La Chiesa torinese mette al centro le vocazioni

Puntare all’essenziale – L’orientamento dei giovani alle grandi scelte della vita e al servizio nella Chiesa sarà il tema dell’Anno pastorale 2018-2019. Nuove indicazioni dall’Assemblea Diocesana che si è chiusa l’8 giugno

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«Vieni e seguimi». La chiamata dei primi discepoli, questo sarà il tema, il filo rosso che accompagnerà tutto il prossimo anno pastorale. Lo ha annunciato mons. Nosiglia chiudendo venerdì 8 giugno l’assemblea diocesana (la prima sessione si era tenuta il 26 maggio) «Dammi un  cuore che ascolta». Un invito e una sequela da non approfondire per compartimenti stagni, ma su cui convergere in ogni azione pastorale, perché saranno le vocazioni e il discernimento che anzitutto i giovani sono chiamati a compiere affacciandosi alla vita adulta il cuore dell’impegno della nostra Chiesa nel nuovo anno. Ed ecco che per favorire il coinvolgimento, il confronto e avviare un «lavoro unitario» raccogliendo stimoli, proposte e analisi dei giovani stessi e di chi li accompagna l’assemblea aveva previsto nella prima sessione la realizzazione di tavoli di lavoro ripartiti su 4 aree volte ad approfondire il concetto di vocazione, la capacità generativa delle comunità, le azioni pastorali e il discernimento. Quattro aree di cui l’8 giugno si è anzitutto proposta una sintesi (tutti i contributi emersi per ogni area sono consultabili sul sito diocesano). Sintesi con parole ricorrenti come preghiera, accompagnamento, testimonianza, ascolto. Parole riprese nell’ampia riflessione proposta da mons. Nico Dal Molin, già direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni dal titolo evocativo «Dallo spirito del timore allo spirito dell’amore». Una carrellata di citazioni, suggestioni per ribadire la necessità di non scoraggiarsi, ma di investire, di farsi compagni di cammino di giovani che non sono insensibili o vuoti ma che guidati, ascoltati sostenuti possono cogliere la bellezza del progetto di Dio sulle loro vite.

«L’ascolto», ha ricordato mons. Dal Molin, «è la chiave determinante di ogni cammino», occorre viverlo pensando che «tutte le pastorali devono assumere un’anima vocazionale. Un’anima che non sono ‘cose’ da fare ma respiro, affidamento allo Spirito, capacità di andare oltre il nostro modo di pensare per abitare il futuro». Ascolto che  sostiene contro le paure, che alimenta il desiderio e la capacità di «sognare la propria vita con gli occhi di Dio». Desiderio e sogno, altri termini sottolineati da mons, Dal Molin come propri dei giovani e quindi da «abitare» riempiendoli del senso che la vocazione offre, contrastando le paure.

«I timori sono le nostre resistenze all’amore che ci fa entrare a quella logica del dono che oggi appare carente nella nostra società». «Essere compagni di viaggio significa condividere il pane, essere compartecipi dello stesso pane, non è solo affiancarsi»: è dunque una dimensione da sviluppare e su cui investire è quella della relazione che coinvolge e interpella le «alleanze educative», che sfugge alle logiche dell’efficienza, che umanizza le nostre comunità, che contrasta la società dell’anonimato.

Un anonimato che proprio nel dibattito che è seguito alla relazione di mons, Dal Molin è stato richiamato con il ribadire l’importanza di «fissarsi sui volti». Non teorie, ma sguardi di giovani da «attrarre», da intercettare avvicinandoli anche a quei cuori pulsanti di cui è ricca la nostra diocesi quali sono i monasteri, luoghi di discernimento, preghiera, ascolto…

Ed  è sulla preghiera che l’intervento conclusivo dell’Arcivescovo è tornato più volte come via concreta per mettere al centro il tema vocazionale.

«Bisogna attrezzare anche nei nostri oratori e nelle altre strutture di accoglienza dei ragazzi e giovani uno spazio dove si può, sia sul piano personale che comunitario, soffermarsi a pregare; uno spazio semplice, secondo l’invito di Gesù: quando preghi, entra nella tua cameretta… e prega il Padre tuo nel silenzio; allora il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ascolterà». E ancora nell’ambito della Visita pastorale si istituirà una «una Veglia di preghiera a sfondo vocazionale, organizzata dai giovani e gestita da loro con la partecipazione di un seminarista, di una novizia di un Istituto religioso e di una coppia di fidanzati». Anche la  Giornata mondiale per le vocazioni in tutte le Up andrà vissuta  «con una previa Veglia, promossa dai giovani e dalle realtà ministeriali, religiose e familiari, associative, del territorio». Altre modalità d’azione potranno essere la creazione una cabina di regia attenta alla dimensione vocazionale,  l’organizzazione di  settimane vocazionali e l’attuazione «nell’arco di quest’anno pastorale, di una sezione specifica della pastorale giovanile rivolta esplicitamente e concretamente agli adolescenti, che affronti in modi e forme appropriate alla loro età il discorso vocazionale, con iniziative e momenti anche di concrete esperienze di servizio, quale base portante per vivere la propria vocazione nella Chiesa e nel proprio ambiente di vita».

 

 

 

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