappresentanza di tanti altri loro connazionali o no, cristiani o no, senza dimora e  poveri  che portano la croce ogni giorno. Per questo Cristo li ama e li  predilige dichiarandoli Beati.

Mi è stato chiesto in questi giorno se gli immigrati sono un problema per Torino, ho risposto dicendo che non solo non sono un problema, ma una risorsa che va valorizzata per condividere insieme con loro e con tutti i poveri il cammino comune di una città che vuole essere modello nel nostro Paese di integrazione umana, culturale e sociale ma anche spirituale di ogni suo cittadino.

Farò  tra poco nei mesi successivi la visita pastorale alle comunità etniche per richiamare loro e le nostre parrocchie, ma anche l’intera città a condividere insieme uniti e solidali  questo cammino fondato sul rispetto e l’accoglienza di tutti riconoscendo le loro tradizioni e adoperandosi perché abbiano una piena cittadinanza a cominciare dai bambini nel nostro  Paese.

Desidero ringraziare dunque questi nostri amici e ringrazio anche quanti li aiutano a portare la croce della sofferenza  e dell’emarginazione. Essi sono veri Cirenei della storia del nostro tempo e della nostra città. Quanta gente che  ha assistito al passaggio di Gesù sulla via del calvario, lo ha deriso e oltraggiato, o forse sono rimasti muti spettatori di uno spettacolo che non li riguardava. Quanta gente oggi fa lo stesso e vedendo passare accanto la croce di Cristo nella vita di persone povere e sofferenti si comporta con indifferenza o peggio con critiche severe e rifiuti. La via crucis di Gesù si ripete anche oggi e da sempre perché essa è lo specchio fedele della società e più una società è ricca, sazia di beni, gaudente e più la via crucis disturba o viene considerata un puro spettacolo che non incide nelle coscienze e nel vissuto concreto delle persone e della città.

Noi non abbiamo voluto dare spettacolo questa sera, ma richiamare alle nostre coscienze di credenti e ad ogni cittadino, a quanti operano nel volontariato sociale, alle istituzioni e ad ogni persona di buona volontà, la necessità di prendere sul serio  la via crucis  di tanti fratelli e sorelle, qui a Torino dove la Santa Sindone ce ne ricorda sempre il fine  e ce ne mostra il risultato storico e concreto nel corpo e nel volto tumefatti del crocifisso.

Sì cari amici il grande privilegio di conservare la santa Sindone sia per la nostra città lo sprone per aiutare Cristo a portare la croce del dolore e della povertà di tanti che vivono tra noi e di quel volto  sofferente che è un segno visibile che continua a inquietare il nostro cuore e a stimolare il nostro amore con gesti di accoglienza,di condivisione, di prossimità, di giustizia ed equità perché nessuno sia privato di ciò che gli spetta e di cui ha bisogno.Torino deve dunque eccellere nella accoglienza  e servizio ai poveri e questa è la sua gloria, questo è il suo orgoglio tra le genti che nel mondo intero ne esaltano i santi e Beati della carità  che ne hanno segnato profondamente la storia e tutt’oggi rappresentano per tutti una luce non opaca,ma luminosa da seguire e accendere con convinzione e impegno. Maria Consolata  ci guidi sulla via della fede e dell’amore incondizionato a Cristo perché la gioia del suo Vangelo risuoni nei nostri cuori e sorregga la nostra coerente testimonianza

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

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